Solo andata

7. Fenomenologia dello sfruttamento dell’italiano migrante a Berlino

di Giuseppe Colucci
Pizzeria

[Solo andata nasce dall’idea di dare voce all’esperienza di una generazione, quella dei giovani italiani in fuga. Non è un fenomeno nuovo: l’Italia è terra di migranti da sempre. Eppure, oggi, si può usare con la stessa leggerezza questa parola? Si può parlare di una nuova forma di migrazione? Ci chiediamo chi siano questi nuovi migranti, qual è la loro classe sociale, da dove vengono, dove vanno. Crediamo che problematizzare questo fenomeno, dandogli voce e spazio, possa essere un buon modo per capire il nostro presente, dove stiamo andando. Lanciamo questa rubrica anche con il desiderio di raccogliere più voci e testimonianze possibili, perché possa divenire un luogo di confronto e scambio, una narrazione collettiva.]

Questo articolo è uscito precedentemente qui.

“Se volete guadagnare 20 € per 8 ore di lavoro andate al ristorante “La Cantina”. Prelevano gli avanzi che vengono buttati nella spazzatura (carne, olive..) per poi rimetterli nei piatti da servire. Buona serata a tutti.” Questo è uno dei tantissimi messaggi scritti su uno dei gruppi Facebook più gettonati tra gli italiani a Berlino. Italiani e ristoranti italiani a Berlino, storia di una liaison che sta assumendo, negli ultimi mesi, dei contorni sempre più agitati. Il lavoro in ambito gastronomico è spesso la prima àncora di salvezza cui ricorrono molti connazionali che sbarcano in Germania e a Berlino. Prima di imparare la lingua, prima di provare a cimentarsi in quello per cui hanno studiato, si affidano a ciò che pare essere lo sbocco più logico e in cui c’è sempre qualcuno alla ricerca di manodopera: la ristorazione. In ogni angolo del pianeta, questo è uno degli ambiti lavorativi dove c’è più sommerso, lavoro in nero, sottopagato, con turni sfiancanti e turnover a livelli altissimi.

Berlino non fa eccezione e, così come altrove, all’ombra del Fernsehturm si cercano immigrati in situazioni più o meno disperate, che accettino paghe più o meno da fame. Con la differenza, però, che qui gli immigrati siamo noi. E, a volte, anche i datori di lavoro. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato alcune settimane fa, in occasione di un concerto organizzato all’SO36 di Oranienstrasse e che ha portato in Germania due band storiche degli anni novanta italiani: i 99 Posse e la Banda Bassotti. Tantissimi connazionali che oggi popolano le strade di Kreuzberg e Neukolln sono cresciuti con la loro musica e i biglietti sono andati a ruba. Una grossa polemica, però, ha preceduto il concerto. Gli ex lavoratori di “Due Forni”, “Il Casolare” e “Il Ritrovo”, catena di pizzerie dallo spirito antifa, che hanno avuto un grossissimo successo a Berlino negli ultimi dieci anni, hanno pubblicato un manifesto in cui chiedevano alle band, anch’esse storicamente antifasciste, di boicottare il concerto, perché co-organizzato e finanziato da uno dei fondatori della catena. La ragione? Condizioni di lavoro illegali, salari miseri e sfruttamento della manodopera italiana e di coloro che, disperati, cercano lavoro a Berlino. Il concerto è andato, comunque, tutto esaurito, e la Banda Bassotti ha tenuto a precisare, il giorno dopo, attraverso la propria pagina Facebook, che in realtà la persona che aveva co-organizzato il concerto, non era più gestore di uno dei ristoranti della catena da anni. La polemica, però, ha continuato a montare e ha risvegliato la coscienza di chi dava per scontato che lo sfruttamento nella pizzeria italiana di turno fosse uno scotto da pagare nella strada verso una vita migliore in Germania.

Non si può dire che si tratti dell’argomento più discusso in città, certamente. C’è comunque la tradizionale May Fest, l’apertura della stagione degli open air, le news sull’ultima startup locale che ha ricevuto un investimento milionario (Jobspotting) e tanti altri argomenti di cui la comunità locale discute giornalmente. Però, è certo che tra gli italiani questa presa di posizione così dura, e che ha ricevuto la giusta visibilità, non solo a livello locale, abbia scatenato moltissime discussioni. A volte becere, come quelle che si leggono nei gruppi Facebook dedicati agli italiani a Berlino (che invece che essere fonti di informazioni utili o centri virtuali di prima accoglienza, si trasformano in arene in cui scatenare i peggiori impulsi e frustrazioni da italiani all’estero), altre volte costruttive o informative. Consigli su quali locali boicottare perché non rispettano i diritti di chi ci lavora, o ancora le storie di vita di chi, come Carlo, è stato sfruttato a 20 € al giorno, per 2 giorni di prova nella cucina di un ristorante, e poi mandato via. “I datori di lavoro italiani si dividono in due categorie – dice Alberto, anch’egli reduce da un’esperienza oltremodo negativa in un ristorante -: gli schiavisti a cui di una persona non frega assolutamente niente, e credo siano la maggioranza, e gli onesti che però spesso “dimenticano” anche loro di pagarti qualcosa”. Alberto è dovuto ricorrere a un sindacato tedesco per vedersi corrispondere ciò che gli spettava. Insomma, la vita da migranti pare non essere quel paradiso che ci si attende al momento della partenza. E spesso sono proprio i connazionali che, nel pieno disprezzo di ogni spirito di cooperazione, sfruttano la disperazione e la mancanza di informazioni dei nuovi arrivati. Insomma, storie simili – anche se decisamente meno drammatiche – a quelle di chi vede nell’Europa l’occasione di riscatto da una vita segnata da guerre e povertà e decide di imbarcarsi dal Nord Africa verso le nostre coste. Una soluzione a questo problema esiste? Parzialmente, sì. Fin quando la gente emigrerà senza essere preparata e conoscere a cosa va incontro, probabilmente si continuerà a sfruttarne la disperazione. Però, la consapevolezza tra i membri della comunità locale e la circolazione di informazioni nei vari gruppi e forum, spesso frequentati anche da aspiranti berlinesi, che quindi vengono a conoscenza delle problematiche prima ancora di trasferirsi, non può che essere un segnale positivo. Che si tratti di un ristorante italiano o di una qualsiasi altra attività, anche tedesca, al migrante sarà sempre riservato un trattamento peggiore, ma conoscere i propri diritti aiuta a ribellarsi e a cambiare le cose. Persino a convincere chi sullo sfruttamento ci fa soldi da anni, a cambiare il proprio modello di business. Buona festa dei lavoratori a tutti!

(1/05/2015)

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