[SSdP] Le sentinelle siamo noi

– Francesco D’Isa –

Ritorna il Sublime Simposio del Potere, che con la seconda edizione si consacra come appuntamento fisso. Quest’anno ci siamo dati un tema: i topoi del fantasy. Ci siamo incontrati il 23 gennaio alla Cité, a Firenze, per quattro ore in tanti altri mondi. Eravamo dieci a parlare: Silvia Costantino, Francesco D’Isa, Giovanni De Feo, Vincenzo Marasco, Francesca Matteoni, Edoardo Rialti, Vanni Santoni, Matteo Strukul, Sergio Vivaldi.

Qui trovate tutti gli interventi precedenti, per arrivare preparati all’anno prossimo.

Questo testo, in una versione riveduta, fa parte del libro Di tutti i mondi possibili, pubblicato da Effequ.

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Potete chiamarli Guardie di Palazzo, Guardie Cittadine o Guardie e basta. Qualunque nome abbiano, in ogni opera di genere fantasy-eroico il loro scopo è lo stesso: più o meno al capitolo 3 (o dopo 10 minuti di film) irrompono nella stanza, attaccano l’eroe uno alla volta e vengono massacrati. Nessuno chiede mai se sono d’accordo. Questo libro è dedicato a quei nobilissimi uomini.

– Terry Pratchett

Un manipolo di eroi, col suo carico di artefatti e armi incantate, si dirige verso l’orizzonte. Li attende una leggendaria battaglia; affronteranno dei mostruosi titani, in grado di annientare intere civiltà con una stretta di mano. Un po’ più in là invece, dietro a questo gruppo di valorosi, si intravede una città; al suo interno un castello, attorno al castello una cinta muraria e sugli spalti dei soldati. I soldati sono semplici uomini, e non possono nulla contro i titani, la loro sorte dipende interamente dalla battaglia degli eroi. Sono persone qualunque e per quanto possano avere coraggio, la loro natura è quella di tutti i comuni mortali, la nostra.

Le sentinelle sugli spalti, gli orchetti degli eserciti di Sauron, i punk ghignanti di Kenshiro, le Stormtroopers di Guerre Stellari… la letteratura fantastica negli anni ha attraversato dei grandi mutamenti, ma di una cosa non può liberarsi: la “carne da macello”.

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Si tratta di persone, mostri o creature il cui scopo, nel fantasy così come nella mitologia, è dare una misura a ciò che non sarebbe calcolabile, l’immenso potere degli eroi e dei loro avversari. Guardie, orchetti, sentinelle, cittadini, tutta la marmaglia che crolla al soffio del più debole degli eroi, non sono altro che l’unità di misura minima del potere, il millimetro di cui è fatto il centimetro che compone il metro che crea il chilometro degli dei. Ma non per questo vanno dileggiati come se fossero inutili comparse, perché compongono l’alfabeto con cui la mitologia cerca di avvicinarci al concetto di infinito.

Qualche esempio. Se vi trovate davanti un orco degli eserciti di Sauron del Signore degli Anelli, probabilmente avrete la peggio. Questo perché nel mondo di Tolkien siete – senza offesa – un gradino ancora più basso dell’orco nella scala del potere, anzi, siete proprio il gradino più basso, il cosiddetto commoner, l’individuo comune che appare anche nel D&D e nei videogiochi. D’altro canto sapete anche che da qualche parte ci sono eroi che non solo sconfiggerebbero l’orco senza timore, ma che, come Gimli e Legolas, farebbero addirittura a gara a chi ne ammazza di più. Non solo; un potente stregone, quale Saruman, sconfiggerebbe senza troppi problemi questi due potenti guerrieri, ma avrebbe qualche difficoltà contro un demone antico come un Balrog, che a sua volta nulla potrebbe contro Sauron, l’Oscuro Signore, che in principio era schiavo del crudele dio Morgoth… quanto ci si siamo allontanati dalle vostre misere forze? Eppure non potremmo comprendere la potenza di un Morgoth senza percorrere la scala di cui siete i gradini.

Nel celebre fumetto e anime Dragonball, come nella leggenda da cui è tratto, Lo Scimmiotto di Wu Ch’êng-ên, questo meccanismo è portato all’esasperazione. Ogni avversario richiede a chi lo sconfigge degli sforzi immensi, ma il vincitore a sua volta non riesce neanche a scalfire il nemico successivo, che a sua volta non può nulla contro chi lo sconfigge e così via, da Vegeta a Freezer, da Freezer a Cell, da Cell a Majin Buu.

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Un esempio ancora più estremo è la classifica dei supereroi della Marvel – già si parla supereroi, che è gente non solo più forte di noi, ma anche degli eroi. Questi innumerevoli personaggi vengono sistemati in una complessa gerarchia che compone il cosiddetto “Universo Marvel”, una dimensione spazio-temporale immaginaria nel quale si svolgono la maggior parte delle avventure dei fumetti pubblicati dalla Marvel Comics. Impossibile descriverlo in breve, ma scalando velocemente la piramide del potere, si arriva presto a divinità come Thor e Odino, che comunque non sono nulla in confronto a strani personaggi come Galactus.

