Throwback 1996 – Dieci dischi di vent’anni fa che dovreste riascoltare

– Marco Mongelli –

“Do you remember, baby, back in ’96?
When some record was enough to make you raise your fist?
When some singer’d make you sure that you exist?
Well, I never thought I’d feel like that again”
Okkervil River, The Industry, 2016

Cinquant’anni fa uscivano, nello stesso giorno!, Pet Sounds e Blonde on Blonde, quarant’anni fa era la volta di Music From The Penguin Cafe, trenta anni fa toccava al più bell’album (genericamente) pop della storia, The Queen is Dead. E venti anni fa?
Nel 1996 avevo sette anni e ovviamente non ascoltavo musica in maniera autonoma. Nei successivi vent’anni, però, ne avrei ascoltata di molti generi e di molte epoche e, pur non diventandone mai praticante o studioso, l’ho vista attraversare e modellare il mio quotidiano.
Ora, dato che sono un po’ ossessionato dal tempo che passa (e dalle tracce che lascia e dagli archivi che forma… e quindi dalle catalogazioni e dalle tassonomie necessarie a storicizzarlo, dalla precisione e dall’ordine storico della cultura), mi sono chiesto: quali dischi usciti vent’anni fa sono (ancora) nel mio – personale, discutibile, limitato – pantheon?
Ho scritto “1996” nella barra di ricerca della mia cartella “Musica” e mi sono imbattuto in una quantità impensata di album; li ho passati in rassegna tutti e ho scelto i dieci per cui ancora oggi mi scappa un “wow” o una lacrima (o più di una lacrima).
È una valutazione schiettamente soggettiva – non arbitraria: se uno mi chiedesse quali sono gli album più belli usciti nel 1996 io direi, comunque, questi – ma è anche un tentativo di verificare come sono invecchiati.
E quindi, in ordine alfabetico:

1. Alice in Chains – Unplugged:

A ogni delusione in adolescenza reagivo mettendo su “Down in a hole” in questa versione e mi crogiolavo, mi struggevo, provavo ad abbracciare e contenere una sensibilità che mi sfuggiva da ogni parte. E poi questa è una delle ultime apparizioni della, per me, più bella voce del grunge.
Ma li fanno ancora gli Mtv Unplugged?

2. Belle and Sebastian, If you’re feeling sinister

Pronti via e subito sbam, il capolavoro! E nello stesso anno per la verità era già uscito Tigermilk
If you’re feeling sinister è uno di quei dischi che impari dall’inizio alla fine, che suonano come un’unica traccia, tanto coesa e potente e riconoscibile è l’impronta emotiva che lascia.
Quella cosa che parte al minuto 1.46 di “Mayfly” (mi hanno detto essere uno stilofono) è una delle mie epifanie musicali più dolci.

3. CSI Consorzio Suonatori IndipendentiLinea Gotica:

A mio avviso il punto più alto dell’esperienza artistica di Ferretti & co: cupo, raffinato, ricco, giusto. Mi ha insegnato che anche l’infelicità può essere preziosa e che scegliersi la parte è la cosa più importante di tutte.

4. dEUS – In a Bar, Under the Sea

Altro album feticcio della mia tardo-adolescenza, dal titolo benniano e dalle atmosfere (fin troppo) variegate, ma con tre o quattro instant classic. Per esempio questa canzone, che cantavo sempre tornando a casa, ad alta voce, nei deserti viali fuori porta di Siena.

5. Dj ShadowEndtroducing…..

Pioneristico, geniale, spassosissimo: la pratica del sampling al servizio di una poetica del pastiche. E a riascoltarlo oggi sembra non aver persero un briciolo di freschezza e incisività. Lunga vita a D.J. Shadow.

6. Karate – Karate

Gioiello ineffabile di una band di culto, come forse solo negli anni ‘90 sapevano essere le band. Avrei potuto scegliere qualsiasi altro pezzo di questo LP d’esordio che, sebbene non sia che un preludio di quel caratteristico mood che vedremo nei due album successivi, scorre omogeneo e ipnotico, senza cadute.

7. Marlene Kuntz – Il Vile

Il gruppo con il quale sono cresciuto e la loro canzone in assoluto mia preferita: se c’è una cosa difficile è storicizzare la propria adolescenza, e forse è giusto così.

8. Modest Mouse – This Is a Long Drive for Someone with Nothing to Think About

Un altro esordio potente di una band originalmente longeva e per me indecifrabile. L’indie rock prima che divenisse n’importe quoi, frutto di radici musicali precise e di una narratività malinconica dei testi.

9. Nick Cave and the Bad Seeds – Murder Ballads

Il più grande cantautore contemporaneo nella sua versione con le tinte più fosche. Forse non fra i miei suoi album preferiti ma con dentro la canzone più (tragicamente) sexy della storia.

10. Sophia – Fixed Water

Un’altra band profondamente emozionale al suo esordio. Essenziale e maestoso allo stesso tempo, questo album si canta che è una meraviglia, struggendosi e sorridendo.


Marco Mongelli (1989), fondatore e redattore di 404: file not found, è dottorando in letterature comparate e (possibile, futuro) insegnante precario. Si occupa del romanzo contemporaneo in una prospettiva specificamente letteraria e comparata. Gli piacciono molto anche i film, la musica, la serialità televisiva e (quasi) tutti gli sport.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...