Meglio guastarsi il fegato che stare su una rupe: una recensione live dei cinque corti animati candidati agli Oscar 2017

– Marco Mongelli e Luca Francesco San Mauro –

techno

INTRO

[21:10:58] Levacci: un anno dopo. stesso format: vediamo di fila i cinque corti animati candidati all’Oscar, commenti arguti fra l’uno e l’altro, voti in scala 1-10, e guasconerie d’altri tempi
[21:11:37] Marco Mongelli: la chat che tutto il mondo aspetta, Ranieri in prima fila
[21:11:57] Levacci: anche perché domenica, quando pubblicheremo, non avrà altro da fare
[21:12:18] Levacci: che abbiamo fatto in quest’anno? vogliamo dirlo? abbiamo sostanzialmente visto corti animati. e basta.
[21:12:38] Marco Mongelli: ho la nausea guarda
[21:12:59] Levacci: quindi stavolta pareri tecnici, e non commenti narratologici a mascherare la pochezza delle nostre conoscenze  in materia
[21:13:30] Marco Mongelli: ci mancherebbe altro
[21:14:10] Levacci: e quindi basta premesse, il primo è Blind Vaysha di Theodore Ushev
[21:14:22] Levacci: il tizio è bulgaro, ma il corto è di produzione canadese
[21:15:04] Levacci: gentilmente offerto dal National Film Board of Canada (qui) a uso e consumo degli spettatori canadesi
[21:15:58] Marco Mongelli: oddio aspè fammi mettere sto vpn canadese
[21:17:39] Levacci: (comunque la bandiera del Canada, con la foglia d’acero sgranatissima, lì a destra dell’url, fa la sua figura. non escludo d’ora in avanti di mettere il vpn canadese anche solo per andare su facebook)
[21:19:06] Marco Mongelli: meravigliosa
[21:19:30] Levacci: Vaysha dura 8 minuti e 14 secondi
[21:19:41] Levacci: play?
[21:19:50] Marco Mongelli: aspè che qui ho dei problemi, nonostante la foglia d’acero
[21:20:07] Levacci: una volta ‘ste chat erano semplicissime
[21:20:56] Marco Mongelli: non me lo dire
[21:21:22] Marco Mongelli: risolto
[21:21:23] Marco Mongelli: play

BLIND VAYSHA

Breve sinossi:
“From the moment she was born, Vaysha was a very special girl. With her left eye she can only see into the past, and with her right she can only see the future. The past is familiar and safe, the future is sinister and threatening. The present is a blind spot”. (imdb)


