[Quella brutta china] Sconfini: una mostra su Lorenzo Mattotti

– Serena Mascoli –

–  fotografie di Davide Weber –

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Oltremai

È dalla fine degli anni ’70 che Lorenzo Mattotti pubblica i suoi lavori, da subito tradotti in tutto il mondo. Si forma ed esordisce in un momento culturale e sociale che segna una svolta cruciale per il fumetto. Oggi Mattotti è uno dei più importanti e prolifici illustratori italiani della nona arte, noto, ormai da tempo, a livello internazionale. Tuttavia circoscrivere il suo lavoro entro i limiti della definizione di «illustratore» è quantomeno ingrato. Mattotti è anche pittore, disegnatore, narratore, fumettista e molto altro ancora. Potremmo dunque ragionevolmente dire che la sua produzione è «senza confini»: la sua opera spazia dal segno al disegno, all’affiche e alla letteratura per l’infanzia, fino ad arrivare ai filmati d’animazione.

Giusto per citare alcuni dei nomi con cui ha collaborato, non possiamo non menzionare il terzetto di registi che ha dato vita al film corale Eros del 2004. La pellicola, composta da tre differenti episodi a firma di Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh e Wong Kar-wai, accoglie gli intermezzi tra un episodio e l’altro disegnati da Mattotti sulle note di Caetano Veloso, in cui i due amanti protagonisti fluttuano, avvinghiati in un mare azzurro e denso che li circonda e li avvolge completamente, secondo una visione panteistica di fusione tra le due figure e con la natura.

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Cannes, 2000
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Ombre umide, 1996

Ma il suo apporto al cinema non si esaurisce con questa esperienza: firma la locandina del Festival di Cannes del 2000; al 2007, invece, risale la partecipazione al film d’animazione Peur(s) du noir – Paure del buio; il 2012 lo vede impegnato nel telefilm, sempre animato, di Charles Nemes, Il Etait une fois… Peut-être pas e in quello stesso anno collabora con Enzo D’Alò al suo Pinocchio. Celebri sono le illustrazioni e le copertine per le riviste e i periodici di tutto il mondo, primi tra tutti il The New Yorker e Domus, ma anche Le Monde, Le Nouvel Observateur, la Repubblica, Internazionale… senza tralasciare Vanity, rivista di moda pubblicata negli anni ’80 in cui sempre centrale è la figura della modella, vista come un essere a tutto tondo su sfondi teatrali e scenografici punteggiati da dettagli ripresi dal cinema e dalla storia dell’arte.

Innumerevoli sono i libri da lui pubblicati, tra cui anche The Raven – Il Corvo del 2013, con Lou Reed, un esperimento nato come opera-rock dal nome POEtry ispirato all’opera di Edgar Allan Poe e divenuto connubio tra testo e immagine.

Caboto
Caboto
Caboto
Caboto

Nel corso della sua lunga carriera, Mattotti mantiene il suo tratto costantemente riconoscibile, estremamente personale, anche quando si tratta di lavori vincolanti come quelli commissionati, i colori – i suoi rossi, i gialli, gli azzurri marini, i verdi brillanti, i rosa salmone – sono puri o tratteggiati e sfumati insieme nelle sue numerosissime tavole a pastello. Ma il suo linguaggio grafico contiene anche un cô oscuro, cupo, inconscio, che lambisce quasi i confini del gotico e dell’horror, del fantastico e della fiaba noir, e qui il riferimento è, per esempio, a Hänsel e Gretel e Oltremai («Il titolo Oltremai, riassume perfettamente il luogo mentale dove possono vivere queste immagini: oltremai il reale… oltremai il mondo… oltremai noi stessi…» nelle parole di Mattotti stesso), dove l’assenza totale del colore e la supremazia dei neri e dei bianchi conferiscono un aspetto graffiante e saturo allo stesso tempo; le figure si smarriscono nel paesaggio che li inghiottisce, si muovono come le proiezioni di una lanterna magica o all’interno di un teatrino di ombre cinesi e perdono la piena sensualità, tratto così peculiare nei suoi personaggi (un esempio tra tutti, gli amanti di Stanze).

