Miti e simboli di Casapound Italia: la parabola politica della destra non-conforme/3

di Severino Antonelli

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Sovranità e Lega Nord di Matteo Salvini

Abbiamo visto da quale bacino intellettuale CPI abbia tratto le proprie idee, e come queste si siano poi applicate a specifiche proposte politiche. Seguendo la linea “culturale” di De Benoist, CPI ha riaggiornato la distanza tra attivismo politico e programmazione culturale grazie all’uso dei social network e a una copertura televisiva sempre crescente perché legata alla questione migratoria. La autoimpostasi etichetta di “fascisti del terzo millennio” – mai del tutto compresa ma di facile impatto mediatico – non ha fatto che ingigantire e deformare la portata delle loro azioni, in particolare con la contrapposizione fisica e i pogrom messi in scena nei confronti di rifugiati politici e richiedenti ospitati in quartieri più o meno disagiati.
Ora, per concludere, è bene vedere in che modo questo partito stia compiendo la sua ultima metamorfosi, fondando il movimento Sovranità per appoggiare il nuovo corso della Lega Nord di Matteo Salvini.

Le convergenze più forti tra i due partiti sono basate sulla critica alle politiche europee in campo economico – pareggio di bilancio e moneta unica – e di immigrazione. Rimaniamo a queste ultime, che, a nostro avviso, hanno una forte correlazione con la classe sociale a cui appartiene il bacino elettorale del movimento e le sue prospettiva lavorative. È utile in questo caso citare un passaggio dell’ultimo studio di Guy Standing, in cui l’economista descrive le diverse categorie sociali della nuova “classe” precaria:

La prima è composta da individui espulsi dalle comunità e dalle famiglie operaie. Provano una sensazione di relativa deprivazione. Loro, i genitori o i nonni avevano un lavoro tipico della classe operaia, con relativi status, competenze e rispetto. […] Sono anche relativamente poco istruiti e quindi prestano un orecchio più attento ai populisti che propugnano programmi neofascisti. I membri di questa fetta di precariato incolpano sempre gli “altri” per la loro sfortuna[…]1

Questa definizione coincide in toto con le proposte del “Mutuo Sociale” e la campagna di “Tempo di essere madri”. Benché non esistano statistiche concrete sul bacino elettorale di CPI, possiamo mettere insieme i dati finora raccolti e cercare di presumere gli ideali destinatari dei messaggi politici, ovvero una classe sociale tendenzialmente inquadrabile nella piccola borghesia cittadina, di solito giovane, distribuita su tutto il territorio nazionale ma con una forte presenza nel centro Italia. Dall’altra parte abbiamo un partito oramai consolidato come la Lega Nord, supportata fino ad oggi principalmente dalla piccola e media impresa del nord, cittadina e agricola2. Il punto di contatto maggiore tra i due partiti rimane quello di unire le forme di populismo contestatario (rivolto contro le élite partitiche, culturali ed economiche nazionali ed europee) e populismo identitario (contro la presenza di migranti in chiave nazionalistica), spesso fuse in un risentimento unico, quello per cui «le élite sono rifiutate nella misura in cui sono percepite come “il partito dello straniero”, se non addirittura “degli stranieri’, rappresentati di quella potenza malefica chiamata […] “cosmopolitismo” o “mondialismo”»3. Da protestatario a identitario, nella definizione che ne dà Taguieff, è una tendenza che altri partiti populisti europei stanno compiendo negli ultimi anni, come nel caso dell’FPÖ austriaco. Per cogliere questo passaggio si può fare attenzione al peso mediatico dell’ultime rivendicazioni politiche: se nei primi anni CPI poteva entrare in contatto con la comunità cinese di Roma o ospitare all’interno delle proprie occupazioni immigrati di origine somala4, con l’acuirsi dei problemi percepiti dalla fascia di elettorato più emarginata socialmente – la classe precaria, gli abitanti delle periferie –, la retorica anti–immigrazione è diventata una fonte di consenso a cui sacrificare le proprie azioni passate e le proprie proposte politiche più definite, salvo poi tirarle fuori di fronte ai media che domandano ingenuamente di xenofobia o odio razziale di fonte a episodi come gli scontri tra abitanti del quartiere e rifugiati politici di origine africana accaduti nel novembre 2014 nella borgata romana di Tor Sapienza, o quelli nel quartiere residenziale di Casale San Nicola, sempre a Roma, o l’assegnazione di case popolari a gruppi familiari rom e sinti, con l’aggravante di illogicità percepita a causa dell’immagine di questi ultimi come popolo nomade5. In sostanza, ciò che unisce ideologicamente CPI e Lega Nord, al di là dei fatti contingenti, è quello di appartenere entrambi alle fila di “partiti antisistema”, il cui discorso, incentrato sulla difesa dell’identità nazionale, mescola alla «xenofobia antimmigrati il rifiuto dell’Europa della mondializzazione […] di solito guidati e incarnati da tribuni telegenici, posti fuori delle categorie formali del binarismo vigente nel sistema politico»6, come nel caso di Salvini.