[21:30:55] Marco Mongelli: allora, in estrema sintesi: disegni bellissimi, a tratti davvero splendidi. direi perfino mai visti
[21:31:05] Levacci: notevolissimi
[21:31:15] Marco Mongelli: storia che parte bene e poi si risolve in un’allegoria con domanda retorica finale
[21:31:25] Marco Mongelli: non bene, purtroppo
[21:32:04] Levacci: sì. francamente la coda mi è sembrata del tutto gratuita. ma non è nemmeno una coda, sono dieci secondi di spiegone che sembrano trasformare la storia in un’allegoria per non sapere come meglio chiudere
[21:32:43] Marco Mongelli: sì davvero: si poteva fare di molto meglio, si poteva fare qualcosa di questa storia che non fosse un apologo in trasparenza
[21:33:13] Marco Mongelli: mah, mi spiace perché francamente c’erano tutti i presupposti per un prodotto notevole
[21:33:43] Levacci: anche perché paradossalmente la potenza della storia sta proprio nella premessa ucronica data così, senza giustificazioni di sorta: la tipa ha un occhio che vede il passato e uno che vede il futuro. punto.
[21:35:06] Levacci: e da lì le conseguenze, anche tremendamente pratiche, di cosa questo voglia dire. per esempio, quando dice che la distanza temporale fra quel che vedono i suoi occhi è variabile, di poche ore a volte, di secoli altre – beh quello è davvero potente. ma proprio perché prende sul serio la premessa di partenza
[21:35:30] Marco Mongelli: sì, con quell’immagine molto bella dell’orologio
[21:35:56] Levacci: l’allegoria invece annacqua tutto: cerca di volerci convincere che chiunque è Vaysha, e produce l’unico effetto di far sparire lei
[21:36:25] Marco Mongelli: però ora, narratologia a parte, una storia la devi sviluppare: con gli abbozzi di trama e i soggetti non si fa nulla
[21:36:41] Levacci: vero
[21:37:25] Marco Mongelli: dai le premesse, mostri la vita infelice, arrivi a uno snodo (mi tolgo un occhio? quale occhio?), decidi l’impasse (entrambe le scelte non risolvono l’infelicità) e…?
[21:37:42] Levacci: però, di nuovo, visivamente è pazzesco. pensa a come i disegni si accartocciano su se stessi. la minaccia del futuro è una roba espressionista in cui non c’è praticamente più distinzione fra astratto e figurativo
[21:38:03] Levacci: nota a margine: ma quando è ambientato? perché il futuro sembra oggi
[21:39:15] Marco Mongelli: su questo: non mi pare un futuro collettivo quello che si mette in scena ma uno individuale (i singoli personaggi decrepiti o morti) e astratto (la rovina, opposta al vuoto iniziale)
[21:39:44] Marco Mongelli: è davvero tutta un’allegoria della nostra incapacità di scegliere fra due visioni delle cose
[21:39:54] Marco Mongelli: più che una distopia di alcunché
[21:40:29] Levacci: ragionevole, sì. anche perché il presente che lei non può vedere è appunto il regolare mescolamento fra elementi di novità e altri di decadimento
[21:40:32] Marco Mongelli: sui disegni: è impressionante come da una matrice visiva precisissima, l’espressionismo, venga fuori qualcosa di così originale e potente
[21:42:10] Levacci: io, a 12 minuti di distanza dalla fine della visione, non ricordo manco più se a colori o meno
[21:42:43] Marco Mongelli: eheheh, colori con contrasti da b/n
[21:43:02] Levacci: anche quello – a parte il mio rincoglionimento – fa molto
[21:43:30] Levacci: insomma non mi sento di bocciarlo categoricamente. anzi. voglio dire, se andassimo alla biblioteca nazionale canadese e distruggessimo l’ultima manciata di secondi di pellicola, ne verrebbe fuori un prodotto incompleto ma impressionante
[21:43:58] Marco Mongelli: se è un invito lo accetto
[21:44:19] Marco Mongelli: comunque non so, io vorrei dare 9+5
[21:44:37] Marco Mongelli: ma il 7 di media mi parrebbe troppo
[21:44:39] Levacci: anche io sono scisso– il che in fondo è una metafora adeguata al tipo di storia
[21:44:46] Levacci: ma non è la metafora che hanno scelto loro
[21:44:49] Levacci: direi 6.5
[21:45:00] Marco Mongelli: e sto!
[21:45:59] Levacci: e allora passiamo al secondo. bell’inizio in ogni caso. inutile dirlo, ma lo diciamo ugualmente, che una roba di questo tipo sarebbe abbastanza inconcepibile nelle categorie grosse
[21:46:09] Marco Mongelli: vero, vero
[21:46:38] Marco Mongelli: (ma è anche vero che se non tieni la narrazione per 8 minuti su 90 diventa dura…)
[21:46:16] Marco Mongelli: qual è il prossimo?
[21:46:37] Levacci: Borrowed Time di Andrew Coats and Lou Hamou-Lhadj
[21:47:18] Levacci: due parole due di contesto. loro sono due ex-Pixar. ha circolato moltissimo mesi fa, perché era disponibile per un breve periodo. poi l’hanno ritirato e noi l’abbiamo recuperato dal solito fondale dei torrent (strategia commerciale che mi lascia comunque perplesso)
[21:48:04] Marco Mongelli: mah
[21:48:10] Levacci: 6 minuti e 44 secondi. pronti?
[21:48:22] Marco Mongelli: yess

