[SSdP] Pussy Riot – L’eroina nel romanzo fantasy

– Matteo Strukul –

Ritorna il Sublime Simposio del Potere, che con la seconda edizione si consacra come appuntamento fisso. Quest’anno ci siamo dati un tema: i topoi del fantasy. Ci siamo incontrati il 23 gennaio alla Cité, a Firenze, per quattro ore in tanti altri mondi. Eravamo dieci a parlare: Silvia Costantino, Francesco D’Isa, Giovanni De Feo, Vincenzo Marasco, Francesca Matteoni, Edoardo Rialti, Vanni Santoni, Matteo Strukul, Sergio Vivaldi.
Qui trovate tutti gli interventi precedenti, per arrivare preparati all’anno prossimo.

Questo testo, in una versione riveduta, fa parte del libro Di tutti i mondi possibili, pubblicato da Effequ.

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Inizierei il mio intervento riflettendo su quanto le origini di una pressoché infinita galleria di personaggi femminili del fantasy più recente (Katniss Everdeen di Suzanne Collins, Clary di Cassandra Clare, Celaena di Sarah J. Maas, Kelsea Glynn di Erika Johansen) siano inscindibilmente legate ad alcune delle figure della mitologia che più di tutte – a mio parere – hanno contribuito alla nascita di personaggi straordinari. Non potrei allora non ricordare anzitutto le Valchirie: le loro cavalcature erano i lupi (Valchiria+lupo=corvo) che si aggiravano fra i cadaveri dei guerrieri morti in battaglia. Esse erano le figlie di Wotan o Odino e sceglievano i più eroici tra i caduti per portarli nel Valhalla, dove diventavano einherjar. Così facendo, Odino avrebbe avuto un esercito di valorosi al suo fianco alla fine del mondo, durante i Ragnarök. Al loro fianco porrei le Banshee, le donne piangenti e urlanti del folclore irlandese, che vivevano vicino alle paludi o alle sorgenti. Rimanendo in questa tradizione europea, ricorderei alcune figure chiave di personaggi femminili di riferimento per le moderne eroine fantasy, al di là degli archetipi, voglio dire.

Cito allora Brunilde regina d’Islanda di cui Gunther re dei Burgundi, fratello di Crimilde, s’innamora nel Nibelungenlied. Per ottenere la sua mano; il re decide di chiedere aiuto al compagno d’armi Sigfrido, figlio di Siegmund e Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi, reso invulnerabile dal sangue del drago Fafnir. Questi, in cambio della mano di Crimilde, decide di aiutarlo. Brunilde, vergine guerriera dalla forza immensa, impone una duplice prova ai suoi pretendenti: la sposerà solo chi riuscirà a raggiungere d’un balzo un masso scagliato da lei lontano e riuscirà a vincerla in duello. Brunilde sa bene che è una sfida impossibile, e pregusta l’ennesima vittoria. Ma Sigfrido, reso invisibile grazie alla Tarnkappe rubata al nano Alberico, combatte al fianco di Gunther e batte Brunilde: la vittoria dei due uomini, insomma, è possibile solo con l’inganno.
E ancora, per rimanere nel Nibelungenlied, che dire di Crimilde e della sua sanguinaria vendetta protagonista dell’intera seconda parte della saga germanica? Colei che per vendicare la morte dell’amato non esita a chiudere la sala del trono, facendo appiccare il fuoco e così sterminando tutti i Burgundi?

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Ma, per non fermare la nostra indagine al mondo germanico, conviene anche guardare alle Amazzoni, di origine Caucasica secondo Eschilo, con la mammella mutilata per meglio (Virgilio stesso nell’Eneide immagina Pentesilea – una delle loro regine – con il seno compresso da una fascia dorata) tirare con l’arco. E ancora, come poter riassumere in poche parole una figura come quella di Clorinda, la guerriera della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, figlia di Senapo, re d’Etiopia e dunque Africana ma albina, uccisa da Tancredi in duello per errore? E non dimentichiamo Armida, Circe, Didone…

