#Strega2015 | Marco Santagata, Come Donna Innamorata

[Quattro anni fa la redazione di questo blog si lanciò nell’impresa di recensire tutta la dozzina dei candidati al premio Strega, partendo da queste premesse e arrivando a queste conclusioni.
L’anno scorso abbiamo recensito questi libri.
Quest’anno, con una visione meno compatta ma con il medesimo interesse verso le storie e i libri, ci siamo dati lo stesso obiettivo. La cinquina è già stata scelta, ma ci è sembrato più coerente leggere tutti e dodici i romanzi arrivati al primo importante passaggio del Premio. Anche questa volta, come nel 2011, non cercheremo di trarre conclusioni definitive. Una riflessione verrà, se non emergerà automaticamente, in seguito.
Qui trovate le altre recensioni.]

di Tommaso Ghezzi

In un contesto sociale nel quale la letteratura, e la cultura in genere, ricoprano un ruolo, non dico predominante, ma comunque autorevole, “determinate” per la coscienza degli esseri umani che lo compongono, di romanzi come quello di Marco Santagata su Dante Alighieri, ne faremmo volentieri a meno. Basterebbe – sempre nel contesto sociale di cui sopra – leggersi la Vita Nova, o le Rime, magari prepararsi, studiare nelle numerose biografie (l’ultima tra l’altro proprio operata dallo stesso Santagata) per definire le categorie ermeneutiche necessarie per la comprensione del testo e confrontarsi direttamente con la Parola dei Poeti. Ma nell’Italia del 2015, di romanzi come quello di Marco Santagata su Dante Alighieri, ne abbiamo bisogno, evidentemente. Abbiamo bisogno anche di Saviano della de Filippi, di Baricco come opinion leader e di Roberto Benigni in prima serata, pare. È importante a questo punto interrogarsi su cosa significhi veramente ‘divulgare’: affastellare immagini e simboli, riferimenti iconici per “banalizzare” e semplificare impianti complessi e multiformi, appiattire quindi la policromia e la profondità degli argomenti per risultare fruibile? Oppure è veramente possibile ‘vendere’ una cultura alta ad un pubblico vasto attraverso la sua linearità retorica, attraverso la paratassi dei periodi o più semplicemente l’umanizzazione, l’agevolazione dei sistemi propedeutici?

Di certo l’autore di questo romanzo parte avvantaggiato rispetto a Roberto Benigni: Marco Santagata è probabilmente il più autorevole tra gli studiosi di poesia medievale. Sua è la direzione del meridiano dei Rerum Vulgarium Fragmenta di Petrarca e delle opere di Dante Alighieri, suoi la maggior parte dei saggi che compongono le bibliografie degli esami di filologia italiana all’università. Suo è questo volumetto di 192 pagine, in lizza nella dozzina del premio Strega 2015 e poi selezionato nella Cinquina, intitolato Come Donna Innamorata, edito da Guanda ed uscito questo inverno. Il protagonista di questo romanzo è Dante Alighieri, i personaggi secondari sono la Bice “Beatrice” Portinari, Guido Cavalcanti, Gemma Donati, e più o meno tutte le altre figure che popolano la biografia del Poeta. La vicenda segue tre eventi chiave della vita di Dante, scomposti e incasellati in capitoli con un pregevole ingegno compositivo. Firenze 8 giugno 1294, giorno in cui la Vita Nova prende la sua forma definitiva e viene elaborato il lutto per la morte di Beatrice, Firenze 8-17 Giugno 1290, la veglia funebre e il trasporto della deceduta Beatrice e Ottobre 1314 Mulazzo, in cui Dante, ormai esiliato, ha l’illuminazione per definire l’ellisse spirituale che lo porterà a chiudere il Purgatorio.

Il plot potrebbe sembrare un azzardo, ma con una lettura scevra da pregiudizi, una predisposizione d’animo sciolta e fiduciosa nei confronti di un’autorità accademica, è anche possibile godersi questo testo, che vuole in qualche modo celebrare il 750° anniversario dalla nascita del Poeta.

