#Bonsai 40 – Graziano Graziani, Atlante delle Micronazioni

di Gabriele Merlini

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Inutile negarlo. C’è una forma di automatica simpatia per qualsiasi presentazione in cui venga introdotto un testo che non sia narrativa e dove non figuri un tizio in vena di lodi perché «a discapito del plot in queste righe la forza è lo stile.™» Oltretutto, se il volume del quale si discute trova difficoltà d’inserimento negli scaffali (sociologia? Geografia? Antropologia?) e prendendo posto davanti all’autore non puoi non pensare a un libraio seccato che si massaggia le tempie, la fascinazione è inevitabile.
Così detona l’utilità di specifici prodotti ibridi in un ambiente mediamente livellato e l’Atlante delle micronazioni di Graziano Graziani (Quodlibet 2015) funziona da sana quanto vitale boccata d’aria: dettagliato catalogo di «paesi minuscoli che nessuno ha mai riconosciuto» compilato tipo serioso tomo scientifico ma scritto con l’abilità e l’ironia d’uno scorrevole testo di fiction. La nascita, la vita e (spesso) la morte di eccentrici luoghi governati da altrettanto eccentrici signori i quali – per le motivazioni più varie: «politiche, goliardiche, economiche, utopiche, persino truffaldine» – scelgono di proclamarsi capi di stato, primi ministri o monarchi di aree quali pareti rocciose, piloni arrugginiti, appartamenti dismessi o brandelli di deserto. Storie autentiche anche quando sembrano inventate secondo una tradizione antica ma sempre spendibile, se maneggiata con capacità.
Dunque tra le pagine dell’atlante prende forma la storia dell’Imperatore degli Stati Uniti Joshua Norton o Norton I – pure utilizzato da Mark Twain per modellare il personaggio del re in Huckleberry Finn – o Michael Bates principe di Sealand, piattaforma in metallo e cemento davanti alle coste inglesi (mia sezione preferita, specie per la fondazione in loco d’una emittente radiofonica negli anni della Swinging London e per il fatto che a Sealand – cinque abitanti in totale – vi sia stato pure un colpo di stato.) L’Isola delle Rose fatta emergere artificialmente da Giorgio Rosa nel sessantotto al centro dell’Adriatico, dopo avere fondato la Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento e essersi imbarcato sopra un natante munito di motore Fiat 500, oppure il Principato di Seborga, monarchia costituzionale popolata da quattrocento sudditi con valuta il Luigino (cambio fisso a 6 $ U.S.A.), spiccata attitudine a emettere francobolli, passaporti e targhe automobilistiche difficilmente leggibili sulle principali arterie italiane.
Suggestioni e approfondimenti che, proseguendo nella lettura, inducono riflessioni a svicolare dal contesto micronazionalistico in senso stretto (parola che non conoscevo ma quando Graziani l’ha pronunciata ho finto goffa dimestichezza, tipo «beh certo, il micronazionalismo») e buone per trascinarti altrove: alla psicologia, il variegato mondo delle relazioni umane, cosa può indurre qualcuno a compiere faccende parimenti curiose. Un manifesto politico, volontà di ribellione contro istanze conservatrici o progressiste – si va da reggenti d’estrema destra a comuni ultrarosse, solitudine, religione, debolezze che rendono necessario l’autoproclamarsi re di posticini chiamati Stato virtuale del Lizbekistan, premier, sceicco. Una visione della patria e della politica intimistica al punto tale da sedersi in garage e scriversi la propria costituzione pur sapendo che nessuno riconoscerà niente di quanto ufficialmente proclami ma pazienza, la vera vita è questa, qui sta la libertà (meritevole la carta del Regno di Elgaland-Vargaland al cui punto P leggiamo il diritto di chiunque all’esistenza eterna, o l’articolo 13 della Repubblica di Uzupis che recita: un gatto non è obbligato ad amare il suo padrone, ma deve aiutarlo nei momenti di difficoltà.)
Il Dominio di Melchizedek situato presso le isole Taongi nell’oceano Pacifico ma con capitale Gerusalemme – d’altronde è uno stato ecclesiastico presidenziale, per quello che significa – o la Repubblica dei Piani Sottani, forma di governo: repubblica assoluta, sorto a ridosso d’uno svincolo stradale tra Grassano e Tricarico sulla via Appia per ricordarci come, trovassimo mai la nostra quotidianità un po’ seccante e disponendo di fantasia, emigrare in un posto migliore, similissimo a te, è faccenda semplice e (parrebbe) enormemente soddisfacente.

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