La levità della disperazione. Su Albedo di Sergio Nelli

– Ilaria Giannini –

David ha trentun anni, un lavoro precario in una casa editrice e un problema con l’alcol: non si ubriaca tutte le sere ma a volte beve senza riuscire a fermarsi. Neppure dopo il primo capitombolo, come lo definisce lui, è riuscito a regolarsi: in quel caso l’hanno soccorso la vicina di casa e la sorella ma la seconda volta non c’era nessuno a salvarlo dal coma etilico. È così che decide di mettere in pausa tutta la sua vita fiorentina – le scorribande in periferia sulle tracce delle opere lasciate dal padre architetto e gli amici, con le loro velleità artistiche e le uscite seriali nei bar e nelle trattorie, sempre gli stessi – per ricoverarsi all’Albedo, una comunità di recupero sull’Appennino pistoiese. Qui tra cessi da pulire, pastasciutte con troppo aglio e dormitori stantii, David si ritrova costretto a cercare per lo meno di dare un nome a quel vago malessere di vivere che gli è cresciuto dentro: depressione, disturbo bipolare, attacco di panico o semplicemente bisogno saltuario di svuotare il bicchiere e i pensieri, fino in fondo, dove non c’è più nessun dolore da provare.

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Tra i sopravvissuti dell’Albedo David si avvicina a Marta, segnata come lui da un incidente stradale e un lutto prematuro. Se riesumare le radici della sofferenza non basta ad estirparla tenersi per mano può incredibilmente avere ancora un significato, come se l’amore fosse una sorgente scintillante e si potesse brillare della sua luce riflessa: del resto l’albedo è proprio la capacità di un corpo celeste di riflettere la radiazione luminosa.

Che penserebbe Marta se si accorgesse che nei momenti in cui sono distratto, se non parlo, se non lavoro, se non vomito, se non leggo o disegno o scrivo, se non faccio all’amore, sto male?

Con una inaspettata levità Sergio Nelli mette in scena lo spaesamento di fronte non solo al dolore e alla dipendenza ma all’esistenza stessa, un puzzle difficile da ricomporre quando viene meno la capacità di immaginare un disegno complessivo. A David manca quella forza di spingere le proprie ambizioni e se stessi nel mondo incarnata dagli amici di Firenze, aspiranti artisti, con cui condivide non solo le notti alcoliche ma i medesimi sogni, quelli che appartengono all’esercito di scrittori, pittori e attori – «migliaia e migliaia e migliaia, destinati all’oblio» – di una generazione che fatica a diventare adulta.

William Turner; Light and Colour (Goethe’s Theory) – the Morning after the Deluge – Moses Writing the Book of Genesis; via Tate

Eppure non c’è disperazione nello sguardo con cui Nelli racconta la realtà vista dagli occhi del suo protagonista: la distanza tra David e la vita diventa un’amarezza struggente, un problema con la cui gravità è quasi impossibile avere un confronto, come se lo spettro dei disturbi mentali si materializzasse solo evocandolo.
Allora la salvezza si scopre non tanto nella possibilità dell’amore, quanto nella capacità di recuperare quel «lumicino di fiducia e di speranza» con cui affrontare i giorni, uno dopo l’altro, quella «aspettativa sacra di bene» che le disgrazie possono spegnere dentro di noi: la forza di abbracciarsi e promettersi a vicenda che andrà tutto bene, anche se non c’è modo di saperlo, proteggersi insieme da ogni male.

Eppure anche qui, in questa montagna dove forse un centinaio di anni fa si allevavano animali, si sente a volte un mondo antico, ciclico, primitivo. Nell’erba e nelle piante, nell’ape che ronza intorno al fiore, nell’odore di terra, nelle grida degli uccelli, nelle linee delle montagne, nelle grandiose nuvole che si alzano fin dove a non guardiamo più. E a volte ti vengono i brividi perché senti l’universo e lo puoi immaginare, e la bellezza ti sorprende più del male e ti ricordi che siamo solo noi a parlare della vita.


Ilaria Giannini è giornalista e scrittrice. Nata a Pietrasanta, vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato due romanzi, I provinciali (Gaffi) e Facciamo finta che sia per sempre (Intermezzi). Insieme a Federico di Vita ha scritto I treni non esplodono (Piano B) sulla Strage ferroviaria di Viareggio.

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