Farewell.

Quando 404: file not found è nato, il 20 gennaio 2010, gli studenti in piazza erano ancora milioni, Lou Reed e David Bowie erano vivi, i blog letterari erano pochissimi.

Poi il mondo è cambiato, e siamo cambiati anche noi. Le condizioni di tutti quelli che hanno partecipato a questo percorso – chi era qui fin dall’inizio, chi ci ha accompagnato per un po’, chi è entrato, chi infine è rimasto – sono mutate e si sono diversificate.
Eravamo studenti, vivevamo nella stessa città (Siena), praticavamo una vita intellettuale e politica comune. Le riunioni di redazione erano pranzi a mensa; la redazione stessa era un angolo rumoroso della nostra biblioteca. Non ci siamo dati una linea, a monte (e di questa omissione abbiamo fatto agli inizi una sorta di manifesto), perché per un po’ la migliore risposta alla domanda su che cosa fosse 404 era in definitiva seguirne le trasformazioni, molte delle quali giungevano inattese anche a noi. Per lungo tempo, insomma, 404 è stato la proiezione di quel continuo insistito confronto su ciò che si è, e soprattutto su ciò che si diventa, che è l’essenza di molte vite universitarie – o perlomeno delle nostre.

Ora, il 5 giugno 2017, il principale tratto che ci accomuna inizia con una negazione: non siamo più studenti. Siamo precari, chi più chi meno, viviamo sparsi in cinque diverse nazioni e otto città, e le nostre priorità (siano dettate da costrizioni o desideri) si sono differenziate.
Non che questa diversità sia necessariamente un male. Lo scopo di 404, da principio, è stato quello di incorporare una pluralità di idee fondamentalmente irriducibile; e d’altra parte, se come nome del blog scegli una pagina di errore, sei disposto più di altri a sbattere addosso a delle contraddizioni. Alla diversità, insomma, eravamo preparati.
E però, come a volte succede, a questa si è affiancata una frammentazione sempre più forte: scadenze pressanti, orari lavorativi rigidi, o al contrario, fin troppo fluidi, hanno progressivamente intaccato la nostra capacità di partecipare tempestivamente al dibattito critico. Per seguire le nuove uscite, selezionare quelle più valide, e proporre analisi occorrono condizioni materiali precise – entrate economiche fisse e tempo libero da dedicare – che da qualche anno non possediamo più.
Tutto ciò si riflette nel reclutamento di nuovi collaboratori. Se un tempo questi erano per lo più coetanei tra i 20 e i 25 anni conosciuti nelle aule universitarie, oggi sono spesso quasi trentenni conosciuti attraverso il lavoro e che, al soldo di una maggiore competenza maturata negli anni, si trovano, come noi, con minore disponibilità da dedicare al blog. Molti preferiscono – come è giusto – impiegare il tempo a disposizione per aggiungere tasselli a un CV che deve essere sempre più competitivo, preferendo quindi pubblicare su riviste di settore, blog con maggiore visibilità, o testate paganti.

A queste difficoltà 404 ha provato a opporre diverse strategie di resistenza. Ci abbiamo provato strenuamente, riuscendoci, fino a che ci è stato possibile. Adesso non lo è più.

E quindi eccoci qua. Dopo sette anni e mezzo, caliamo il sipario.
404: file not found chiude. Non è una scelta facile, come potete immaginare, ma è una scelta inevitabile.

Abbiamo pubblicato 1071 articoli di quasi 200 persone diverse, ideato e realizzato un ebook, progettato quattro focus (di cui uno è diventato un libro), organizzato e animato decine di presentazioni. Abbiamo partecipato a Festival e dibattiti pubblici, favorito dialoghi e conoscenze. Abbiamo scritto recensioni collettive. Siamo apparsi su quotidiani e riviste.
Insomma abbiamo fatto cultura, in maniera collettiva e militante.
Siamo grati a tutti quelli che in questi sette anni ci hanno seguito, letto, incoraggiato e coinvolto in varie iniziative, tutti quelli che hanno collaborato con articoli o sono stati per qualche anno parte della redazione.
Naturalmente l’archivio degli articoli resterà aperto online.

Prima del congedo definitivo, fateci guardare indietro un’ultima volta. Il futuro è ignoto, ma il passato è qui e risplende del chiarore di uno schermo.
Nessuna realtà come la nostra, senza finanziamenti o strutture alle spalle, è durata su internet così a lungo e con così tanta credibilità. È qualcosa di cui andremo sempre fieri.

In Finale di partita, Nagg racconta questa barzelletta. Un tizio va da un sarto a farsi prendere le misure per un paio di pantaloni a righe. Il sarto dice che saranno pronti fra quattro giorni. Il tizio torna, puntuale, e il sarto dice che purtroppo ha sbagliato il fondo, e che dovrà tornare tra otto giorni. Otto giorni dopo, stessa scena. Il sarto dice che stavolta ha sbagliato il cavallo, saranno pronti tra dieci giorni. Dieci giorni dopo, l’apertura è venuta male. E così via. Ogni volta che il tizio torna dal sarto, il sarto ha una scusa nuova e gli dice di ritornare. Finché il giorno di Pasqua il tizio sbotta: «Maledizione, Sir! No, davvero, è un’indecenza! In sei giorni, capisce, in sei giorni Dio ha fatto il mondo. Sissignore, proprio così, signore, il MONDO! E lei, lei non è stato buono manco a fare un paio di pantaloni in tre mesi!»
«Ma Milord! Ma Milord!», dice il sarto, «guardi il mondo… e poi guardi i miei pantaloni!».

In sette anni, abbiamo cucito, strappato e rammendato questi pantaloni in ogni modo possibile. Il mondo, lì fuori, fa ancora essenzialmente schifo; e il nostro desiderio di aggiustarlo non può dirsi esaurito.
Come scrisse (con fin troppo affetto) Nicola Lagioia, già due anni fa:
«…Questi ragazzi arrivarono a Siena da ogni angolo d’Italia, […] si sono prima laureati con la brillantezza di un Vattimo o un Eco di cinquant’anni prima (o un Siti di trent’anni prima) e poi hanno dovuto capire quanto ingrato e ingeneroso fosse intanto diventato il paese di cui hanno la cittadinanza. Che la loro fame trovi grassi polpacci da addentare»

Affiliamo gli incisivi. Oggi, domani, e per i prossimi 404 anni a venire.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. vhreccia ha detto:

    Grazie di tutto ragazzi, è stato bello davvero

  2. cristina ha detto:

    Vi seguo da tempo e mi avete regalato tanto. Grazie di cuore. Mi mancherete

  3. Lorenzo Marchese ha detto:

    Mi spiace molto. Grazie di tutto

  4. Nicola De Paola ha detto:

    Ad maiora. ;-)

  5. Francesca ha detto:

    …È davvero un peccato!!!

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