Cose viste, lette e sentite (parte 4)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film o la serie tv, l’album e il post che vuole segnalare e suggerire fra quelli usciti nel 2014. Qui il link alla prima, seconda e terza parte. Buone letture, ascolti e visioni.

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Viola Caon

Christopher Nolan, Interstellar, USA-UK

Future Islands, Singles, 4AD

Leonardo Bianchi, Come i neofascisti provano a prendersi le periferie (Internazionale)
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Claudia Crocco

Uwe Johnson, I giorni e gli anni (20 aprile 1968 – 19 giugno 1968), L’Orma Editore.

Marie insiste che io debba continuare a narrare come possa esser stato quando il nonno prese la nonna. Le sue domande rendono la mia immaginazione più precisa. […] Ciò che lei vuole sapere non è il passato, nemmeno il suo. Per lei è una presentazione di possibilità.

Mad Men, season 7, AMC

Mogwai, Rave Tapes, Rock Action/Sub Pop

I falsi miti italiani sull’istruzione universitaria sotto la lente di AlmaLaurea (ROARS)
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Bruno Pepe Russo

Pietro Montani, Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva, Raffaello Cortina Editore

Il salto non è da poco: grosso modo da Cartesio a Merleau-Ponty. Ci sarebbe dunque una via cartesiana che si apre all’incrocio tra Augmented Reality e Wearable Technology. Secondo questa via, che ottimizza le operazioni di un soggetto rappresentativo, la AR sarebbe in verità una realtà sostanzialmente diminuita, deprivata di quella ricchezza che le proviene dalla contingenza e dall’imprevedibilità. Sarebbe una realtà che interagisce con una percezione estetica canalizzata, concentrata e connessa in automatico con una grande mole di dati informativi, vale a dire con immagini ed enunciati linguistici già pronti. Se questa via cartesiana fosse quella destinata a prevalere, nulla di nuovo si manifesterebbe in Google Glass, che andrebbe a prender posto, con particolare rilievo e prestigio, nella sequenza delle macchine divoratrici di contingenza con cui la tecnica si è impegnata da sempre a rendere meno lieta ma più sicura la nostra “ignuda natura” esposta al caso e al dolore. Ma su quello stesso incrocio si profilerebbe anche una dimensione merleau-pontyana della AR, di cui sappiamo molto meno, nella quale il prisma di GG non assumerebbe solo le funzioni di uno schermo ma anche quelle di un occhio delocalizzato in grado di caricarsi di tutte le prestazioni di uno sguardo incarnato con l’aggiunta di un’inedita facoltà di notazione, o scrittura, delle cose. Quella stessa facoltà, si osservi, che all’obiettivo cinematografico aveva attribuito, senza poterla ancora realizzare, il Cineocchio, il Kinoglaz di Dziga Vertov. E dunque: “Ok glaz, make a movie!”. Il calembour non è solo obbligatorio, perché Vertov, come si è detto, aveva limpidamente anticipato tutto questo novant’anni fa, ma è anche chiarificante perché la figura di un uomo-con-macchina-da-presa-incarnata (cioè ciascuno di noi con un paio di GG) fa emergere senza sforzo la peculiare natura interattiva del prisma, la sua ricettività “scritturale”, che riceve tanto quanto produce, che dispone dell’opacità e della stabilità di uno schermo, ma anche della trasparenza e della mobilità di un sistema di ripresa abilitabile in qualsiasi momento senza il soccorso delle mani. Ci troviamo in una parola, di fronte a un uso del dispositivo che potrebbe realizzare (e far evolvere) la reciprocità o scambio di ruoli tra la densità dell’iconico e l’articolazione dello scritturale.

P’tit Quinquin, Bruno Dumont, Francia

Damon Albarn, Everyday Robots, Parlaphone

Sandro Mazzadra, Brett Neilson,The State of Capitalist Globalisation (euronomade)

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