#Venezia72 – Interruption di Yorgos Zois

di Marcello Bonini

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Bisognerebbe promuovere l’uso letterale del termine discutibile. Tornerebbe assai comodo, soprattutto all’interno del dibattitto artistico. Discutibile nel senso dunque di “capace di generare di discussioni”, da riferirsi a qualcosa che possa essere a ragione percepito sia positivamente che negativamente. Insomma, esattamente ciò che fa l’arte migliore: non dare la possibilità di una lettura univoca, ma garantire una pluralità che ammette giudizi antitetici.
A quel punto, si potrebbe definire discutibile Interruption, film greco in concorso quest’anno a Venezia nella sezione Orizzonti. Durante tutta la visione non si è mai del tutto sicuri se il regista Yorgos Zois abbia dato prova del suo genio o ci abbia più semplicemente preso in giro con uno di quei film che non dicono niente fingendo di dire tutto. Tanto cinema ellenico contemporaneo (si pensi solo al Leone d’argento dell’ultima edizione, Miss Violence) si pone come allegoria della crisi greca (sociale prima che economica), ma se si provasse in questa sede a districare tutta la complessissima rete di simboli, metafore ed allusioni di Interruption non se ne uscirebbe più. Un sunto della trama, se di trama si può parlare: durante una rappresentazione teatrale dell’Orestea un gruppo di uomini armati irrompe sul palco e coinvolge alcuni degli spettatori nella realizzazione dello spettacolo, che loro, nuovi protagonisti, dovranno reinterpretare. Già in partenza dunque Zois gioca ad intrecciare i diversi livelli narrativi, perché la trilogia eschilea di cui il pubblico (gli spettatori) prende parte attiva racconta della fondazione della società moderna, narrando della prima volta in cui il pubblico (i cittadini) prese parte attiva nella società (il processo ad Oreste tenutosi sull’Areopago davanti ad Atena). Il piano del teatro-nel-film viene sconvolto dal piano del teatro-nel-teatro-nel-film, dove il secondo deve reinventare il primo. Ma ci fermiamo qui, perché tra un dibattito sulla funzione del mito nel contemporaneo ed una scena di tango Interruption davvero dà adito ad un indefinibile numero di interpretazioni, ed è alto il rischio di forzarlo ad ogni costo ad essere un grande simbolo dell’oggi, quando magari Zois voleva solo fare un thriller metateatrale. Davanti a film che troppo facilmente possiamo leggere in infiniti diversi modi, il sospetto che in realtà siano stati costruiti appositamente con questo unico scopo e che sotto non vi sia null’altro è forte, e qui si torna allora al lecito dubbio iniziale: è genio o raggiro?
E se fosse entrambe le cose? Appunto: Interruption è discutibile. Ci sono tutti i motivi per innamorarsene, e nessuna buona ragione per non odiarlo. Per quanto non di rado esageri con le metafore oscure ed indulga in soluzioni narrative facili, è difficile non rimanere coinvolti nella rappresentazione quanto lo è chi vi è costretto al suo interno. Anche perché proprio in virtù della sua complessità simbolica è davvero arduo immaginarsi cosa avverrà nella prossima scena, e questo non fa altro che farci sentire la crescente tensione vissuta dal campionario umano che controvoglia sale sul palco. Ammesso e non concesso che lo spettatore di Interruption debba identificarsi in quel gruppetto di attori improvvisati e non più cinicamente nell’indistinta massa di spettatori della pièce, che ottusamente continua ad applaudire, incapace di distinguere tra realtà e finzione. L’ennesima domanda, alla quale codardamente di nuovo non diamo seguito.
A questa e a tutte le altre dovrà rispondere chi vedrà Interruption. Dovrà, se non riuscirà ad accettare che l’arte è un territorio ambiguo, dove non necessariamente vale il principio di non contraddizione, e talvolta istanze che si negano l’un l’altra sono contemporaneamente vere. E proprio qui sta, nel bene e nel male, il fascino dell’opera di Zois. Che davvero prende il giro gli spettatori con un’eccesiva dose di pretenziosa cripticità, ma riesce assieme a mettere in scena un film di grande fascino visivo ed intellettuale. Con questa consapevolezza, Interruption trova la sua grandezza.

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