Dunque quali e quante sono le maghe e le guerriere, le streghe e le combattenti della nostra tradizione letteraria e più in generale di quella europea, e quanto il mito e il folklore hanno forgiato il fantasy ben prima che un professore inglese decidesse di scrivere una storia su uno hobbit? Lo dico senza arroganza o albagia, ma al solo scopo di richiamare l’attenzione su quella che è un’eredità di cui dobbiamo imparare a riappropriarci. Che dire di Giovanna D’Arco e delle sue visioni? O del mito sanguinario di Erszebeth Bathory, la contessa nera d’Ungheria? E dunque quanto il medioevo e la storia più nera delle terre dell’Est e in definitiva la Storia e il romanzo storico hanno saputo forgiare il materiale magmatico del fantasy? E non dovremmo ancora e forse pensare a quanta parte hanno avuto i “Penny Dreadful” e la Pulp Fiction nella formazione di alcuni personaggi? Proprio alla Storia pensa Robert E. Howard quando nel 1934 immagina il personaggio di Red Sonya of Rogatino per il racconto The Shadow of the Vulture, una guerriera turca dalla chioma rossa durante l’assedio di Solimano il Magnifico, che a sua volta diventa archetipo per la Red Sonya di Roy Thomas e Barry Windsor Smith.

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Insomma, esiste nella tradizione letteraria storica e fantastica un’incredibile schiera di personaggi femminili – noi ci siamo limitati a segnalarvene alcuni – e sono proprio loro la più grande ispirazione per i moderni e grandi personaggi femminili del fantasy, e ancor di più del Low Fantasy o dello Sword and Sorcery.

Per la prima volta ho scelto una donna come protagonista. Bella da mozzare il fiato, Monza Murcatto è un capitano di ventura, ed è diventata tale grazie ai propri meriti militari, ottenendo il successo in un mondo maschile per eccellenza. Tutto ciò l’ha resa spietata, paranoica, forte fisicamente e con uno humor caustico. Una fama sinistra le ha garantito l’ammirazione dei suoi, incutendo il terrore negli avversari. Dopo essere stata tradita e quasi uccisa, cercherà vendetta. Assolderà tagliagole, avvelenatori e mercenari ma sarà lei a uccidere con le proprie mani i suoi nemici.

Sono queste le parole con le quali un maestro contemporaneo del fantasy, Joe Abercrombie, ci racconta la protagonista di Best served cold, sottolineando quali e quante prospettive il personaggio femminile possa aprire in un genere come il fantasy: l’ossessione, la vendetta consumata fredda, la menzogna, la paranoia, il coraggio e la fragilità, lo humor caustico: quelle qualità che sono spesso prerogativa di un personaggio femminile proprio perché è più la donna – nella sua complessità – a presentare per l’autore la grande sfida di raccontare un personaggio complesso, sfaccettato, contraddittorio e perciò affascinante e così facendo profondamente noir e lirico.

Interessante poi sottolineare l’opinione di Licia Troisi – regina del fantasy italiano e capace di creare eroine memorabili come Nihal, Dubhe, Talitha e molte altre:

Quando ho cominciato a descrivere personaggi femminili forti, mi sono semplicemente ispirata a quelle che erano le mie figure di riferimento: mia madre, le donne che mi sono state vicino, la donna che volevo essere io… Avendo intorno delle donne forti per me era naturale descrivere donne che fossero fuori dagli schemi, autonome e libere di fare quello che volevano. Adesso sono diventata più consapevole del contesto in cui ci troviamo, quindi non si tratta più di una scelta ingenua. Quando creo un personaggio femminile sono contenta di farne uno al di fuori degli stereotipi classici della nostra società. Ho l’impressione che ci sia un modello di donna molto pervasivo: o la donna completamente dedita alla famiglia, che si annulla in essa, oppure la donna di malaffare che ha solo il suo corpo per riuscire ad emanciparsi. Siccome in mezzo ci sono miliardi di altre declinazioni del femminile secondo me è importante che qualcuno le possa presentare. La mia impressione è che nella letteratura ci sia questa volontà, e che in questo momento ci siano molte eroine femminili, come ad esempio Katniss Everdeen, che mi ha subito colpita molto come personaggio. Il problema è che la letteratura, almeno in Italia, ha una capacità di penetrazione tutto sommato limitata. I libri continuano purtroppo a parlare a persone che queste cose le sanno già.