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Angeli
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Angeli

È dunque proprio in questa direzione di totalità espressiva che va la mostra inaugurata a ottobre a Villa Manin, dal titolo Sconfini, senza confini, dove la «s» privativa sottolinea la volontà di non etichettare la sua opera; così come non ci sono confini, intesi come codici, tra il contenitore espositivo e i pezzi in mostra che, di primo acchito, sembrerebbero quasi incompatibili con lo scenario circostante. La location è appunto la magnifica villa veneta settecentesca di Passariano di Codroipo in provincia di Udine che, con le sue stanze di ispirazione francese, dal 29 ottobre 2016 al 19 marzo 2017 dialoga, in realtà alla perfezione, con le tavole, seguendo il filo di un’esposizione suddivisa in una ventina di macro-aree distribuite in circa quindici ambienti, sconnesse tra di loro ma che toccano i temi da sempre cari a Mattotti, e dunque abbiamo: Polis, Slancio, Metamorfosi, Angeli, Psiche, Amore/Stanze e così via, in un flusso di coscienza immune da qualsiasi scansione temporale ma caratterizzato dalla massima libertà di disposizione e scelta delle opere all’interno di ognuna delle tematiche affrontate.

L’idea nasce nel 2015, non a caso in Francia – Paese che più di tutti punta e investe sull’illustrazione come forma d’arte – quando, negli edifici un tempo adibiti a uso industriale del Convento dei Cappuccini a Landernau in Bretagna, la Fondazione Hélène & Édouard Leclerc pour la Culture inaugura l’imponente retrospettiva a Mattotti dedicata dal titolo Infini, fortemente voluta da Michel- Édouard Leclerc. La manifestazione è un successo notevole su tutta la linea per numero di biglietti staccati, nonostante non rientri nel circuito parecchio più accessibile delle mostre parigine.

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Vanity Fair

In Italia invece l’evento viene preso in carico dall’ERPAC del Friuli Venezia Giulia con la partecipazione della Fondazione CRUP. La raccolta, già sostanziosa, delle opere in esposizione in Francia è stata riconsiderata e rivalutata e, grazie al magnanimo contributo di alcuni collezionisti privati, al corpus iniziale di lavori se ne sono aggiunti un centinaio tra schizzi, manifesti, carnet, copertine di dischi (per René Aubry per esempio) e progetti, per arrivare a un numero di quasi 400 pezzi in esposizione.

La selezione nasce dal binomio Mattotti-David Rosenberg, commissario dell’esposizione, avvalendosi anche della collaborazione di Giovanna Durì che sostituisce Lucas Hureau già attivo nella versione francese.

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Hansel e Gretel
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Hansel e Gretel

Nasce così un’esposizione completa, già nella presenza delle opere maestre di Lorenzo Mattotti, a partire da Fuochi, il magnus opus che all’epoca della sua uscita – parliamo del 1984 – rivoluzionò gli standard a cui il mondo del fumetto era abituato fino a quel momento, apparendo già sperimentale per tematiche affrontate, rappresentazione grafica, prevalenza dell’immagine sul testo scritto, e sancendo l’apparizione del fumetto d’autore moderno. Ma è presente anche il mondo avventuroso del graphic novel Caboto realizzato a quattro mani con Jorge Zentner, la cui vicenda ruota attorno alla figura misteriosa del navigatore della Serenissima. E poi il già citato Oltremai, dove anche questa volta si stravolgono i canoni del linguaggio grafico delle storie raccontate per immagini, per concentrarsi su un inconscio ombroso e fiabesco – raffigurato da una foresta che in realtà è un intrico di segni intervallati da spazi bianchi – a dir poco onirico; e Stigmate la storia che Mattotti stesso ha definito «… disegnata a unghiate, rovi aguzzi e scarabocchi», ideata con lo scrittore Claudio Piersanti, una storia di degrado ed emarginazione, ma poi anche un po’ di riabilitazione, un’odissea spirituale in cui il concetto di violenza viene sublimato proprio attraverso le rappresentazioni dell’autore.

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Altrove
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Amore/Stanze

In questo modo si snoda l’esposizione in corso a Villa Manin, come una serie di istantanee pescate dalla scatola delle fotografie, con l’unico criterio di selezione che è quello emotivo e dettato dall’ispirazione del momento. Ed è proprio questa libertà, questa assenza di regolamentazione creativa che è il fil rouge che richiama il titolo stesso dell’esposizione, uno spaccato in cui il know-how e la poetica di Mattotti scelgono un andamento più emozionale (ed emozionante) che ragionato.

Ritornando alla considerazione iniziale quindi: dov’è il confine tra pittura, illustrazione e fumetto in Mattotti? In questa occasione più che mai l’artista lo contesta, lo mette in dubbio, lo smonta pezzo per pezzo e poi infine lo elimina definitivamente.

[La mostra Sconfini dedicata a Lorenzo Mattotti è visitabile dal 29 ottobre 2016 al 19 marzo 2017 a Villa Manin, Galleria d’arte a Passariano, Friuli- Venezia Giulia]

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Paesaggi urbani, 2000

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