BORROWED TIME

Breve sinossi:
“A weathered Sheriff returns to the remains of an accident he has spent a lifetime trying to forget. With each step forward, the memories come flooding back. Faced with his mistake once again, he must find the strength to carry on”. (en.wiki)

[21:54:40] Levacci: ecco questo invece mi è stato proprio sulle palle
[21:54:56] Marco Mongelli: ahah madonna davvero
[21:55:16] Marco Mongelli: insopportabile
[21:55:36] Levacci: i cinque minuti più seriosi da un anno a questa parte
[21:56:27] Marco Mongelli: e pretestuosi: ma come puoi pretendere che mi affeziono ed empatizzo in cinque minuti per una storia così stereotipata?
[21:56:48] Levacci: ma il punto è che non è assolutamente nulla: cinque minuti di overdose emozionale, pigiando sul pedale dell’eccesso fino alla sostanziale improponibilità
[21:57:14] Marco Mongelli: precisamente: non è assolutamente nulla
[21:57:46] Levacci: una roba capace, contemporaneamente, di dare fondo ai meccanismi più triti che esistano, ma restando all’interno di un intreccio sul quale è letteralmente impossibile la suspension of disbelief
[21:58:05] Levacci: è una storia che hai, simultaneamente, già sentito migliaia di volte e di cui comunque non afferri niente!
[21:58:17] Marco Mongelli: c’est ça
[21:58:21] Marco Mongelli: non spenderei un minuto di più del nostro prezioso tempo di critici di corti animati.
[21:59:01] Levacci: poi vabbè (SPOILER ALERT, ma risparmiatevelo) alla scena della fucilata mi veniva da ridere
[21:59:17] Marco Mongelli: ridicola
[22:00:10] Levacci: vogliamo dire qualcosa sui disegni? secondo me no, anche perché i nasi lunghi da cowboy intristiti e lo stesso identico tramonto sul canyon che fotografa CHIUNQUE quando va sul canyon aggravano la situazione
[22:00:39] Marco Mongelli: la sua faccia triste iniziale è già instant classic da boris
[22:00:46] Levacci: ahahah
[22:01:54] Levacci: sì come sorgente di meme è in effetti un prodotto notevole, ma poche cose mi sono lontane come la giustificazione della spazzatura solo in vista del suo riciclo
[22:02:05] Marco Mongelli: non dirlo a me. meme primo male del mondo odierno
[22:02:36] Marco Mongelli: voto 4
[22:02:47] Levacci: sì anche 3 il voto
[22:03:13] Marco Mongelli: aggiudicato
[22:03:21] Levacci: il prossimo è Pear Cider and Cigarettes di Robert Valley and Cara Speller
[22:03:51] Levacci: le cose da dire su questo: 1) dura 35 minuti, praticamente come tutti gli altri messi insieme. 2) abbiamo tentato di recuperarlo per le solite vie, fallendo. e quindi faremo L’INAUDITO: lo compriamo
[22:04:24] Levacci: vimeo (che peraltro è il produttore) lo noleggia e lo vende qui: https://vimeo.com/ondemand/pearciderandcigarettes
[22:04:57] Marco Mongelli: ancora non ci posso credere che ci siamo ridotti a questo
[22:05:09] Levacci: pagina nerissima nella storia di 404
[22:05:52] Levacci: ora c’è da decidere se spendere 4,99, per le 48 ore, o 7,99, per la visione senza limiti
[22:06:06] Marco Mongelli: io ho già cliccato su 4,99 e spero che sia quantomeno un capolavoro
[22:06:38] Levacci: immaginavo. io mi sono gingillato un po’ con l’immagine mentale di un futuro in cui è davvero un capolavoro e io lo rivedo di continuo
[22:07:33] Levacci: 7.99 per un migliaio di visioni: da solo, in famiglia, in compagnia. intere serata sbloccate dalla visione di Pear Cider and Cigarettes. a un certo punto mi avrebbero conosciuto come “quello di Pear Cider and Cigarettes
[22:07:40] Levacci: però alla fine ho pure io cliccato su 4.99
[22:07:56] Marco Mongelli: ovviamente ci facciamo rimborsare dalla cassa di 404, che al momento conta svariati appartamenti a Montecarlo intestati alla moglie di Gianfranco Fini
[22:08:06] Levacci: giusto!
[22:08:40] Marco Mongelli: allora acquisto
[22:08:58] Levacci: mentre metto il codice della carta di credito è un buon momento per ricordare che se il SÌ avesse vinto al referendum tutto questo non sarebbe successo
[22:09:23] Marco Mongelli: saremmo tutti stati assunti nella Silicon Valley
[22:09:24] Levacci: saremmo sul treno della modernità, dove ci sono solo corti HD senza interruzioni di sorta
[22:10:15] Marco Mongelli: play?
[22:11:15] Levacci: daje

