[SSdP] Il bene maggiore per l’editoria

– Sergio Vivaldi –

Sotto il nome di Sublime Simposio Del Potere andava la mailing list che ha usato Vanni Santoni per convocare un manipolo di prescelti a parlare di fantasy il 17 gennaio 2015 a Firenze, nella bellissima libreria TodoModo. La discussione è stata ampia e interessante: per questo ho chiesto a tutti i partecipanti di provare a trascrivere il loro intervento.

I tempi sono stati epici, conformemente al tema trattato, ma gli eroi hanno vinto le loro battaglie, e siamo pronti adesso a presentarvi, ogni martedì, una diversa visione del mondo del fantasy, con l’auspicio che questo genere minore susciti ancora fiamme di passione e, soprattutto, un buon dibattito.

aye!

La captatio benevolentiae è una tecnica retorica usata per accattivarsi il favore dei lettori e, avendo avuto l’infelice idea di parlare di un argomento complesso e controverso, queste prime righe dovrebbero servire a non farvi fuggire da questa pagina. In totale spregio dei maestri latini, quanto segue vi dirà che vampiri, lupi mannari e altre disgrazie sono la nostra salvezza. Mi spiego.

È ancora molto diffusa l’idea romantica di casa editrice come fonte inesauribile di opere d’arte e quando un prodotto non raggiunge determinati standard di qualità letteraria è un susseguirsi di domande su chi abbia permesso tale scempio. È facile dimenticare il costo dell’arte: l’anticipo per l’autore, e poi editor, redattori, grafici e ufficio stampa da pagare nel caso di un opera italiana, diritti di traduzione e traduttore in caso di opera straniera, costi di distribuzione, magazzini, locali… Quello compiuto dall’editore è un investimento senza alcuna garanzia di ritorno economico, un gioco in cui pochi errori possono essere fatali. Tre o quattro investimenti sbagliati e anche un editore affermato si troverà a navigare in cattive acque. Come si possono evitare errori in questa fase? Come scegliere un libro?

copertina1

Molti urlano il bisogno di contrapporre la qualità ai grandi successi di vendita, ma questa è una visione semplicistica, per tre motivi. Primo, buttare prodotti di qualità in un mare di mediocrità non impone un innalzamento della qualità degli acquisiti: qualcuno proporrà sempre mediocrità, qualcuno sempre la comprerà e ha tutto il diritto di farlo. Secondo, la qualità non è oggettiva. Edgar Allan Poe morì povero e alcolizzato, Lovecraft scriveva su riviste pulp, Shakespeare era per le masse, l’elenco potrebbe andare avanti per ore. Terzo, le mode sono passeggere e non sempre un buon romanzo viene apprezzato al momento dell’uscita. Peggio, un romanzo può rimanere sconosciuto al pubblico salvo poi, alcuni anni dopo, vedere lo stesso tema diventare virale con lavori non altrettanto validi. È impossibile prevedere queste dinamiche.

Se si considera anche il calo di lettori degli ultimi anni, allora scegliere cosa pubblicare è cruciale, e la tendenza è quella di affidarsi a prodotti riconoscibili su più media, anche quando le ragioni di una scelta non sono subito evidenti. Un esempio recente è Twilight: nato da un’idea di Stephenie Meyer, scrittrice americana di formazione mormone e pensato a scopo educativo, è diventato virale nel giro di pochi anni grazie anche ai film tratti dalla saga. Era un buon lavoro? Assolutamente no. Una lunga lista di cliché trattati male sono la base di personaggi deboli il cui insieme dà vita a una trama banale all’interno della quale si perdono i valori educativi di partenza. Lo dimostra la retorica dei lettori intorno ai personaggi stessi: l’intento era mettere in guardia dalle tentazioni del mondo adolescenziale, a partire dal sesso, ma la discussione si è concentrata su cosa fosse meglio tra licantropi e vampiri.

twilight

Se un editore si trova a lavorare in un mercato dominato da un racconto romantico in cui una ragazza si innamora di creature sovrannaturali, cosa può fare? Accodarsi al successo. Si crea un’etichetta dove raccogliere tutti questi titoli (paranormal romance) e si provvede a pubblicarli, perché sono “investimenti sicuri”. Andare controcorrente è una scelta coraggiosa, ma non tutti sono disposti a correre il rischio di essere schiacciati da un esercito di vampiri innamorati.

Twilight non è stato un fulmine a ciel sereno. Negli anni ’90 si ha un recupero della figura del vampiro, a partire dal cinema, dove troviamo una serie di produzioni a tema. Alcuni film sono diventati di culto, su tutti ricorderei Intervista col Vampiro: Tom Cruise, Brad Pitt e Antonio Banderas sono l’inizio di un cast ricco di grandi nomi. Visto il successo, il tema viene riproposto per un target più giovane con la serie televisiva Buffy – L’ammazzavampiri: l’eroina è una liceale eletta da forze sovrannaturali a difendere l’umanità dalla minaccia dei vampiri, che uccide senza pietà con un paletto di legno conficcato nel cuore. O almeno, uccide tutti quelli di cui non si innamora. La serie, iniziata nel 1999, ebbe un successo enorme, preparando il terreno per Twilight, che nel 2005 fece saltare il banco, ma erano i tempi a essere maturi perché accadesse. Altri contenuti editoriali non ebbero lo stesso successo, ma il paranormal romance e la figura del vampiro imperversano per anni, supportati anche da una serie televisiva, True Blood, nata anch’essa dai libri di un’altra scrittrice americana, Charlaine Harris.

