La nascita degli europei negli anni della creazione della CEE

– Yuri Perrotti –

URSS Coppa Europa 1960 BIG

Il morso del ragno nero, i Sovietici sul tetto dell’Europa

La guerra è finita da più di dieci anni e l’Europa comincia a pensare di unirsi ed evitare che si ripetano le catastrofi degli ultimi decenni. Nel 1957 con la firma del trattato di Roma inizia il processo che porterà all’Unione Europea e anche il calcio è all’avanguardia su questo tema. Nel 1955 nasce la Coppa dei Campioni per club, ma già da un anno il Segretario Generale dell’UEFA, Henry Delauny, ha proposto qualcosa di simile per le nazionali. Dopo qualche anno di gestazione si arriva dunque alla prima edizioni dei moderni Campionati Europei per nazione.
Corre l’anno 1960, il mondo è in piena guerra fredda e a guidare il campo occidentale sale un giovane Presidente di belle speranze chiamato John Fitzgerald Kennedy. Contemporaneamente in Italia vede la luce il Governo Tambroni con l’appoggio dei neofascisti che subisce dure contestazioni. Nella più grave di queste, a Reggio Emilia, cinque manifestanti perdono la vita.
L’Europa è nel pieno del boom economico, si balla al ritmo di Now or never di Elvis Priesley, mentre da noi una giovane Mina incide “Un cielo in una stanza”. E mentre nei cinema vengono proiettati capolavori come Psycho, Spartacus e La dolce vita, si celebrano i primi campionati europei della storia.
Li ospita la Francia, come accadrà ancora in seguito nel 1984 e nel 2016. La prima edizione del torneo può essere definita minima se paragonata ai giorni nostri. Vi partecipano quattro formazioni contro le 24 dell’edizione di quest’anno. Le qualificazioni di allora si svolgono in maniera molto più rapida, partite di andata e ritorno ad eliminazione diretta. L’Italia neanche partecipa, e la stampa accuserà la federazione di temere brutte figure a causa dell’inconsistenza della squadra. Non è l’unico forfait, in tutto si iscrivono solo 17 compagini. Alla fine le quattro qualificate saranno Francia, Jugoslavia, URSS (qualificatasi a causa del boicottaggio della Spagna franchista che non volle andare a giocare a Mosca) e Cecoslovacchia. A questo punto per organizzare la fase finale del torneo fu scelto la Francia, l’unico paese non appartenente al blocco sovietico.
La prima edizione dei campionati europei si svolge dunque in quattro giorni, dal 6 al 10 luglio. Nella prima giornata vengono giocate le due semifinali. Nella prima partita della storia delle fasi finali di questo torneo, al Parco dei Prinicipi di Parigi, i padroni di casa si presentano privi dei loro giocatori migliori Fontaine, Piantoni, e Kopa. Nonostante ciò a metà del primo tempo conducono per 4-2 sulla Jugoslavia, che però in quattro minuti dal 75’ al 79’ segna tre gol sfruttando altrettante disattenzioni del portiere francese. Molto meno rocambolesca l’altra semifinale al Velodrome di Marsiglia dove i sovietici si sbarazzano con un secco 3-0 dei cecoslovacchi.
Marsiglia vede, il 9 luglio, i padroni di casa battuti nella finale per il terzo posto dalla Cecoslovacchia per 2-0. Il giorno seguente si gioca la finalissima tra le due scuole principali dell’Est Europa. In vantaggio alla fine del primo tempo grazie a un gol di Galiĉ, gli slavi si vedono rimontare all’inizio del secondo per mano della stella offensiva dei russi Metreveli. La gara è tesa e finirà ai supplementari dove sarà risolta da un gol di Ponedel’nik al 113’. Stella indiscussa della squadra sovietica laureatasi campione d’Europa è il leggendario portiere Lev Jaŝin, soprannominato il “ragno nero”, per molti osservatori il miglior portiere di tutti i tempi e di fatto l’unico ad aver mai vinto un Pallone d’Oro.
Già dalle qualificazioni ci fu un ottimo successo di pubblico, la qual cosa convinse la Uefa ad andare avanti e a programmare una seconda edizione per l’anno 1964.