PEAR CIDER AND CIGARETTES

Breve sinossi:
“Hard-living Techno Stypes has been Robert’s best friend since childhood, and over the years, Robert has been amazed by Techno’s ability to sabotage himself. When Techno is hospitalized in China and needs a liver transplant, Robert goes on a wild ride to get him home to Vancouver”. (en.wiki)


[22:45:52] Levacci: mi è piaciuto
[22:46:07] Marco Mongelli: anche a me
[22:46:09] Levacci: narrativamente coerente. stilisticamente solido. non male
[22:47:47] Marco Mongelli: sì, forse manca un quid oltre quella storia e quello stile molto connotati, però sì: “solido” è la parola giusta
[22:47:58] Marco Mongelli: viene da dire che forse non servivano 35 minuti, però poco male
[22:48:13] Levacci: sembra un lunghissimo videoclip dei Gorillaz, come estetica
[22:48:21] Levacci: ma con un sound parecchio più blues
[22:48:24] Marco Mongelli: verissimo!
[22:48:27] Levacci: funziona insomma
[22:49:18] Marco Mongelli: sì sì assolutamente. mi piace molto il fatto che il personaggio di cui si racconta è sempre in scena e quello che racconta sempre il punto cieco
[22:50:05] Levacci: sì mentre la situazione è invertita dal punto di vista sonoro: sentiamo sempre la voce fuoricampo di lui e quella di Techno una volta sola (“I don’t care”)
[22:50:40] Marco Mongelli: giusto
[22:51:34] Levacci: una domanda generale che si può fare, un po’ oziosa ma forse non del tutto fuori fuoco, è: una cosa del genere è un oggetto paragonabile a frammenti di cinque minuti in cui non c’è il tempo di sviluppare nulla più che una singola intuizione?
[22:53:29] Levacci: cioè, senza buttarci su cose incasinatissime sull’ontologia dei cortometraggi, c’è qualche somiglianza di famiglia fra tutti questi candidati all’Oscar che stiamo vedendo (quindi roba su cui, bene o male, si sta già operando una qualche canonizzazione) oppure è una generica categoria “other stuff”?
[22:54:24] Marco Mongelli: other stuff, senza dubbio. però è questa la roba fuori scala. 35 minuti per una roba animata sono molto più che cortometraggi
[22:54:50] Marco Mongelli: il resto è tutto coerente. l’anno scorso non ricordo queste discrepanze, o sbaglio?
[22:55:21] Levacci: no assolutamente no
[22:55:37] Levacci: qualcosa sopra i 10 minuti al massimo
[22:56:08] Marco Mongelli: diciamo che questo è un bonus a una categoria tutto sommato coesa
[22:56:23] Levacci: come estensione, d’accordo