Il romanzo è auerbachiano, nel senso che intende ogni dato letterario del Dante poeta come strettamente collegato a corrispondenti dati storici. La Bice “Beatrice” Portinari è una ragazza vera, «dagli occhi smeraldi», sterile e sofferente, obbligata in moglie al bruto e assente Simone de’ Bardi, che non manca di mortificarla per la sua «inefficienza» a dargli una prole. Guido Cavalcanti è invece un supponente, ma bonario, amico di Dante, di dieci anni più grande, miscredente e non proprio gratificato dalla nuova poesia che l’Alighieri porta avanti a tal punto da apostrofare l’amico chiamandolo “Dantino”, un misto di motteggio amichevole e di reale disappunto per le sue idee. Ma soprattutto è il protagonista ad essere un uomo in carne ed ossa, con le sue paure, le sue viltà e le sue malattie (Santagata sembra molto certo nell’attribuire a Dante una forma di epilessia), il suo soffrire le turpi inezie della società nella quale vive.

Il libro è diviso in due parti intitolate Bice, la prima, e Guido, la seconda. Sono i due personaggi principali che scortano la riflessione di Dante, la quale condurrà alla sua maturità poetica. Rimbalzando la focalizzazione ora su l’uno, ora su l’altro tronco riflessivo, la personalità di Dante arriva a far coincidere la poetica con la vita, nella più immediata forma di assimilazione nozionistica da libro di testo liceale che proietta l’esistenza empirica nella letteratura e/o viceversa, che costruisce, in altre parole, la personalità degli autori sulla base delle loro opere.

Dante affronta il dissidio con Beatrice e Guido, entrambi “ripudiati” nel buio periodo del priorato prima e dell’esilio poi. È proprio in Lunigiana che Dante fa quadrare la sua dottrina letteraria. Come un’esistenza vissuta per barlumi, per frammenti irrelati, Dante chiude il Purgatorio con la celebrazione della poesia di Cavalcanti incarnata in Matelda (anagramma di ad letam, “verso la lieta”, ovvero colei che guada verso la beatitudine). Matelda è la Giovanna di Cavalcanti, la bellezza assoluta, virtù terrena, che immerge Dante nei due fiumi Lete ed Eunoè prima di consegnarlo purificato a Beatrice, l’amore celeste. È Matelda che passeggia sul giardino terrestre cantando “come donna innamorata” e che definisce la pacificazione con le due grandi fratture storiche di Dante, la perdita della donna amata, la conseguente ricerca di benessere nella filosofia, e l’asservimento ai sistemi politici del devastato partito Guelfo sul finire degli anni novanta del duecento, che lo avevano portato, da Priore, ad esiliare Guido Cavalcanti, “il primo dei suoi amici”. Santagata pone quindi l’accento sulla costituzione spirituale della Commedia, sovrapponendo ad essa la riconciliazione del Poeta con le crepe del suo passato; Beatrice, l’amore spirituale che Dante ha cantato nella Vita Nova, e l’amore terreno, di matrice provenzale, quello cantato da Cavalcanti, la verità spirituale e la verità terrena, le virtù teologali e le virtù cardinali, il tramite necessario per accedere alla verità totale, alla beatitudine del Paradiso.

Voleva che anche i suoi lettori capissero, che riconoscessero in quella donna di paradiso i tratti dell’amata di Guido. Questi aveva scritto che «cantava come fosse ‘namorata» ebbene anche la sua donna di paradiso avrebbe modulato i salmi “cantando come donna innamorata». Giovanna lo avrebbe condotto ancora una volta a Beatrice. A passo di danza, tenendosi sulle punte, con rapidi e brevi movimenti. Proprio come quel tramonto sulla piazza Santa Trinità, quando Bice ballava insieme a lei e lui era rimasto imbambolato a fissarne i piedini, avvolti nelle calze nere, che battevano ritmicamente il selciato.

