[Quella Brutta China] Una sequenza di Blankets

 – Dario Compagno –

Blankets è un romanzo grafico di Craig Thompson del 2003 celebrato dalla critica. Si tratta di un racconto autobiografico che ruota attorno all’adolescenza dell’autore e a una storia d’amore a luci tenui. Quella che segue è una lettura ravvicinata (close reading) di sei tavole consecutive (pp. 432-437) realizzata con uno sguardo semiotico. Nelle tavole assistiamo al climax della storia: il protagonista si addormenta accanto alla sua innamorata. Thompson ha detto che proprio l’idea di raccontare come ci si sente a dormire accanto a qualcuno per la prima volta è all’origine dell’opera. Possiamo quindi legittimamente ritenere che queste tavole siano state particolarmente studiate. E in effetti meritano una lettura attenta: si tratta di un percorso delicatissimo dalla veglia al sonno. Barthes in S/Z (1970) invita a spezzare il flusso dei racconti per guardare oltre la loro leggibilità immediata. Le nostre lessie, zone in cui è possibile osservare il senso nel suo farsi, sono le singole vignette.

Addormentarsi (tavole 1 e 2)

Il nostro frammento di racconto comincia con Raina già addormentata. Nella prima vignetta vediamo Craig decisamente sveglio, quasi inquieto. Tanti i tratti che li distinguono. La testa inclinata nel verso opposto alla ragazza. Lui scoperto, lei coperta, dalle blankets che danno il titolo al fumetto e che si trasfigureranno, alla fine di questa sequenza, nel loro sentimento e in un sogno. Lui indossa pantaloni a quadri bianchi su una coperta nera (contrasto poco entusiasmante), la coperta di lei è un patchwork. Il corpo di lui la cerca, ma la testa è altrove. Ciò è reso graficamente, lui non ha come sfondo il letto ma il muro della stanza di lei, scuro e pieno di riquadri: fotografie, ricordi, pensieri – non suoi – che rendono visibile un rimuginare. Non ci sono parole. Craig sarà sempre a sinistra e Raina a destra, vediamo le scene sempre con gli occhi di lui.

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Craig si è voltato verso Raina, ha la testa sul cuscino. Il muro sullo sfondo con le sue immagini è scomparso, vediamo così un pensare più focalizzato: “I realized that I didn’t want to be anywhere else”. “I realized” ha un’aspettualità risolutiva ed è una forma intensa di pensiero. Non c’è sensazione ma riflessione, decisione. L’enunciato è freddo a dispetto del suo contenuto.

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Craig, solo. Ritornano le fotografie sullo sfondo, il monologo interiore non si arresta. L’inclinazione del muro segue i suoi movimenti, non abbiamo dubbi che il muro e le foto siano dentro oltre che fuori. Craig è ancora preso dai suoi pensieri, tutto fuorché rilassato e pronto a ricevere. Eppure comincia a coprirsi, con quella sua coperta nera che avvolge un corpo troppo bianco, troppo magro. Anche la fattura di questo corpo ci dice una debolezza emotiva. “For once, I was more than content of being where I was”. Ancora consapevolezza di essere da qualche parte, ancora autovalutazione, tutta testa. Però le mani sono in evidenza, Craig tocca la coperta e la notiamo per la prima volta densa, molto diversa dal cuscino chiaro e decorato indietro. Diversa anche dal muro: segue delle curve morbide (a linee spesse, marcate), il muro è quadrettato da foto spigolose (linee sottili, non marcate). È una materia non facile ma modellabile, è materiale per formare un’esperienza.

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Silenzio. Craig guarda Raina, come nella seconda vignetta, ma stavolta è più vicino, comincia a prendere coraggio (il coraggio di lasciarsi trasportare dalla situazione e dalla sensazione). I due corpi sono comunque distinti e separati da una spessa linea nera. Lui ha gli occhi aperti, lei chiusi. La coperta di Raina è in primo piano, ricca di esperienze diverse, armoniosa nella composizione, unica. Le coperte dei due dovranno fondersi – il contrasto smaccato è già un annuncio – e anticipano quel che accadrà a Craig alla fine del percorso in cui si è addentrato.