[22:56:53] Marco Mongelli: ma non è che sia così sviluppato narrativamente eh, come gli altri due d’altronde, in proporzione
[22:57:34] Levacci: ma altre unità? voglio dire, il-film-da-Oscar è un clichè assoluto. pure un po’ esagerato, e abbastanza mutevole, ma è qualcosa che sappiamo immaginare. io sui corti non riesco a fare una cosa analoga nemmeno in minore
[23:00:17] Marco Mongelli: vero, ma forse dipende dal fatto che è ancora un mezzo espressivo relativamente giovane, senza grossa mediatizzazione, e via dicendo. l’istituzionalizzazione di un genere, peraltro, non sempre va a finire benissimo. vedi il caso del genere serie tv che fino a 4-5 anni fa sembrava il sol dell’avvenire e ora è, ai miei occhi per carità, molto monotono e moltissimo paraculo, nel complesso
[23:00:37] Levacci: makes sense
[23:03:37] Levacci: in ogni caso, già che ci siamo: se vale l’equazione serie tv = romanzo (io sono scettico che valga, ma concediamola), i corti a che corrispondono? sono ancor meno del racconto. tranne cose lunghe o fuoriformato, come quest’ultimo, sono più spesso forme minime, esercizi di stile
[23:04:03] Marco Mongelli: sì, o di sperimentazione avanguardistica, nel migliore dei casi
[23:04:17] Levacci: già. vabbè chiudiamo qui le considerazioni un tanto al chilo. voto?
[23:04:33] Marco Mongelli: per me un bel 7
[23:04:36] Levacci: ok per il 7. e passiamo agli ultimi due. gli unici disponibili su youtube
[23:04:37] Marco Mongelli: adelante
[23:04:57] Levacci: scelta coraggiosa di due produttori minori che hanno optato per la soluzione che garatisse la maggior fruibilità possibile
[23:05:10] Levacci: il rischio dei pesci piccoli, quando c’è, va premiato
[23:05:19] Levacci: il primo è di Google, il secondo è quello Pixar
[23:06:19] Levacci: e dunque: Pearl di Patrick Osborne
[23:06:53] Levacci: Osborne ha, fra le altre cose, vinto l’Oscar, in questa stessa categoria nel 2015
[23:07:05] Marco Mongelli: grazie Maestro
[23:07:08] Marco Mongelli: play?
[23:07:17] Levacci: ah, un’avvertenza: si muove
[23:07:26] Marco Mongelli: uuuuuh
[23:07:54] Levacci: 360° gradi, coso per rotazione in alto a sinistra, staremo a vedè

PEARL

Breve sinossi:
“Set inside their home, a beloved hatchback, Pearl follows a girl and her dad as they crisscross the country chasing their dreams. It’s a story about the gifts we hand down and their power to carry love. And finding grace in the unlikeliest of places”. (imdb)