Al cuore Ramon! la prima della Spagna

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Nel 1964 l’Europa è agli inizi di una vera e propria ondata rivoluzionaria dapprima musicale e poi culturale. Quattro ragazzi di Liverpool stanno facendo impazzire l’Europa e dall’Inghilterra la Beatlemania sta contagiando anche il resto del continente. Nel frattempo, l’UEFA ha organizzato il secondo campionato europeo. Le squadre iscritte salgono da 17 a 29, e ci siamo per la prima volta anche noi. Tra le poche che confermano la loro assenza spicca la Germania Ovest a causa del suo CT, Seep Herberger, che non vuol sentir parlare di manifestazioni che non siano i mondiali.
Mentre i giovani europei e statunitensi ballano al ritmo di musiche e ideologie nuove, le vecchie generazioni non sono interessate alle istanze di pace e fratellanza della metà degli anni ’60. Gli Stati Uniti iniziano ufficialmente un anacronistico conflitto coloniale in Vietnam che costerà soldi, l’unica sconfitta militare della storia degli USA e soprattutto un drammatico numero di morti in entrambe le file.
In Italia il 1964 vede la caduta del primo governo Moro e la morte del leader del PCI Togliatti. Sul piano calcistico il Bologna vince lo scudetto battendo nell’unico spareggio della storia l’Inter per 2-0, che si rifarà abbondantemente vincendo la sua prima Coppa dei Campioni. La nazionale invece non ha fortuna. Le 29 partecipanti all’europeo si affrontano in tre turni a eliminazione diretta di andata e ritorno per determinare le quattro partecipanti alla fase finale. Il primo sorteggio ci vede contro la Turchia eliminata facilmente con un 6-0 a Bologna e 0-1 a Istanbul. Il turno successivo ci vede però di fronte ai campioni in carica sovietici che approfittando di un’espulsione e ci sconfiggono in casa per 2-0. Al ritorno Rivera non basta e finisce 1-1. Le quattro qualificate sono URSS, Spagna, Danimarca e Ungheria. Come quattro anni prima è in questo momento che si decide il paese organizzatore e viene scelta la Spagna.
Ma nel 1964 in Spagna non viene solo giocato l’europeo. In una zona sperduta e desolata dell’Andalusia un regista visionario come Sergio Leone con l’aiuto di un attore semi sconosciuto che risponde al nome di Clint Eastwood fa venire alla luce Per un pugno di dollari, il primo di sei capolavori assoluti del regista romano. Nel frattempo a Madrid e Barcellona va in scena Euro 1964.
Come d’abitudine nelle dittature del secolo XX la Spagna di Franco cercò di sfruttare la competizione sportiva in maniera propagandistica. La pressione sulla selezione spagnola era molto alta ma nonostante questo il tecnico Villalonga decise di lasciare a casa alcune stagionate stelle del Real Madrid (Puskas, Di Stefano e Gento) in favore di calciatori giovani che assicuravano maggiore gamba. La stampa non la prese bene ma il 17 giugno le furie rosse sconfissero ai supplementari per 2-1 l’ultima nazionale ungherese degna di nota della storia. Poche ore dopo, a Barcellona, i campioni in carica dell’URSS si sbarazzano con un facile 3-0 della sorpresa Danimarca.
La finale si disputò dunque a Madrid il 20 giugno tra le due formazioni che non si erano scontrate quattro anni prima a causa del rifiuto di Franco di far giocare la propria nazionale contro la nazione simbolo del blocco socialista. La finale fu molto combattuta e nei primi 8 minuti ci fu un botta e risposta con vantaggio spagnolo e pareggio sovietico, mentre al minuto 84 il gol decisivo fu segnato da Marcelino. I sovietici si arresero così alle furie rosse e non riuscirono a bissare il successo di quattro anni prima, per gli iberici fu un trionfo a cui sarebbero seguiti 44 anni di delusioni.