Il passaggio da un partito con una forte tradizione regionalista come la Lega Nord a un movimento nazionale che fomenti e incanali diversi malesseri percepiti nel paese in periodo di crisi ha dovuto per forza passare attraverso una fase di giustapposizione di sigle partitiche nuove che facciano dimenticare anni di critiche verso centro e sud Italia, oppure, nel caso di CPI, con qualcosa di ibrido, a un tempo edulcorato da immagini troppo legate all’immaginario neofascista e con un certo radicamento nel territorio. In più, il cosiddetto superamento di destra e sinistra già accennato nei paragrafi precedenti gioverebbe sia a CPI che a Salvini, perché consentirebbe loro una nuova “purezza”, libera, nelle intenzioni, da coloriture ideologiche o da passati ingombranti. Il dato interessante è che questo non va di pari passo con una revisione vera e propria del proprio passato; se infatti Di Stefano presenta un simbolo come quello di Sovranità libero da riferimenti alla cultura neo o post-fascista – in linea, in sostanza, con le scelte iconografiche di CPI –, non ha problemi a ribadire la propria stima per Benito Mussolini. Si può ipotizzare, inoltre, dopo questa breve analisi, che uno dei motivi a spingere i vertici di CPI a fondare un movimento a parte come Sovranità, sia stata anche la questione posta dalle forme aggregative seguite fino a quel momento. Pensare di poter concorrere in un’alleanza con la Lega Nord a livello nazionale voleva dire superare la forma di movimento, e aprirsi invece a una forma partitica più frammentaria e deresponsabilizzata, aperta anche a elettori non riconducibili a una visione iniziatica o totalizzante della politica.

Esistono però anche dei dati contrastanti, difficili da interpretare, ma sui quali si possono avanzare delle ipotesi. Se definiamo infatti la Lega Nord come un movimento antistatalista7, questo collide con la visione invece tutta statalista e accentratrice di CPI. Ecco che anche in questo caso il “vestito nuovo” di Sovranità serve a eliminare la contraddizione. In merito a questo aspetto, valgono per ora le parole del giornalista Alessandro Leogrande, che collegano i problemi della nuova Lega di Salvini anche con le differenti sensibilità territoriali:

È sempre sembrato evidente che il leghismo al sud incontrasse un limite strutturale. […] Il partito contro le tasse e contro la spesa pubblica (che oggi chiede una tassazione al 15 per cento, proprio come in Bulgaria o in Albania) difficilmente è riuscito a solleticare gli istinti più profondi di chi chiede più assistenzialismo, più intervento, più aiuti specifici. In una parola: più spesa pubblica. […] Ogni leghismo meridionale (e in passato qualche tentativo autoctono c’è anche stato) ha sempre cercato di porsi come nuovo mediatore tra il disagio locale e lo stato centrale al posto di coloro i quali, “tutti gli altri”, finora si sono dimostrati sistematicamente “corrotti”. Per questo le esperienze localistiche sono sempre andate a sbattere contro un evidente paradosso: a spingere il tasto della demagogia si finisce per chiedere esattamente quelle cose (più soldi, piani speciali, più attenzione da parte del governo centrale…) che ogni federalismo dovrebbe rifiutare, o quanto meno arginare.

Per concludere il discorso sulle politiche migratorie, sempre Standing, continuando nell’elencazione di quelle categorie sociali più esposte ai disagi delle di formule lavorative instabili, inserisce gli stessi immigrati:

La seconda variante è quella dei classici non-cittadini: migranti, rom, minoranze etniche […] Anche questo gruppo vive una deprivazioe relativa e confronta l’esperienza attuale con la propria “casa” o con un antico mondo che ha perso. […] La loro rabbia può sfociare nella disponibilità a sgobbare, a offrire in cambio uno sforzo strenuo. Non sorprende allora che i migranti siano preferiti ai lavoratori […] È per questo che è facile mobilitare la prima variante del precariato contro la seconda8