[23:13:56] Marco Mongelli: boh
[23:17:01] Levacci: sottoscrivo il “boh”
[23:17:25] Marco Mongelli: non ho proprio capito: se l’enfasi è sulla storiella, male male
[23:17:37] Marco Mongelli: se l’enfasi è sul fatto che posso girare il video, ok, ma non basta
[23:17:42] Levacci: probabile che sia sulla rotellina
[23:17:57] Levacci: il punto è che l’editing in tempo reale non è funzionalizzato a nulla
[23:18:59] Levacci: sei chiuso nella macchina, che magari contiene l’effetto dispersione ma di fatto costringe (almeno nel mio caso) a non avere mai più di un paio di visuali possibili: quella ovvia, in mezzo fra i due, o il controcampo sulla strada che scorre
[23:19:42] Marco Mongelli: ma sì, poi se la lasci ferma in mezzo non ti perdi niente, e se la giri non guadagni nulla
[23:20:02] Levacci: fondamentalmente sì
[23:20:32] Levacci: a occhio è qualcosa che può avere effetti interessanti. ma così non è altro che un’abdicazione del montaggio
[23:21:52] Levacci: secondo me la domanda decisiva, una volta che si sceglie di ampliare il ruolo dello spettatore dandogli la possibilità di tagliare a piacimento quel che vede, è una e una sola: lo rivedrei? (cioè, costruirei un’altra narrazione a partire dallo stesso materiale?, o anche solo: mi sono per caso perso qualcosa di interessante?)
[23:22:02] Levacci: e  la risposta per me è no
[23:22:20] Marco Mongelli: in questo particolare caso, assolutamente no
[23:22:53] Marco Mongelli: segnalo solo che è un prodotto fatto apposto per essere visto in mobile, dove girando il telefono cambi visuale
[23:23:19] Marco Mongelli: ma in fondo non cambia nulla: ti perdi a girare il telefono e nel frattempo senti quella canzoncina fastidiosa
[23:23:49] Levacci: canzoncina pessima, sì
[23:24:31] Levacci: viceversa, itsAlexClark (primo commentatore youtube del video) dice: “that was perfect. seriously. perfect.”
[23:24:43] Levacci: notare l’enfasi della punteggiatura
[23:25:01] Marco Mongelli: rimpiango l’enfasi fatta coi punti esclamativi
[23:25:39] Levacci: da parte nostra, direi che potremmo sentirci più vicini a Gemstone36 che acutamente osserva: “who let’s their kid run and jump in a moving car!?!?!?!?!?!?!?!?!?”
[23:26:05] Marco Mongelli: ahahah, ecco un uso della punteggiatura più consono
[23:26:50] Levacci: sì, e peraltro Carl Childers risponde in modo bellissimo: “the 1970s and before….thats how it was….I remember me and my 3 siblings moving around the back of the family wagon on trips…seems a strange notion now.”
[23:27:30] Marco Mongelli: aaaah è un inno all’America che non c’è più!
[23:27:42] Marco Mongelli: quella dei fricchettoni e dell’educazione on the road
[23:27:52] Marco Mongelli: in cui bastava una chitarra per essere felici
[23:27:56] Levacci: esatto!
[23:28:02] Marco Mongelli: e invece ora con Trump…
[23:29:36] Levacci: va però riconosciuto che c’è più umanità nel ricordo del caro vecchio Carl di quando lui e gli altri pischelli scarrozzavano per il dietro del family wagon che in questa robetta targata Google
[23:19:51] Marco Mongelli: 5 di mediocrità?
[23:29:52] Levacci: abbasserei a 5-
[23:29:54] Marco Mongelli: assolutamente
[23:30:00] Marco Mongelli: mi piace tantissimo il 5-
[23:30:10] Levacci: è il suo
[23:24:13] Marco Mongelli: abbiamo solo un corto per salvare una seleziona finora deludente
[23:30:34] Levacci: procediamo con l’ultimo, senza nascondere una certa delusione
[23:31:01] Levacci: qui una volta era tutto cosmonauti e mondo di domani
[23:31:11] Marco Mongelli: che spettacolo l’edizione dello scorso anno
[23:31:33] Marco Mongelli: vai con la consueta presentazione
[23:33:19] Levacci: Piper di Alan Barillaro
[23:33:23] Levacci: è quello Pixar, meno di cinque minuti
[23:33:44] Marco Mongelli: daje Pixar
[23:33:48] Levacci: sempre

PIPER

Breve sinossi:
“A mother bird tries to teach her little one how to find food by herself. In the process, she encounters a traumatic experience that she must overcome in order to survive”. (imdb)


