L’uomo è un animale selvaggio. Su Relatos salvajes di Damián Szifron

di Marta Jiménez Serrano

traduzione dallo spagnolo di Marta Jiménez Serrano e Camilla Panichi

relatos

Il tuo peggior nemico. L’amico che si è fatto la tua ragazza. La ragazza che ora è la tua ex ragazza che si è fatta il tuo migliore amico. Il tuo capo. Il capo che non è mai stato il tuo capo perché non ti ha mai assunto dopo quel colloquio, e che ti criticò per il taglio dei capelli. Tua zia che ogni volta ti chiede se ancora non hai la ragazza. Il professore delle medie che ti riprendeva sempre davanti ai tutti i tuoi compagni e soprattutto davanti a tutte le tue compagne. La suocera. Quella che hai avuto e quella che non hai mai avuto (la suocera dà sempre fastidio o per eccesso o per difetto). Il tizio dietro lo sportello che ti diceva che, per risolvere i tuoi problemi, aveva bisogno di ancora più documenti, e che dovevi andare a un altro sportello dove l’uomo che avrebbe risolto i tuoi problemi, nell’ora esatta in cui saresti arrivato lì, stava giusto facendo colazione. Persone odiose.

Chi, almeno una volta nella vita, non ha immaginato, un po’ per astio un po’ per scherzo, di mettere tutte queste persone odiose sopra un aereo e, con la consapevolezza della premeditazione e una risata malefica di fondo, farle schiantare a terra senza alcuna compassione? Chi? Ammettilo: lo hai pensato anche tu, proprio tu che sei una bravissima persona. Tutti abbiamo pensato di fare fuori una ex, un professore, un capo, anche solo per un micro secondo. Ed è questo che fa, con sarcasmo, umorismo e un cast straordinario Relatos salvajes (Storie pazzesche), l’ultimo lavoro di Damián Szifron.

Il film è composto da sei storie divertenti e folli, la cui sceneggiatura brilla per la sua precisione e per il tocco comico, senza mai essere banale. Qual è il legame tra queste sei storie? Proprio il fatto di mettere in evidenza tutto ciò che avremmo desiderato fare – anche se fugacemente – una sola volta nella vita, ma che non lo si è fatto perché abbiamo un’educazione, un senso comune, un rispetto per gli altri e delle qualità umane che al fondo ci trattengono, spesso, dal mostrare il nostro lato più brutale.
La prima storia comincia con il suddetto episodio dell’aereo: un uomo mette insieme tutte le persone che ha detestato in tutta la sua vita e le fa schiantare a terra. Raccontato con una maestria tale da rendere lo spettatore progressivamente consapevole di ciò che sta succedendo, il film comincia con un piatto forte che invita lo spettatore ad accomodarsi e a volerne gustare di più.
Non si tratta di un film corale in cui le diverse trame sono unite aneddoticamente. Infatti la scelta delle altre storie non obbedisce al caso, ma a precisi interrogativi: quali sono i lati più primitivi dell’uomo? Quali sono le cause che ci fanno urlare di rabbia?

La prima è il rancore, i traumi infantili. Chi non si infuria ancora al ricordo di una maestra che è stata ingiusta quando aveva sette anni? La storia si chiama Pasternak, nome del personaggio che decide di riunire le persone che più ha odiato per farle sparire per sempre.
Segue Las ratas (I ratti), un vero e proprio topos letterario: la vendetta. Dalle Eumenidi di Eschilo a Kill Bill di Tarantino (due esempi classici) è evidente che la vendetta è uno dei sentimenti che scatena in noi gli istinti più bassi.
In El más fuerte (Il più forte), abbiamo due personaggi che guidano in superstrada e che si punzecchiano a colpi di sorpassi. Finiscono per menarsi come se fossero due fratelli, ma in maniera più bestiale, fino alla morte. È chiaro, è una commedia sadica, che mette in scena la ripicca la più infantile, il “ma lui di più!”, e che mostra come il colpo più semplice ci porta alle peggiori conseguenze. Si tratta di due bambini che si battono e che non controllano né la forza né i loro gesti. E poi: chi non si è mai innervosito alla guida per il sorpasso di un imbecille?
Seguendo l’ordine, abbiamo la storia di Bombita, dove l’ironia è moltiplicata nel racconto di un uomo che perde il controllo a causa di questa cosa orribile, che farebbe uscire di testa anche la persona più giudiziosa: la burocrazia, qui incarnata nel furto quotidiano dei parchimetri, e nella mancanza di riflessione che accetta questo sistema di massa.
La propuesta (La proposta), quinta delle storie, sembra iniziare in modo più serio: due genitori vogliono proteggere il figlio minorenne dalle conseguenze legali di un incidente stradale dove una persona è morta. Ma sul finale, la storia recupera la violenza comica abituale, che è il filo conduttore del film, e un altro elemento acquisisce importanza; lo stesso che mette in mostra, troppo spesso, il lato selvaggio dell’essere umano: il denaro.
Come non poteva essere diversamente, il film finisce in grande con un matrimonio grandioso e con una storia che mette in evidenza l’ultimo degli elementi che nella vita ci fa perdere la razionalità e ci fa agire come dei veri selvaggi: la passione amorosa e quindi la gelosia. Una giovane sposa si rende conto, nello stesso giorno delle nozze, che suo marito è più volte stato con un’altra donna, e, di punto in bianco, si ritrova a copulare con un cuoco, sul tetto dell’edificio. Un’idea brutale e irrisoria che non fa che rappresentare la frase onnipresente, la sentenza rassegnata, che poche persone possono vantare di non aver mai pronunciato: “Se l’avessi saputo, avrei scopato con qualcun altro.”

È dunque attraverso queste sei storie esilaranti che lo spettatore si diverte con una commedia che non ha nulla di banale, a partire dai titoli di testa che rimandano, ciascuno, a un animale diverso.
Il cast è eccezionale, troviamo volti noti come quello di Leonardo Sbaraglia o di Ricardo Darín. La fotografia, con la sua estetica talvolta macabra, non è da meno e la musica fa meravigliosamente da sfondo a una sceneggiatura in cui basta semplicemente premere un tasto per vedere nello spettatore la reazione sperata.
Il film, prodotto principalmente da Hugo Sigman (Kramer & Sigman Films) e dai fratelli Almodóvar (El Deseo) è stato candidato Palma d’oro al festival di Cannes 2014. Attualmente ha avuto nove nomine per il premio Goya, tra cui Miglior film, Miglior direzione e miglior sceneggiatura originale. Inoltre è candidato premio Oscar come miglior film straniero. Dobbiamo solo augurarci che con lo stesso coraggio e lo stesso entusiasmo con il quale è stato concepito Relatos salvajes, tutta l’équipe possa salire sul palco e sollevare orgogliosamente la statuetta che è, senza alcun dubbio, meritata.

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