Joe Abercrombie propone dunque l’eroina come nuova prospettiva letteraria per i personaggi fantasy, Licia Troisi vi vede anche un simbolo per sovvertire i cliché sulle donne proprio attraverso la letteratura. Oppure, ancora, l’eroina e il personaggio femminile consentono la rilettura della storia in una chiave completamente nuova, pensate a quel capolavoro che è La torcia di Marion Zimmer Bradley, che prende le mosse dalle visioni di Cassandra, la principessa troiana condannata dagli dèi a non essere mai creduta. Per bocca di lei, l’autrice fa rivivere gli eventi che portarono alla caduta di Troia, le gesta dei guerrieri, i riti e le leggende di un passato che ci parrà di conoscere per la prima volta. E per la prima volta vedremo, con i suoi occhi, ciò che a nessuno era dato di vedere.

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Ecuba che abbandona la sua formazione tra le amazzoni per sedere al fianco di Priamo come Regina di Troia; Clitemnestra sottomessa al marito, che si vede strappare la primogenita cui sperava di donare il dominio di Micene in nome di dèi per lei falsi; Elena, costretta al matrimonio con Menelao dal suo popolo, che ha seguito i comandi di Afrodite ed è fuggita a Troia al seguito dell’uomo che amava, invisa alle nuove parenti e alle usanze di Ilio, e diverrà involontaria causa della caduta della città; Andromaca, figlia dell’incontrastata regina di Colchide, che ha preferito darsi in sposa a Ettore per ottenere la protezione degli uomini che la madre tanto disprezzava. Ecco il ribaltamento della prospettiva, la fusione fra mito, epica e fantastico, un esempio mirabile, ecco il racconto della guerra di Ilio visto attraverso gli occhi di Cassandra: contesa tra la Dea e Apollo, che crebbe sotto l’ala della Madre di tutto e divenne sacerdotessa del Dio del Sole, e che fu da lui punita perché rifiutò di concederglisi con la privazione della Vista. Ma un dio non può privare un mortale di un dono che non è stato lui a concedergli, dunque la sua punizione si trasformò nella maledizione di Cassandra: predire e non essere mai creduta. Invisa ai suoi stessi familiari, persino allo stesso fratello gemello, perché continua latrice di cattive notizie, Cassandra si sposta di paese in paese alla ricerca di un luogo che l’accetti, e tuttavia sempre spinta dal suo fato a tornare a Troia, dove si compirà il suo destino.

Concluderei con un altro autore che stimo e che molto sta dando al genere fantastico italiano e non solo ed è, pensando a Ailis, la protagonista della trilogia di Terra ignota, Vanni Santoni:

La scelta di una protagonista femminile era naturale. L’eroe maschio è esploratissimo a tutti i livelli, mentre l’eroina donna è ancora un territorio relativamente vergine, certo ci sono dei capisaldi, penso a Battle angel Alita, a Kill bill, a Queste oscure materie, a Ghost in the shell, al recente Hunger Games, oltre che ovviamente alla prima, più diretta e più grande “madre” di Ailis, l’Alice di Carrol, ma c’è ancora molto spazio per declinare l’archetipo in nuove direzioni. C’entra poi il fatto che un mondo ancestrale al femminile – un mondo di dee – è, di fatto, “più ancestrale” di un mondo di dèi.

Radice ancestrale, avita, atavica, primigenia: è forse il fantastico in chiave femminile la culla prima della letteratura? Noi non lo sappiamo, ma quel che è certo è che proprio dalle posizioni che ripetono le proprie origini dalla fonte del grande fiume della letteratura popolare che il fantastico italiano deve ripartire.


Matteo Strukul (Padova, 1973) è scrittore e sceneggiatore di fumetti. Vive fra Padova, Berlino e la Transilvania. Ideatore e fondatore del movimento letterario Sugarpulp e direttore artistico dell’omonimo festival. Collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica.
Ha pubblicato per Mondadori La giostra dei fiori spezzati (2014) e per Multiplayer I Cavalieri del Nord (2015). Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: La ballata di Mila (2011), Regina nera (2013) e Cucciolo d’uomo (2015). Nel 2016 è in uscita con un romanzo per Fanucci e nel 2017 con un altro su Giacomo Casanova per Mondadori.

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