[23:42:23] Levacci: l’avevo visto al cinema, prima di Oceania. e in sala ha un altro effetto
[23:43:00] Levacci: ciò detto, è francamente pochino. cioè, è una cosa sola: è mostrare a che punto sono arrivati con la rappresentazione dell’acqua
[23:44:20] Levacci: quando uscì Nemo metà dei commenti era su come era l’acqua. e giustamente, ché se hai visto solo l’acqua della Sirenetta e passi a quella di Nemo c’è un salto evolutivo vertiginoso. però, l’altra metà dei commenti era su Nemo appunto. e dopo su tutto quello che la Pixar ha fatto in questi anni
[23:44:32] Marco Mongelli: è pochino, sì: illusione realista del documentario + empatia per animaletti molto in voga in questi anni bui
[23:45:18] Levacci: questo mi dice solo che l’acqua la fanno ancora meglio. e sul serio il secondo di sospensione sotto l’acqua mette voglia di esser lì. ma è acqua disegnata, disegnata benissimo sì, ma basta
[23:44:59] Marco Mongelli: però i documentari della BBC sulla natura fanno già tutto questo in maniera esemplare e coinvolgente, mi viene da dire
[23:45:24] Levacci: sì, sono d’accordo
[23:47:34] Marco Mongelli: dunque un 6-?
[23:48:04] Levacci: sì. usando definitivamente il meno come marcatore di grosse produzioni purtroppo in crisi di idee
[23:49:30] Levacci: visto quel che ha passato il convento, alzerei comunque Vaysha a 7. allegorie o meno, i suoi disegni temporalmente sfasati sono, alla fin fine, la cosa che più mi porterò a casa
[23:49:47] Marco Mongelli: e pure tu hai ragione
[23:49:53] Marco Mongelli: però a ‘sto punto io darei 7+ a Pear Cider and Cigarettes, così da far vincere il nostro sbronzone
[23:50:21] Levacci: daje
[23:48:08] Levacci: conclusioni? anno abbastanza scialbo
[23:48:48] Marco Mongelli: mi viene da pensare a quelli che non sono finiti nella cinquina… ci saranno gemme nascoste? erano tutti spaventosamente nulli?
[23:51:26] Levacci: il punto è che secondo me è quasi tutto una gemma nascosta. una parte grossa dell’effetto variegato di queste selezioni – quest’anno purtroppo abbastanza a ribasso – è che per produrre un corto ci vuole pochissimo
[23:51:48] Levacci: quindi trovi dall’operazione sperimentale fatta con due lire al corto in apertura del film Disney di Natale
[23:52:06] Levacci: è una forchetta incredibilmente più ampia di quella che c’è per i film
[23:52:19] Marco Mongelli: vero, e si ritorna al discorso di prima
[23:52:35] Marco Mongelli: però l’anno scorso c’erano almeno due capolavori e quest’anno manco mezzo
[23:52:50] Marco Mongelli: difficile pensare a un’involuzione del genere
[23:53:10] Marco Mongelli: più realistico pensare che sia tutto un calderone in cui può pescare di tutto
[23:53:35] Marco Mongelli: il 2018 ci darà la risposta: e noi saremo ancora qui, a riferirvela
[23:54:18] Levacci: esatto. tre ore per stanotte possono bastare. forza Techno e il suo fegato guastato dall’alcol!
[23:54:33] Levacci: e non dimenticate: negli anni ’70 era tutto un saltare sul retro dei furgoni


Marco Mongelli (1989), fondatore e redattore di 404: file not found, è dottorando in letterature comparate e (futuro) insegnante precario. Si occupa del romanzo contemporaneo in una prospettiva specificamente letteraria e comparata. Gli piacciono molto i film e la musica, ma è appassionato di serialità televisiva e di (quasi) tutti gli sport.

Luca Francesco San Mauro è un ricercatore in logica matematica alla Technische Universität di Vienna. Ha studiato a Bologna, Siena, Pisa, e Buenos Aires. È abbonato a Topolino dal 1993.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...