[Quella Brutta China]«Così lasciava che il mondo girasse…»: una recensione breve a Lo scontro quotidiano

– Salvatore De Chirico –

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Sai, noi stiamo sempre qui a mendicare grandi sentimenti, cose belle, ideali e urgenti… Lui, invece, la sua vita sembra quasi che la vedesse attraverso queste piccole cose. È così che lasciava che il mondo girasse… con calma, piano…

Lo Scontro Quotidiano (Le Combat Ordinaire, Dargaud, 2010), è l’edizione integrale di una serie di quattro volumi scritti e disegnati da Manu Larcenet dal 2003 al 2008, pubblicato in Italia da Coconino Press – Fandango.
Lo Scontro Quotidiano è quello di Marco, fotografo trentenne, in piena crisi creativa ed esistenziale, dipendente dagli ansiolitici e incapace di costruire qualcosa di duraturo con gli altri. Dopo aver raggiunto un discreto successo come fotoreporter nelle zone di guerra, Marco decide di abbandonare Parigi per ritrovare se stesso in una casa in campagna. Nevrotico e umorale, ironico e apparentemente distaccato, Marco nasconde una profonda fragilità emotiva che lo spinge a rifuggire qualsiasi cambiamento e legame che possa minare il suo già vacillante equilibrio. Del suo mondo quotidiano fanno parte gli anziani genitori che fronteggiano l’Alzheimer del padre, l’adorato fratello con la sua compagna e la sua bimba, gli operai del cantiere dove il genitore ha lavorato per tutta la vita, un mite e pacifico vicino di casa che convive con un terribile segreto, ed una bellissima veterinaria dai capelli rossi che arriverà a cambiargli la vita, con pazienza e intelligenza.

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Tra umorismo e dramma, tra lirismo e realismo, Lo Scontro quotidiano è una graphic novel sulla difficoltà di stare al mondo, di stare ai ritmi del mondo, di stare nelle cose del mondo.
È una costante battaglia, destinata alla sconfitta, contro il tempo e il suo divenire. La fotografia è quindi mezzo per cristallizzare il momento, bloccare le cose per cercare di afferrarle, prenderne una traccia, fissarle con l’illusione di poterle dominare. Un tentativo vano, ma quanto mai necessario di combattere la morte, di aggrapparsi alla vita.
Le nevrosi, le paure e le difficoltà di Marco, sono quelle di ognuno di noi, costretto a misurare ogni giorno la propria inadeguatezza rispetto al flusso debordante della vita. L’incapacità di trovare un senso, una linea di pensiero – prima ancora che d’azione – che ci permetta di esistere nel caos del quotidiano, di trovare la bellezza tra le cose e tra le persone, di costruire qualcosa che possa lasciare traccia e sopravvivere al costante e inesorabile processo di distruzione, di disfacimento.

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Negli spazi interstiziali tra i grandi avvenimenti della nostra storia e della grande Storia, la vita scorre inquieta, liquida, discontinua, tra quei momenti insignificanti, destinati a non essere ricordati, e quei piccoli e preziosi lampi di felicità e di incostanti conquiste quotidiane. L’unico antidoto a morte e dolore, inevitabili e osceni, è nella poesia, che non sta solo nelle cose ideali o straordinarie, ma che sa manifestarsi nella nostra vita, nella natura, nello scambio emotivo con gli altri. L’umanità che Larcenet racconta è assolutamente imperfetta e per questo stesso motivo sembra bagnata di splendore, di tenerezza. Percepiamo la dignità del dolore, la sofferenza del fallimento, la grandezza delle battaglie della vita di ognuno. Si alternano e si mescolano con sapienza comicità e tragedia, lievità e introspezione, rendendo l’esperienza di lettura coinvolgente, delicata e appassionante. Da un punto di vista visivo Larcenet alterna agevolmente gli spazi aperti color pastello e gli interni dai colori caldi con le crepuscolari sequenze notturne e i rossi saturi delle crisi di ansia. Tratteggia i suoi personaggi con lo stile caricaturale tipico delle strisce umoristiche – testone, occhi a puntino e nasi pronunciati – senza sottrarre nulla al realismo e alla complessità emotiva.

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La grandezza dell’autore si ritrova però nell’inserimento sapiente di pagine stilisticamente più dure, in scala di grigi, fatte di chiaroscuri e di tratti molto più marcati e nervosi. Raffigura volti, evoca dettagli e ricordi. È la maniera in cui scandaglia gli abissi della psiche di Marco, i suoi demoni.

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Anche per perdere bisogna sapersi battere, scriveva Izzo, e Larcenet lo sa bene. A dispetto di una lucidissima e acuta visione del mondo e della realtà, quella delle fabbriche che chiudono, delle migrazioni e delle guerre, delle illusioni ideologiche e del sistema sociale che collassa, non c’è alcuno slancio nichilistico alla resa, ma al contrario Lo Scontro Quotidiano è un invito a combattere. In effetti, il titolo del primo volume, che dà il nome anche all’edizione integrale, è Le Combat Ordinaire, dove combat letteralmente significa combattimento. E il combattimento per definizione non è altro che uno scontro allo scopo di raggiungere obiettivi limitati nel tempo e nello spazio, svuotato dal carattere decisivo della battaglia. La grandezza di Larcenet sta difatti nel non cercare una sintesi risolutoria alla battaglia della vita: l’autore sembra piuttosto abbracciare nella sua complessità un quotidiano fatto di bellezza e squallore, di conquiste e di sconfitte, ma anche di attimi  di pace e rivoluzionaria gioia.

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