Passare dal commoner (che nell’ Universo Marvel potrebbe essere un passante di New York City) a creature il cui potere è sufficiente a distruggere interi mondi, costringe gli autori Marvel a personificare anche delle entità astratte. Cito liberamente da Wikipedia, che per informazioni di questo tipo è sempre affidabilissima:

Sopra ogni essere dell’Universo Marvel, ci sono le Entità Cosmiche, creature con poteri inimmaginabili che esistono per compiere il dovere di mantenere la vita nell’universo. Molti di loro non si preoccupano degli “esseri inferiori” come gli umani, e infatti le conseguenze delle loro azioni possono essere pericolose per i mortali. Quando feroci nemici minacciano l’integrità dell’universo, non è insolito che queste entità si radunino e discutano sul problema. Tra le più importanti ci sono Morte, Eternità, Galactus e infine il Tribunale Vivente, un essere onnipotente, onnipresente e onnisciente. Sopra tutti gli dei, le entità cosmiche e anche sopra il Tribunale Vivente esiste una sola, unica suprema creatura conosciuta come il “Supremo”. [Traduzione italiana di: One-Above-All] […] Il Supremo è completamente onnipotente, onnisciente, onnipresente, universale, onniveggente e onnicomprensivo. È al di sopra di tutto e tutti e nessuno può opporsi alla sua volontà. Perfino l’esistenza è insignificante per lui. Il potere del Cuore dell’Universo è infinitamente inferiore a quello del Supremo. Il suo potere è infinitamente superiore a tutto quello contenuto nell’intero Omniverso.

Il Supremo è l’infinito, il punto di fuga verso cui tende l’iperbole del potere. L’Universo Marvel, così come quello del Signore degli Anelli, Dragonball, Kenshiro, Guerre Stellari e tutte le produzioni fantasy, cerca di assolvere uno dei compiti più teologici della mitologia, avvicinare l’uomo all’infinito.

È il momento di raccontare in breve un’antica leggenda indiana, tratta dal Mārkandeya Purāṇa.
Un demone, di nome Mahishasura, grazie a intense preghiere a Brahma, ottiene la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, attacca gli dèi stessi e li sconfigge tutti. Scatena un regno di terrore su terra, il cielo e gli inferi. Gli dèi creano allora un abbagliante raggio di energia dal quale nasce la dea Durga. La sua forma è di una bellezza accecante, con il viso scolpito da Śiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, le natiche dalla Terra, le cosce e i ginocchi da Varuna (il vento), e i suoi tre occhi da Agni (il fuoco), il corpo dorato e dieci braccia. Ogni dio le diede anche la sua arma più potente: Śiva il tridente, Viṣṇu il disco, Indra la vajra, dalla quale scaturisce la folgore, ecc.
La dea raggiunge Mahishasura, uccidendo le migliaia di demoni che cercano di contrastarla lungo il cammino. È così bella che inizialmente il mostro le propone di sposarla, ma la dea, che può ambire a qualcosa di più che un demone che somiglia a un bufalo, lo uccide dopo una tremenda battaglia. La battaglia è lunga e terribile, ma Durga la inscena quasi per cortesia, perché è in grado di sconfiggere il nemico con un colpo solo.

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Perché Durga non ammazza subito il bufalo-demone? Le interpretazioni sono varie; si dice che la dea, nella sua bontà, voglia concedere al demone una possibilità di espiazione, che può accadere solo attraverso la sua vana lotta contro l’infinito potere di Durga. Davanti al vero potere degli dei (davanti all’infinito) le potenze terrene (i numeri finiti) non sono altro che metafore; in questo senso la mitologia, e con lei il fantasy, ci racconta un’unica storia ineffabile e indicibile, nella quale i nostri “uomini comuni” hanno un ruolo a pari merito con gli dei. In fondo, davanti all’∞, che differenza c’è tra 4 e duemila miliardi?

Ricapitoliamo. I commoner non possono nulla contro gli orchetti, che non possono nulla contro gli eroi, che non possono nulla contro un drago eccetera eccetera, ma tutti, e qui sta il punto, sono impotenti di fronte all’infinito. Si potrebbe obiettare: «Ok, siamo degli sfigati, ma perché questo impegno per farcelo notare?». La summenzionata Durga direbbe che riconoscere la piccolezza del nostro mondo limita la misura del dolore e dei desideri che lo pervadono. E se la consolazione non fosse un motivo sufficiente, si percorra la strada a ritroso: niente orchetti senza commoner, niente eroi senza orchetti, niente draghi senza eroi, niente infinito senza draghi. E dunque niente infinito senza di voi.


Francesco D’Isa ha esposto quadri e pubblicato libri, come I., (Nottetempo, 2011), Anna – storia di un palindromo (Effequ, 2014), Ultimo piano (o porno totale) (Imprimatur, 2015), Forse non tutti sanno che a Firenze… (Newton Compton 2015). Dirige L’INDISCRETO e scrive su vari blog e giornali.

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