Multisegnalazione di uscite editoriali – 4

– Alberto Prunetti –

Rodolfo Walsh, Per non parlar del morto, Sur, pp. 138, 2016, euro 14, traduzione di Eleonora Mogavero.

Rodolfo Walsh non amava i suoi racconti gialli. Ma senza quei racconti e senza uno sguardo complessivo sul violento mestiere di quello scrittore non potremmo capire le sue scelte più radicali, fino a una morte assassina per mano di uno squadrone di milicos, di sbirri in borghese. Nei racconti, segnati dalla pratica dell’inferenza, Walsh elabora processi di conoscenza di pratiche e apparati militari che permetteranno in seguito all’autore di racconti policiales di infiltrare un proprio uomo nella Bonaerense, la polizia della città di Buenos Aires, di preparare azioni dirette e monitorare le attività repressive delle forze dell’ordine.
Tutto questo dopo, quando l’oscuro traduttore di inglese, ormai diventato una leggenda del giornalismo d’inchiesta, entrerà in clandestinità per combattere contro la dittatura militare. Prima le cose erano diverse. Nella narrativa argentina degli anni Sessanta il policial è un genere consolatorio, non ancora il noir degli anni a venire: sono racconti in cui l’assassino è ancora il maggiordomo, in cui si muore in una stanza chiusa. Walsh aveva già seguito le forme dell’epoca in maniera brillante con “Variazioni in rosso”, e coi racconti pubblicati adesso da Sur col titolo Per non parlar del morto fa un balzo in avanti: è la società che entra sulla scena del crimine. Con queste opere brevi, il poliziesco si toglie di dosso la polvere del gioco di simulazione letteraria e si conficca nelle contraddizioni della realtà. Non siamo lontani allora dalle opere maggiori di Walsh, quando lui stesso, in prima persona, investigherà i crimini del potere e non si limiterà a raccontare un’inchiesta, come fece Truman Capote, ma la risolverà lui stesso, in prima persona, a costo della propria pelle, dimostrando la connivenza della magistratura e della polizia col mondo del crimine.

José Lezama Lima, Paradiso, Sur, pp. 794, 2016, euro 25, traduzione di Glauco Felici

Un’interpretazione barocca e caraibica di un libro-mondo che lascia attoniti per la qualità della scrittura. Una scrittura impreziosita dalle sbavature che tanto irritavano gli occhiuti intellettuali rioplatensi, come scrive Cortázar nel suo saggio in postfazione al volume: l’errata edizione dei forestierismi non toglie nulla al valore dell’opera, mentre la sostantivizzazione degli aggettivi, insieme alla disposizione straniante degli elementi della sintassi, caricano questo libro di un’energia centripeta che lo trasforma in una trottola letteraria che dopo tanti lustri continua a girare.

Barbara Bonomi Romagnoli, Bee Happy. Storie di alveari, mieli e apicolture, Derive Approdi, 2016, pp. 121, euro 12.

Un libro che consiglio a chiunque non abbia mai disopercolato un telaino di un melaro. O che non abbia mai controllato in una mattina di maggio lo sviluppo della covata per verificare il buon stato di salute dell’ape regina. Non è un manuale tecnico di apicoltura, piuttosto un appassionato memoir di una apicoltrice che incrocia questioni di genere e ecologia profonda mentre passa in rassegna gli argomenti canonici della cura di questi importantissimi insetti pronubi.

Mika Etchebéhère, La mia guerra di Spagna, Alegre, 2016, pp. 397, euro 18, traduzione di Serena Nozzoli.

Alegre ristampa un classico sulla guerra civile spagnola, uno dei memoriali narrativi più belli, assieme a Omaggio alla Catalogna, che io abbia mai letto sulle vicende rivoluzionarie spagnole. E’ un libro appassionante, molto ben scritto, con un’ottica particolarissima: le donne che combattevano tra le fila rivoluzionarie in Spagna erano tante, ma nessuna arrivò a comandare una colonna. Tranne Mika, la Capitana di una colonna del Poum. Non mi dilungo su questo libro perché ho intenzione di farlo in seguito in un articolo che sto preparando per il semestrale Letteraria. Mi limito a indicare una catena di letture che gravitano attorno alla storia di Mika. Per conoscere il prequel e il sequel della storia di questa incredibile rivoluzionaria argentina nata in una famiglia di ebrei russi, la lettura imprescindibile è La miliziana di Elsa Osorio (Guanda, 2012). Ma non si possono dimenticare nemmeno gli scritti del suo compagno, morto nei primi giorni della rivoluzione spagnola, Hyppolythe Etchebéhère: La resistibile ascesa di Hitler, pubblicato ancora da Alegre nel 2005.
Vi lascio un piccolo aneddoto che racconta Elsa Osorio: una vecchia Mika che, nei panni di una rassicurante vecchietta, nel maggio francese del ’68 spiega alle studentesse insorte di adoperare i guanti per lanciare i sanpietrini contro la celere. Alle ragazze che chiedevano spiegazioni, Mika fa presente che basta gettare i guanti per avere le mani pulite e passare indenni i controlli dei birri. Che dire? Ribellarsi è giusto, ma bisogna farlo bene. E Mika l’ha fatto bene e quello è stato il mestiere di tutta una vita. La sua splendida lunga vita di rivoluzionaria.

 

Omar Cabezas, Fuoco dalla montagna, Milieu edizioni, 2016, pp. 253, euro 15,90, traduzione di Giuditta Gallo.

Tra autobiografia e romanzo di formazione di un guerrigliero, un titolo di qualità per una delle case editrici più sorprendenti degli ultimi anni, quella Milieu edizioni che con le sue collane sta dando voce  a un settore, quello dei libri sui grandi ribelli, che merita letture su letture. Testi che non sono agiografici ma che pongono questioni pesanti sul tavolino, segnando il lettore che si inoltra in pagine taglienti, spesso gonfie di sangue e di scelte incondizionate. È quello che succede con il libro di Omar Cabezas, guerrigliero sandinista che racconta la sua formazione negli anni Settanta nel Nicaragua di Somoza. Sono pagine affascinanti, dove la Montagna respira col ritmo della grande letteratura latinoamericana (Cortázar amava questo testo, vincitore di un Premio Casas de las Americas), dove la forza e la serietà del militante sandinista incontrano situazioni comiche, surreali, a volte esplicitamente sensuali. Perché non bisogna perdere la tenerezza, ma neanche l’umorismo, nella strada verso quell’Uomo Nuovo di cui parlava il Che.


Alberto Prunetti (Piombino, 1973) ha pubblicato Amianto, una storia operaia e PCSP (Piccola Controstoria Popolare), entrambi con Alegre Edizioni. Traduttore e lavoratore culturale freelance, scrive su Letteraria, Giap, Il Lavoro culturale, Il Manifesto, Repubblica Firenze e altre testate.

One Comment Add yours

  1. vhreccia ha detto:

    Grande Alberto. Tanta bella roba. Il libro della Romagnoli mi andrà a fare il paio con quello di Corrado Dottori, “Non è il vino dell’enologo”, ricco d’insegnamenti e pratiche di vita, che sempre grazie a te ho scoperto.

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