Su questo punto vale la pena notare che CPI non può riconoscere nella rabbia del lavoratore immigrato una rabbia simile alla sua perché questa non si manifesta in maniera pubblica, e non solo per motivi di emarginazione e rappresentanza sindacale, ma proprio perché si incanala nella stesse condizioni lavorative che la generano. La frustrazione per molti immigrati, irregolari o meno, si trasforma appunto in disponibilità al lavoro irregolare, supportata dall’illusione che lo stakanovismo possa elevare la propria condizione sociale e favorire l’integrazione in una società idealizzata proprio per il suo presunto fondamento meritocratico. Dall’altra parte, la deprivazione da una serie di diritti e sussidi assicurati alle generazioni più anziane – o date per scontato al grido di “prima gli italiani!” – come un welfare funzionante e la garanzia di una stabilità lavorativa viene attribuito non solamente, come una visione semplicistica del neofascismo potrebbe immaginare, all’immigrato in sé, ma all’immigrato in una situazione di crisi endemica del mercato del lavoro. L’eccezione, l’emergenza, infatti, e non lo stato di diritto, sono la proiezione legislativa in cui è più facile agire per i partiti populisti. Paradossalmente, infatti, l’idea che le differenze culturali tra popoli siano un buon modo per distinguere, dividere e impedire quello che viene considerata un’aberrazione, ovvero il tanto vituperato multiculturalismo, attecchisce appieno in un sistema di pensiero memore del progressismo dei decenni passati. Basterebbe infatti prendere in considerazione quanto detto da Agamben a proposito dello stato di eccezione per vedere come questo abbia piena applicazione proprio nel caso del continuo aumento dei flussi migratori in partenza dal nord Africa verso l’Europa: si riconosce generalmente a tutti gli essere la legittimità di esistere, di essere accolti, ma solo in condizione di presunta normalità. Questo panico, con tutto il suo corollario di vocaboli allarmisti e vaghi come “invasione”, “orda” ,“esodo” diventa la scusa per nascondere idee qualunquiste e xenofobe dietro un fragile differenzialismo. Continuando a sottolineare l’eccezionalità delle immigrazioni dovute a guerre e carestie – quindi a eventi che almeno nell’Europa contemporanea non sono considerate parte di uno standard di vita quotidiana –, si ribadisce l’impossibilità di rispondere in maniera adeguata e corretta alle varie “emergenze”. Il razzismo assume così un tono che potremmo definire “negativo”, ovvero scaturito non solo da una propositiva difesa dei valori e dello stile di vita occidentali, ma dalla costatazione dell’impotenza e della responsabilità delle classi dirigenti europee di fronte a questi fenomeni – retorica capace di attirare chi mai prima aveva dato ascolto alle campane dei partiti neofascisti tradizionali.

1 G. Standing, Diventare cittadini. Un manifesto del precariato, Feltrinelli 2015, p. 35.

2 In merito a questo allargamento dell’elettorato, basti notare come la creazione di Noi con Salvini non ha in alcun modo sostituito la Lega Nord, ma ne ha ripulito l’immagine regionalista per importarla di sana pianta al centro e al sud Italia, come esplicitamente scritto nel sito del partito: http://noiconsalvini.org/chi-siamo/.

3 P-A. Taguieff, L’illusione populista, op. cit., p. 137.

4 D. Di Nunzio e E. Toscano, Dentro e fuori Casapound, op. cit., p. 54.

5 Secondo il progetto eurpeo ROMaIDENTITY, al 2013 solo il 3% di rom, sinti e camminanti conduce una vita nomade: http://www.romaidentity.org/rom_numeri.php.

6 P-A. Taguieff, L’illusione populista, op. cit., p. 10.

7 ivi, p. 73.

8G. Standing, Diventare cittadini, op. cit., p. 35

Bibliografia:

– A. Cosmelli e M. Mathieu, OltreNero Nuovi.Fascisti.Italiani, contrasto 2009

– D. Di Nunzio e E. Toscano, Dentro e fuori Casapound. Capire il fascismo del Terzo Millennio, Armando ed. 2001

– Furio Jesi, Cultura di destra, nottetempo, Roma 2011

– Francesco Germinaro, La destra degli dei: Alain de Benoist e la cultura politica della Nouvelle droite, Bollati Boringhieri, Torino 2002

– Daniele Giglioli, Critica della vittima, nottetempo, Roma 2014

– G. Standing, Diventare cittadini. Un manifesto del precariato, Feltrinelli 2015

– P-A. Taguieff, L’illusione populista, Bruno Mondadori 2002

Sitografia:

http://www.casapounditalia.org/p/la-storia.html (16/03/2015)

–http://www.internazionale.it/reportage/2015/03/01/il-fallimento-di-matteo-salvini (17/03/2015)

http://www.doppiozero.com/dossier/cultura-di-destra (17/03/2015)

http://94.23.251.8/~casapoun/images/unanazione.pdf (18/03/2015)

http://www.casapounditalia.org/p/le-faq-di-cpi.html (19/03/2015)

–http://www.laprivatarepubblica.com/ggentismo-nuove-destre-fascioleghismo/(24/03/2015)

–http://www.ilgiornale.it/news/politica/pegida-sbarca-italia-anti-islamici-tedeschi-saranno-fianco-1098032.html (24/03/2015)

–http://www.lemonde.fr/idees/article/2010/08/09/les-elans-rates-de-la-nouvelle-droite_1397188_3232.html (24/05/2015)

https://neweuropeanconservative.files.wordpress.com/2012/10/manifeste-la-nouvelle-droite-de-lan-2000.pdf (24/05/2015)

–http://espresso.repubblica.it/palazzo/2012/11/05/news/casapound-guerra-in-birmania-1.48032 (14/04/2015)

http://italpag.altervista.org/9_b_storia/storia11.htm (21/04/2015)

http://noiconsalvini.org/chi-siamo/ (22/04/2015)

http://www.romaidentity.org/rom_numeri.php (22/04/2015)

–http://www.lettera43.it/politica/casapound-di-stefano-lista-unica-con-la-lega_43675186678.htm (15/09/2015)

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