Per i testi della nostra letteratura in Italia, abbiamo la stessa stratificazione critica che può essere riscontrata nell’interpretazione dei testi sacri. Il metodo ermeneutico è lo stesso. Per quanto si tenti di far affiorare una metodica attualizzante dello stilnovismo non si può che cadere in perfette contraddizioni con la tradizione filologica e chiosatrice del nostro più grande poeta. Un Dante che si presenti al lettore come plausibile necessita scorciatoie romanzesche gratuite, svincolate da un patto di verità con il lettore, che non devono fornire altro che suggestioni. Marco Santagata ha cercato conferme emotive, riscontri di valenza pubblica dell’opera dantesca, come se non gli bastasse la forzatura glossatrice della scolarizzazione, come se superasse la retorica del confine tra lettori evangelizzati e grande pubblico, il piglio manchevole di profondità sulla coscienza letteraria comune.

Spesso le descrizioni della situazione politica di quegli anni vengono velatamente proiettate in un confronto con accenni di politica attuale; il partito Guelfo fiorentino che, appoggiato dalla finanza, si ritrova scisso in due correnti, le purghe di un partito che diventa unico, le cariche scelte ad hoc per rispettabilità e immagine, e quindi il Dante che ha appena conquistato una rispettabilità cittadina grazie alla Vita Nova, diviene “il burattino giusto” per essere posto in una carica di facciata.

La storia insegnava che quando le persone altolocate entravano in collisione a Firenze finiva sempre in tragedia. Ecco perché i cittadini dotati di senno e di un po’ di autorevolezza dovevano impegnarsi a placare gli animi, a perorare il compromesso. In quel frangente erano più che mai necessari equilibrio e saggezza. Equilibrio e saggezza di cui lui, Dante, aveva dato ampie prove. E dunque si dedicasse al bene pubblico, partecipasse attivamente alla vita politica

La società del tempo viene descritta con la stessa nefandezza con la quale Dante la espone nella Commedia, magnati, priori e cittadini semplici che diventano figure di abiezione e infamia. Firenze è una città profondamente incolta e provinciale, dilaniata dalle fazioni politiche e dagli interessi particolaristici.

Sono tutti rimandi all’attualità che rincarano la tara della suggestione, fornita con la riproduzione di un Dante decisamente goffo e imbranato, ossessionato dalle rivendicazioni sociali nei confronti di quella Firenze che tanto lo osteggia, che lo tratta da tiepido outsider innocuo e un po’ gaglioffo, sposato con Gemma Donati, che altro non rappresentava che un instrumentum, un pretesto di appartenenza forzata ad una famiglia importante nella Firenze dei duecento (sebbene diventi poi guelfa nera). Un Dante, quindi, nel quale identificarsi, associare le tensioni sue con quelle nostre, le tensioni di allora con quelle contemporanee, e farlo sentire quindi vicino alle nostre percezioni. Il pretesto fondante dell’operazione è quello di dispiegare in romanzo, e quindi con le forme e i mezzi dell’invenzione creativa, il grumo acquisito in anni di ricerca. Il Professor Santagata passa ad un registro paulo minora, la prosa d’invenzione, dopo una serie di studi accademici, volumi di critica ecdotica e di biografie, e cerca di cogliere i momenti germinali che stanno dietro all’invenzione letteraria; cogliere il quid dell’inventio poetica con strumenti diversi da quelli della critica, certe volte, a suo stesso dire, molto più efficienti.

Se si intende pertanto il Dante di Come Donna Innamorata storico, biografico per quanto narrabile, si resta estremamente delusi. È altresì un personaggio da romanzo e così – per preservare il gusto di lettura di un libro pure piacevole – va assimilato. Di certo non è il migliore della dozzina dello Strega, ma comunque uno dei meno nazionalpopolari; il suo essere pretenzioso (di essere ora divulgativo, ora attualizzante, ora ludico), in fin dei conti, non mina la coerenza narrativa né la poetica di fondo. Come Donna Innamorata è un “buon” romanzo, come “buono” era il voto intermedio alle scuole medie tra il “sufficiente” e il “distinto”; ha la qualità di carpire un certo tipo di attenzioni, lascia scaturire reminiscenze scolastiche, simula un piano di affezione poetica che accende interesse e ricerca, stimola la rilettura dell’opera dantesca e ricostruisce una vicenda coerente. Un buon romanzo che di certo non si distingue dalla costellazione eletta dello Strega per la sua luminescenza acuta.

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...