[SSdP] Il destino e il filo degli eventi

– Vincenzo Marasco-

Ritorna il Sublime Simposio del Potere, che con la seconda edizione si consacra come appuntamento fisso. Quest’anno ci siamo dati un tema: i topoi del fantasy. Ci siamo incontrati il 23 gennaio alla Cité, a Firenze, per quattro ore in tanti altri mondi. Eravamo dieci a parlare: Silvia Costantino, Francesco D’Isa, Giovanni De Feo, Vincenzo Marasco, Francesca Matteoni, Edoardo Rialti, Vanni Santoni, Matteo StrukulSergio Vivaldi.

Qui trovate tutti gli interventi precedenti, per arrivare preparati all’anno prossimo.

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Achille guarda il corpo di Ettore

Né la forza né la saggezza ci condurrebbero lontano.

Esiste chiaramente un legame tra una certa epicità e parte della letteratura che finisce nel calderone del genere fantasy. Quale sia questo legame però, e invero anche in cosa consistano con precisione i due termini, rimane poco chiaro. Rinunciando ad una qualunque definizione positiva del campo, vorrei provare ad isolarne una sua componente, quello che potremmo chiamare un “effetto epicità”, che prende vita grazie alla capacità del testo di suscitare un determinato sentimento, connesso – mi sembra – ad uno specifico rapporto tra la vastità della Storia e la storia individuale.

Con vastità della Storia intendo una apertura sostanziale del testo. È una cosa che, ad esempio, recentemente Vanni ritrovava in Slam Dunk: la sensazione che – alla storia che stiamo vivendo – sia possibile sempre aggiungere altre storie, che essa stessa vada inserita all’interno di altre storie e che solo in questo nesso acquisisca il suo senso. L’impressione che ogni storia non abbia, in fondo, né inizio né fine [rinvio qui all’intervento di Giovanni De Feo]. L’altro polo è il rapporto tra questa vastità e la storia individuale, la “piccola” avventura singolare del protagonista. Definirei compassione il sentimento prodotto da questa relazione, come elemento che non necessariamente emerge in primo piano, quasi un sottofondo del testo, che spunta talvolta a sorpresa, e che costituisce una delle componenti del tono epico.

Mi sembra che la categoria di destino possa risultare utile a concettualizzare questo intreccio. Il topos di cui parlerò quindi è: il destino come spazio per costruire un certo “effetto epicità”. È ovvio infatti che questo è uno dei topoi classici delle storie con un eroe: l’eroe – si sa – è destinato. L’obiettivo principale che mi propongo è esplicitare le articolazioni di quello che può sembrare un rapporto lineare tra eroe e destino, come se questo legame finisse per sottrarre spazio alla libertà d’azione e quindi all’etica. In questa semplificazione, a mio avviso, si annidano alcune armi retoriche spesso usate per svalutare il genere nonché alcuni dei difetti principali di svariate opere dello stesso (penso, ad esempio, pure essendo stato per me un classico dell’adolescenza, a Dragonlance e alle irritanti apparizioni casuali di Fizban, come forza che subentra nella storia senza riuscire ad aggiungere nessuna complessità al mondo).
A suggerirmi questa strada sono state due raffinate riflessioni che saccheggerò abbondantemente: quella di Edoardo qui l’anno scorso, sul sentimento di coraggio “nordico” di fronte alla fine certa, e il lungo lavoro di Wu Ming 4 sull’eroismo nel Signore degli anelli (SdA), in particolare sulla figura di Aragorn (ad esempio, in questa conferenza). Gli strumenti concettuali che uso li ho rubati da un bel libretto di Agamben che si chiama L’avventura.

[Continua qui:]

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