La scrittura leggera e spietata di Muriel Spark

– Sara Vergari –

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Una cosa è certa, a Muriel Spark, scrittrice scozzese nata nel 1918 e morta nel 2006, piace parlare di sé. Che si chiami ora Fleur, ora Chris, è un altro dato di fatto. Sebbene i suoi personaggi autobiografici sembrino così lontani per età, sesso e contesto in cui vivono, qualcosa li accomuna tutti: la passione per la scrittura e l’ambizione di pubblicare un romanzo. La scrittura tiene legati i personaggi della produzione della Spark e ancora la scrittura li tiene legati alla loro autrice.

Il primo romanzo di Muriel Spark, I consolatori (1957, ed. italiana Adelphi, 2009),  viene scritto e pubblicato quando aveva circa quaranta anni; non presto sicuramente, ma se si pensa che fino alla sua morte, avvenuta all’età di ottantotto anni, ha pubblicato con regolarità, si può affermare che scrivere sia stato il motore della sua vita, prima ancora della carriera. «Il grande Vangelo secondo Giovanni si apre dicendo: “In principio era la parola”» (Invidia, Adelphi, 2004) ed è la conversione cristiana che la autorizza ad esprimere la propria, la quale non può far altro che essere un percorso di introspezione individuale con l’aggiunta della finzionalità necessaria al romanzo. «Creavo i miei personaggi in modo del tutto istintivo, e in quel processo si assommavano la mia esperienza degli altri e il mio io potenziale» (Atteggiamento sospetto, 1981; ed. italiana Adelphi, 2008).

In Invidia (The Finishing school, 1981), il suo ultimo romanzo, i personaggi autobiografici sono due e complementari. Roland, che insieme alla moglie Nina è direttore del College Sunrise, scuola di scrittura e buone maniere itinerante, è in realtà interessato solo alla stesura e pubblicazione di un romanzo:

L’obbiettivo principale dei coniugi era di fornire a Roland il tempo, il luogo e le condizioni per scrivere il suo romanzo, cercando allo stesso tempo di fare una vita piacevole.

Roland è un professore e un ottimo studioso ma non riesce a trovare l’ispirazione, sebbene neghi di trovarsi nella temuta fase del blocco dello scrittore. Appunti e piccole note che batte sul computer continuamente è tutto ciò che ha. Chris, uno dei suoi allievi, è un diciassettenne pieno di grinta e con la determinazione giusta per arrivare a pubblicare il proprio romanzo su Maria Stuarda. L’inevitabile scontro trai due si snoda nell’invidia di Roland e nella necessità di Chris di questo sentimento a lui diretto per continuare a scrivere. «Ho bisogno della sua invidia. Della sua invidia divorante. Non riesco a lavorare senza». Anche Chris è necessario a Roland nel momento in cui l’allievo diventa l’oggetto attorno a cui fa ruotare il suo romanzo. «Sai, ho cambiato idea sul libro che sto scrivendo. Non sarà un romanzo, ma lo studio di una persona vera: Chris».

Queste sono due facce di uno stesso io, quello di Muriel Spark, e più in generale dello scrittore, lacerato e diviso tra l’entusiasmo fanciullesco e la carica autodistruttiva. Entrambe convivono e sono necessarie all’interno della complessa figura di chi combatte dentro di sé per generare parole. Ma solo chi è seriamente immerso in questo contrastante meccanismo può permettersi di scherzare, prendendosi perfino in giro nel momento in cui a prevalere è la leggerezza di un contesto snob, quello di un college per figli di rampolli sulla riva di un lago svizzero.
In Atteggiamento sospetto la scrittrice si serve del personaggio autobiografico Fleur, alle prese con la stesura del suo primo romanzo, per delineare i caratteri della propria scrittura. Fleur ha una stanza in affitto a Londra dove vive nelle tipiche condizioni dello squattrinato aspirante scrittore senza lavoro.

Un fornello a gas per cucinare, un letto per sedersi e dormire, una cassa d’arance per tenerci provviste e piatti, un tavolo per mangiare e per scrivere, un catino per lavarsi, due sedie per sedersi o per appenderci il bucato, un’angoliera per i vestiti, pareti rivestite da scaffali per i libri e un pavimento dove si inciampa su pile di altri libri.

Il lavoro che accetta, presso l’Associazione Autobiografica, ha lo stesso valore che il College Sunrise aveva per Roland, ossia metterla nelle migliori condizioni per scrivere:

Il romanzo che stavo scrivendo riempiva tutta la mia vita. Mi pareva straordinario che, sin dal primo capitolo, personaggi e situazioni, immagini e frasi di cui avevo un bisogno assoluto per il libro si materializzassero come dal nulla nel raggio delle mie percezioni.

La scrittura di Fleur, o ancora una volta, della Spark, non è imitazione della realtà né pure immaginazione ma finzione e verità si fondono insieme per portare sulla pagina semplicemente la vita. Così, nelle pagine di Warrender Chase si potrà trovare qualcosa di ogni membro dell’Associazione Autobiografica ma solo il processo creativo permette a Fleur di conoscere nel profondo queste persone

Era quasi come se Sir Quentin non fosse reale, come se l’avessi inventato io; mentre Warrender Chase era un uomo a tutti gli effetti, sul quale in parte avevo basato Sir Quentin.

Queste due voci parlano dentro Fleur, come due erano quelle di Roland e Chris, voci che liberate rivelano il profondo senso dell’arte di Muriel Spark: «Non vedo perché nascondere il godimento che mi dà, quando lavoro, il suono stesso della mia voce».
Si tratta di due esempi presi da una produzione ampia eppure così propria della Spark che mai potrebbe essere attribuita ad un altro. In questa scrittura, definita dalla stessa in Atteggiamento sospetto “leggera e spietata”, si nasconde il filo rosso dell’opera.

La leggerezza parodistica con cui Muriel Spark parla di sé e della sua scrittura è il polo positivo a cui si contrappone la spietatezza con cui il Male aleggia sopra ogni circostanza. Perché è la stessa Bibbia, riferimento radicato nell’opera della Spark, che non solo afferma la presenza del Male, ma addirittura ammette che questo sia stato voluto da Dio nel momento in cui ha fatto crescere l’albero della sua conoscenza accanto a quello del Bene. E ancora Platone, a cui la Spark allude in Simposio (1990, ed. italiana Adelphi, 1991), afferma che tragedia e commedia sono destinate ad un medesimo autore.


Sara Vergari è nata a Firenze il 25 Maggio 1995. Attualmente studia Lettere Moderne presso l’Università di Firenze e collabora con Lungarno. È irrimediabilmente devota a due sole attività: leggere e viaggiare. La letteratura per interpretare la vita e il viaggio per sentirla scorrere in sé.

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