Un rombo di tuono nell’estate dell’amore

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L’Europa nel 1968 è divisa in due dalla cortina di ferro. A ovest, gli stati liberali e a est quelli socialisti. Ma a unirli in quell’anno non è soltanto il terzo campionato europeo per nazioni. Le giovani generazioni di entrambi i blocchi infatti, si rivoltano contro le rispettive classi dirigenti. I due paesi simbolo erano entrambi presenti nella prima edizione dell’europeo. Se il maggio francese dà il via al ’68 nell’Europa Occidentale, in quella Orientale è la Cecoslovacchia a ribellarsi contro l’ingerenza dei sovietici, dando il via alla primavera di Praga. Le dimissioni del governo francese De Gaulle e l’intervento militare dell’URSS sono i segnali che nulla sarebbe più stato come prima nelle società europee di entrambi gli schieramenti geopolitici.
La terza edizione degli europei vede 31 squadre iscritte comprese la Germania Ovest che era assente nelle precedenti edizioni. Il format cambia per la prima volta, le squadre vengono dapprima inserite in gironi da quattro squadre con sfide di andata e ritorno. L’Italia supera agevolmente il suo in cui affronta Romania, Svizzera e Cipro. Le vincenti degli otto gironi affrontano poi un ulteriore turno eliminatorio che determinerà le quattro partecipanti alla fase finale. Gli azzurri sconfiggono la Bulgaria vincendo la partita di ritorno per 2-0 dopo la sconfitta di Sofia per 3-2. L’Italia si vede anche assegnata la fase finale a cui parteciperanno anche l’Inghilterra campione del mondo, la Jugoslavia e l’URSS presente ancora una volta alla fase finale.
L’Italia che ospita i campionati europei è dunque scossa dai movimenti di piazza che iniziano il primo marzo con gli scontri alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma. La musica però non sembra rispecchiare questi fermenti e gli italiani si cullano sulle placide note di Azzurro di Celentano e La bambola di Patty Pravo. Ma mentre dagli USA giunge la cariva travolgente di Hendrix e della sua All long the watch tower, in Europa la carica delle piazze in fiamma è sentita molto di più dai Beatles che, cambiato il look rassicurante dei primi anni, 1968 sfornano capolavori quali Hey Jude e, per restare in tema, Revolution. Il cinema, a modo suo vive anch’egli la sua rivoluzione. Sugli schermi arriva infatti 2001 Odissea nello spazio con il quale Kubrick segna una svolta epocale nella storia della settima arte.
Le semifinali si giocano a Napoli e Firenze. Al San Paolo, Italia e URSS non riescono a superarsi nei 120 minuti. All’epoca non esistevano ancora i calci di rigore e per quanto oggi sia impensabile si dovette ricorrere al lancio della monetina. Tante leggende sono state costruite su quest’episodio, una delle più affascinanti è quella di una fessura dentro cui si sarebbe dispettosamente infilata la monetina. Comunque sia andata, l’Unione Sovietica si vide negata in questo modo la possibilità di giocare la sua terza finale consecutiva e gli azzurri volarono alla finale di Roma dove trovarono la Jugoslavia che al Franchi aveva battuto 1-0 gli Inglesi campioni del mondo.
L’8 giugno 1968 allo Stadio Olimpico di Roma va in scena la finale. Rivera si è infortunato contro l’URSS e Mazzola viene tenuto fuori dall’allenatore Valcareggi. Dzajic porta in vantaggio gli Slavi a fine primo tempo ma a dieci minuti dal termine Domenghini pareggia su punizione quando le cose si stanno mettendo male. Il regolamento evita almeno una seconda soluzione alla monetina e prevede per la finale la ripetizione della gara dopo 48 ore. Il CT azzurro cambia vari uomini e la scelta si rivela vincente. Al dodicesimo passiamo in vantaggio col gol di Riva. Al vantaggio di Rombo di tuono si aggiunge la rete alla mezz’ora di Anastasi. L’Italia vince il suo primo e (per ora) unico titolo europeo. Il tripudio fu buon viatico per il grandioso mondiale in Messico in cui saremmo stati battuti dai Brasiliani in finale non prima però di aver sconfitto i Tedeschi nella partita votata come la più emozionante del ventesimo secolo.


Yuri Perrotti (1983), Insegnante precario alla rincorsa di stabilità lavorativa e, dopo dieci anni di nomadismo, anche personale. Nella vita precedente, durata fino ai ventotto anni, varie lauree in Studi Islamici e relazioni internazionali e una carriera come Aid Worker.
Ama scrivere di argomenti vari, soprattutto di Napoli, cinema, politica mediorientale e calcio. Le sue passioni principali sono la storia del novecento, la musica, i viaggi, la letteratura e la Juventus.

[questi articoli sono stati precedentemente pubblicati su Zebre Libere]

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