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L’avvicinamento graduale di Craig a Raina è adesso inquadrato a sinistra da una cornice nera, spessa (primo piano marcato, piena soggettiva). Vediamo sullo sfondo la fantasia leggera del cuscino: è l’attenzione di Craig, che dagli occhi sbarrati si dirige da tutte le parti. “But I couldn’t sleep”, sintesi delle vignette fin qui, in forte contrasto con la vignetta a destra. La cornice scompare, come il cuscino con la sua fantasia di distrazioni. Gli occhi si socchiudono: “So I listened”. Tutto scompare, finalmente non restano che Craig e Raina. L’effetto plastico del nuovo sfondo è forte, ne diveniamo subito consapevoli se le applichiamo lo sfondo della vignetta di sinistra.

5

Il passaggio da una tavola all’altra è gestito da una rima plastica (ABBA): sfondo nero, bianco, bianco, nero. La ripetizione non è identica: il quadro si allarga progressivamente. Nella parte superiore della seconda tavola c’è ancora una cornice, un’inquadratura bianca decentrata su uno sfondo vuoto. Nella parte inferiore il corpo di Raina occupa tutto. Non ci sono più oggetti. In compenso si colgono delle trasformazioni semantiche. Da a a b si passa dalla vista (occhi sbarrati) all’udito (occhi socchiusi), da un’attitudine tesa a una più rilassata.

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Ascoltare può avere o meno un oggetto. In b non ce l’ha ancora, è un ascolto senza oggetto, in c trova un oggetto sonoro, il respiro di Raina. L’ascoltare si focalizza. Da c a d l’oggetto sonoro cambia: il respiro localizzato, inquadrato dalla cornice, singolare, lascia spazio al battito del cuore non localizzato, non inquadrato, molteplice. Il respiro è esterno, il battito interno. Un respiro è un dettaglio che si può afferrare; un battito è invece un’esperienza globale, nascosta e indistinta ma che dà l’impressione di larghezza, sembra confondersi con la totalità della stanza e dell’udibile. L’esperienza uditiva si decomprime e si amplia (questo ampliamento è raffigurato dall’allargamento della cornice). Nella parte superiore della tavola, Raina è disegnata in modo realistico, le vediamo (Craig le vede) i tratti del volto e i capelli. In basso il corpo è nascosto dalle coperte, possiamo solo immaginarlo. Il soffio e il battito sono fatti di materie grafiche e semantiche diverse. Linee intrecciate, decorate e rifinite per il primo; cerchi bicromi, accennati e accavallati per il secondo. Sono i primi due ingredienti del patchwork che sarà il sonno di Craig.

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Ritmo plastico e percorso sensoriale (tavole 2 a 5)

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È l’ascolto che trasporta Craig nel sonno. Viviamo un percorso di suoni e sensazioni. Gli ingredienti sonori ci sono offerti uno per tavola, ma i nuovi non cancellano i precedenti. Si giustappongono piuttosto, sulla parte superiore delle tavole, camminiamo tenendo memoria del cammino.

1

 “I heard Raina breathing–” Primo il respiro, ben definito, su cui ci si può concentrare e ancorare (“I heard”).

1 – 2

“–and beneath that her heart beating–” Secondo il battito del cuore, diffuso e molteplice, ci sposta dal volto visibile al corpo nascosto ma ancora reale. Soggettiva propria. Il battito è nascosto dal respiro (“beneath”), raggiungerlo richiede uno sforzo ed è dunque già un’azione. Serie di allitterazioni (ABAB): “heard”, “breathing”, “heart”, “beating”. Il linguaggio si offre come ulteriore strumento per l’ascolto: Thompson utilizza insieme la componente plastica e figurale dell’immagine e della parola.

1, 2 – 3

“–and beyond that the gentle murmur of spirits in the room.” Terzo un suono immaginario, il mormorio di spiriti. Questi hanno forma quasi umana e soprattutto lunghe e dettagliate code sonore. Suoni appena udibili e gentili (“gentle murmur”) ma complessi e armonici (la fattura delle code). La mente di Craig non è più sotto le coperte ma in giro per la stanza. Il focus continua ad allargarsi e si allontana dal letto. Graficamente gli spiriti coprono i muri e le loro fotografie, ci allontanano da un passato reale che non ci appartiene (la vita estranea e complicata di Raina) verso un presente sfocato e piacevole. Il suono degli spiriti è oltre (“beyond”) i suoni ordinari. Per coglierlo bisogna passare dalla veglia a uno stato di percezione differente. Soggettiva irreale. Siamo sulla soglia incerta tra l’essere e il non essere svegli.

