Ai versi domiciliari. Sei poesie d’appartamento a CaLibro 2016

– Redazione –

[Dell’incontro di #CaLibro 2016 “Ai versi domiciliari. Poeti d’appartamento” abbiamo già parlato nel nostro tweetglossario congiunto – vedi alle voci “Luce” e “Donne”.
Qui vi proponiamo sei delle poesie che sono state lette durante il pomeriggio, una per poeta. Ad abitare e ad animare quei tre appartamenti di Città di Castello, quella domenica pomeriggio, erano Elisa Biagini (1970), Franco Buffoni (1948), Azzurra D’Agostino (1977), Vincenzo Ostuni (1970), Francesco Targhetta (1980)  e Mariagiorgia Ulbar (1981).
Ringraziamo loro per darci la possibilità di pubblicare le loro poesie e Serena Facchin per le splendide foto.]

APPARTAMENTO 1

Elisa Biagini

Elisa_Biagini
(da Da una crepa, Einaudi, 2014)

Quando l’occhio si oscura
non cercare il calore della
mano che la palpebra abbassa,
scappa la melodia della parola,
la voce che ti sorride coi denti rifatti.

Se la lingua è mondo, è
specchio, trovatici con la pupilla
spalancata, pescaci da quel nero
quell’inchiostro che dica la parola
verticale. Alla sua ombra crescono
domande, si fa spazio
al respiro del pensare.

Non parola orizzontale che sommerge,
ma il bianco dei margini, la pausa che
copre l’assenza tra te e me.

*

Azzurra D’Agostino

Azzurra_DAgostino

La misura del mondo
(da Quando piove ho visto le rane, ed. Premio Ciampi Valigie Rosse, 2015)

In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

*

Vincenzo Ostuni

Vincenzo_Ostuni
n. 5 della serie Bestiola

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APPARTAMENTO 2

Francesco Targhetta

Francesco_Targhetta

Sparire
(inedita)

Capitava ogni tanto di sentire
che qualche avvistamento
c’era stato, più o meno remoto,
ovviamente infondato:
inconsolabili fan o mitomani
colpiti da una forma di inquietudine
non così diversa dalla sua.

Poi, a un certo punto, più nulla:
nessuno, ormai da anni, comunica
di aver visto il musicista scomparso.

C’è dunque, a quanto pare, un momento
in cui persino sparire finisce:
è un istante, a viversi, impossibile
ma che vibrante si può immaginare
come l’acqua dietro alle navi
che ritorna a essere mare.

*

Mariagiorgia Ulbar

Mariagiorgia_Ulbar
(da Gli eroi sono gli eroi, Marcos y Marcos, 2015)

I tornei ci saranno e quegli sbuffi
di maniche bianche che sfiorano le spade,
orde di ungheresi col mio nome,
il buio che mangia calde pecore
o uomini luccicanti di armature.
Ho stima di quelli che per poco
un tempo si sfidavano a duello,
la pistola veloce o il coltello
all’alba nei prati fuori porta
fuori città, in periferie ghiacciate.
Chiedo all’unica che risponde a stretto giro,
quell’eco che dà le parole che concedo
se tra grate di ferro e il cemento
i capannoni dismessi e gli steccati
c’è una piazza tonda, ancora un’arma
più morbida e sottile di una spada
e un testimone che sia disposto ancora
a guardare come peso la mia vita
con chicchi di riso per misura.

APPARTAMENTO 3

Franco Buffoni

Franco_Buffoni
Gay Pride a Roma
(da Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori, 2012)

“E il caffè dove lo prendiamo?”
Chiede quella più debole, più anziana
Stanca di camminare. Alla casa del cinema,
Là dietro piazza di Siena.
Non si erano accorte della mia presenza
Nel giardinetto del museo Canonica,
Si erano scambiate un’effusione
Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra.
Parlavano in francese, una da italiana
“Mon amour” le diceva, che felicità
Di nuovo insieme qui.
Come mi videro si ricomposero
Distanziando sulla panchina i corpi.
Le scarpe da ginnastica,
Le caviglie gonfie dell’anziana…

Quella sera, come smollò il caldo,
Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,
Pizzeria all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,
Giovani puliti timidi e raggianti
Dritti sulle sedie col menù sfogliavano
E si scambiavano opinioni
Discretamente.
Lessi una dignità in quel gesto educato
Al cameriere, una felicità
Di esserci
Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre
Così dritti sulle sedie col menù.

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