Eppure la Harris non ha avuto il successo della Meyer. I suoi romanzi hanno venduto, trascinati dalla serie televisiva, ma non tanto da diventare un caso editoriale. Il motivo è semplice, e ci porta al secondo criterio di selezione, ma per capirlo è necessario tenere a mente che il fantastico è percepito come un prodotto per bambini e che la prima serie di True Blood è del 2008, mentre la campagna virale di George Martin in difesa del fantastico per adulti sarebbe cominciata solo tre anni dopo, nel 2011. True Blood e i libri da cui è tratto non sono pensati per un pubblico di adolescenti, nonostante presentino un gran numero di creature magiche di solito associate alle favole, e se un adulto non si crea problemi a guardare una serie televisiva nel privato della sua casa, potrebbe vacillare all’idea di essere visto in pubblico con un libro “per bambini”. Molte persone leggono in luoghi pubblici, in treno, in metropolitana, al parco, durante la pausa pranzo, e potrebbero ritenere queste letture un danno per la loro immagine sociale. Anche per questo non vedremo mai opere paranormal romance per adulti, che pure esistono e in alcuni casi sono di buona qualità. Leggereste un libro per adulti (con tutte le implicazioni sessuali del caso) che parla di donne innamorate di vampiri, seduti comodamente in metropolitana, magari con tanto di vampiro palestrato in copertina?

I potenziali lettori attratti da un certo titolo sono una discriminante, e questa suddivisione viene fatta per fasce di età. Neanche questa è una novità, la storica collana Harmony ha sempre avuto un pubblico ben definito, e sopravvive a tutt’oggi senza grosse crisi, ma trattando argomenti poco interessanti per la comunicazione multi-mediale non è mai stato troppo evidente. Al contrario la fascia dei lettori adolescenti non è solo una delle più forti, e dunque un mercato importante per le case editrici, ma raccoglie anche i lettori più vicini e familiari al concetto di multimedialità. Per questi motivi gli Young Adults (YA), i romanzi per giovani adulti, sono una delle miniere d’oro degli ultimi anni e uno dei criteri per la pubblicazione di un manoscritto.

hunger games1

Cosa succede quando YA e paranormal romance vengono combinati? Twilight. A ulteriore dimostrazione di quanto sia stato casuale il suo successo. Negli ultimi anni si è abbandonata la strada del paranormal romance, ormai satura di pubblicazioni, ma prosegue la fortuna dello YA e del romance, questa volta attraverso distopie. Hunger Games (NB: se i “casi editoriali” fossero tutti come Hunger Games, questo scritto non avrebbe ragione di esistere) e le sue imitazioni (NB: per le imitazioni, rileggete la parentesi di prima togliendo la negazione) hanno spazzato via i vampiri, almeno per il momento, ma tra qualche (poco?) tempo il mercato sarà saturo anche di questi contenuti e arriverà una nuova moda, difficile prevedere quale, ma è facile scommettere che lo YA ne sarà ancora parte.

Un ultimo punto mi sembra importante sottolineare, quello delle nuove leve e del modo in cui vengono selezionate. Importare un autore straniero è ancora la scelta più sicura, perché la valutazione è stata fatta da altri e l’editore può fare leva sul successo internazionale e su strilli firmati da nomi altisonanti al momento del lancio. Il manoscritto di un autore italiano è un salto nel buio, una scommessa con l’ignoto. Spesso chi scrive non ha mai pubblicato nulla e si cimenta in un romanzo senza una gavetta o linee guida ma si basa su consigli raccolti in rete. La colpa non è da addossare interamente all’aspirante scrittore, ma anche allo scarso numero di riviste per la pubblicazione di racconti brevi. Se si considera solo la letteratura di genere, ampliando lo spettro anche alla fantascienza, il numero di riviste cartacee italiane di un certo peso è molto ridotto, il numero sale se si includono le riviste solo digitali ma conosco una sola eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale.

Come trovare nuovi autori italiani? Il mercato delle autopubblicazioni, per quanto rappresenti un’opportunità straordinaria, è un mare di lavori pessimi, spesso pubblicati senza alcuna forma di editing. La ricerca di prodotti validi in questo mare è sfiancante per una casa editrice, che non può avere le risorse necessarie per monitorarlo. La via più sicura per dimostrare il proprio valore rimane quella di affidarsi alle riviste e ai piccoli editori. Un piccolo editore potrebbe decidere di rischiare su un certo titolo, puntando sulla qualità, sulle basse tirature e sui lettori fidelizzati alla casa editrice stessa prima ancora che a un autore. È una gavetta lunga, spesso frustrante e per molti infruttuosa, ma l’unica in grado di garantire le credenziali necessarie. Il successo tramite l’autopubblicazione potrebbe fare più rumore, è l’equivalente di sfondare una porta a calci, ma funziona solo per pochi.

Lo sporco segreto dell’editoria è evidente a chiunque voglia vederlo: le scelte commerciali su lavori di bassa qualità, in particolare se presenti su molte piattaforme, sono fatte per cercare investimenti a ritorno sicuro, senza i quali gli editori non potrebbero sopravvivere (e anche così fanno parecchia fatica). Quando poi si opera nel contesto di un piano editoriale, questi soldi dovrebbero essere investiti su titoli più validi e su nuovi talenti. Ma. I nomi in circolazione sembrano sempre gli stessi. Il libero mercato porterà sempre prodotti di scarsa qualità. Il numero di lettori cala ed è sempre più difficile vendere. Educare alla lettura è un dovere, ma è importante farlo senza mortificare le scelte altrui per evitare di riportarli davanti alla televisione (meglio Breaking Bad di tanto altro, ma sto divagando). Mi piace tutto questo? No, ma è il punto di partenza che abbiamo, immaginarne uno diverso è un esercizio di retorica. Solo una domanda rimane senza risposta: secondo quale piano editoriale si sta lavorando?

2 Comments Add yours

  1. Elena Marino ha detto:

    L’ha ribloggato su .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...