1, 2, 3 – 4

“I even thought I could hear the snow falling outside.” La distinzione tra sentire e credere di sentire non ha più senso (“I even thought”). Il volto di Raina, il corpo nascosto, la stanza appena percepita, adesso quel che accade fuori dalla stanza e dalla camera (“beneath”, “beyond”, “I even thought”), progressione in un percorso dell’immaginazione. Abbiamo lasciato il corpo di Craig e vaghiamo, soggettività trascendentale, disincarnata e libera. Oggettiva irreale. La neve, una neve leggera, posandosi ci attira senza infastidire. Com’è fatta questa neve? Ha tre nature. La prima è impressionista (visibile). Sono i fiocchi bianchi di dimensione variabile sul cielo nero. La seconda natura è realista (tattile). È la coltre bianca e continua che copre case, alberi e automobili. Su questo sfondo bianco si distingue la terza natura simbolica (immaginabile). Sono i cristalli, individuali, dati a una percezione incantata, né realmente visti né sentiti. Percezione che passa infine dall’interno della stanza al suo esterno. Sono il quarto e ultimo ingredienti per coprirci.

1, 2, 3, 4 – …

“And the sounds wove into a rhythm of hushed orchestration – spiraling me into slumber” Ritmo di respiri, battito, spiriti e neve. Vediamo il ritmo attraverso la grammatica di punti e linee alla Klee e Kandinsky: linee semplici (respiri), punti semplici (battiti), linee complesse (spiriti), punti complessi (neve). E un movimento centripeto (“spiraling into”) a mescolarli. I quattro suoni sono catturati da trombe rovesciate, che amalgamano e non producono suono.

Molteplicità, unità, totalità, distinzione (tavole 5 e 6)

Dalla molteplicità all’unità, gli ingredienti vengono assorbiti da un letto che non ha più colori (persino i cuscini sono adesso completamente bianchi). La coperta di Craig è ancora nera, quella di Raina ora bianca, pronte a fondersi, come i due corpi finalmente abbracciati, entrambi con gli occhi chiusi.

Il movimento centripeto diviene subito centrifugo. Non c’è stasi né discontinuità di transizione. Le coperte sono un nuovo patchwork, che stavolta appartiene a entrambi i personaggi. Patchwork di suoni e sensazioni. È il sogno che comincia, attività produttiva e non più ricettiva della mente, che usa il vissuto diurno per creare cose nuove. Il volto di Craig è tranquillo – il suo animo è esplosivo. L’unità dei quattro ingredienti è divenuta totalità: non c’è più letto, non c’è più stanza. Le sostanze grafiche sono pure sostanze passionali.

Eppure… su questo sfondo di suoni l’assenza di un rumore futuro ci annuncia le sequenze narrative a venire. Dalla totalità indistinta una distinzione: in basso una radiosveglia staccata, in un riquadro su cui termina il percorso dello sguardo. La sua raffigurazione è realista, è l’occhio del lettore che la vede e non quello di Craig. Oggettiva propria. Dagli occhi di Craig (a sinistra) eravamo passati a uno sguardo trascendentale (frontale), adesso troviamo un corpo proprio (situato in basso oltre la cornice, dove si trova anche il nostro corpo reale). Senza inserire questa sequenza nell’intero romanzo, la radiosveglia mantiene due potenziali narrativi opposti. Può mostrare che i personaggi hanno finalmente raggiunto un punto finale, una realizzazione che permette loro di dormire fino al risveglio naturale, fuori dal tempo sociale scandito dagli orologi, oltre il rumore delle sveglie. Può anche mostrare che i due avrebbero dovuto svegliarsi (magari per non farsi scoprire, frammento tipico del discorso amoroso) e che il lieto trascorrere di una notte avrà come conseguenza un risveglio non altrettanto lieto. Se volete sapere qual è il senso giusto tra i due, leggete questo splendido libro.


Dario Compagno insegna semiotica all’Université Paris III – Sorbonne Nouvelle. Si interessa di media digitali, visualizzazione e analisi dei dati, intenzioni comunicative. Ha scritto i saggio Dezmond. Una lettura di Assassin’s Creed 2 (Unicopli 2012).

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