Non piove ma è come se – Valuna: un lampo tra il sogno e il suono

di Davide Giannantonio

valuna

Federico Fiumani, anima e corpo dei Diaframma, nell’autunno del 1985, tra le pareti del suo infreddolito appartamento di Firenze scrisse queste parole:

“Le nuvole viste dal basso
assomigliano al mare in tempesta
ma i profili sono calmi
e non urlano
quando picchiano agli scogli.
Il loro silenzio era già da tempo
dentro di me
quando pensavo bastasse un salto
per camminarci sopra
e poter riscoprire il sole.”

Suggestivo, immaginifico, in sé meraviglioso.

Non piove ma è come se segna l’esordio discografico dei giovani Valuna (età media 24 anni) e ha in sé la spietata forza del mare in tempesta e l’incrollabile silenzio delle nuvole oscure del nostro presente.
Molto bello, ma che vor dì? State a vedere, o meglio, ad ascoltare.
Le sonorità lasciano all’ascoltatore la gentile sensazione di poter decidere del senso di ogni composizione, dando vita ad un modo di intendere musica ancora assai poco praticato nel nostro paese: l’evocazione che sovrasta la sterile descrizione, l’intimo pathos che non lascia spazio ad alcuna forma di decodificazione.

I quattro componenti del gruppo provenienti da Anagni (FR) – Mauro Ciullini al basso, voce e autore dei testi, Lorenzo Cellini alla chitarra ed e-bow, Gabriele Paris Bossi alla batteria e Giuseppe Tiberi alla chitarra e cellobow – portano in dote al dibattito musicale indipendente italiano un full-leght di 6 tracce (più un brano di intermezzo volto a fare da giro di boa tra un immaginario side A e side B del disco), nato dopo un lungo periodo di live che ha consentito al gruppo di trovare una propria identità stilistica.
Concludendo con le informazioni di rito: l’album è dato alle stampe per Lafine, Upwind Productions e Sciroppo Dischi il 28 novembre 2014, ed è possibile ascoltarlo in streaming e scaricarlo gratuitamente qui.
E così, come un Musorgskij venuto dalla Bassa Padana, comincio a camminare tra i Quadri dell’Esposizione dipinti da Mauro&Soci.

La prima canzone – Già dalle prime note si è catapultati in quello che è l’universo parallelo dei Valuna: un universo fatto di onde e risacche sonore che fanno affondare le paure e le certezze dell’ascoltatore in un susseguirsi di emozioni e palpiti. Un vortice di distorsioni, delay e percussioni che compongono il Manifesto del modo di fare musica dei quattro musicisti.

Siamo a colori, siamo neri – È qui che cominciano a traghettarci, come un sapiente Caronte post-rock, le enigmatiche parole di Mauro, in un suggestivo affresco che sa di ricordi e possibilità mancate: «Nei miei pensieri, tu che sorridi. Con gli occhi scuri ti fermi e dici: “Se guardi fuori c’è il temporale” ».

E poi ho aspettato te – Musicalmente uno dei brani più introspettivi dell’album. Sonorità che sembrano voler declinare l’ascoltatore nel mezzo di un sogno a tinte oscure, sospese a mezz’aria come sul punto di lasciarsi andare in un uragano capace di scuotere le montagne più severe. Imponente il crescendo che fa decollare il pezzo, sostenuto – anche – dalla base ritmica magistrale del buon Gabriele.

Contro – Uno dei brani più riusciti dell’intero album insieme agli altri due coi quali concorre a formarne il side B di cui sopra. Un sincero omaggio alle maggiori fonti d’ispirazione musicale dei quattro musicisti, accompagnate però da una ricercatezza e rielaborazione dei suoni che difficilmente ci si aspetterebbe da un lavoro che, in fin dei conti, è frutto di una tanto fiera – quanto potenzialmente acerba – autoproduzione.

Non piove ma è come se – La title track, e questo dice già molto, ma non tutto. Il fil rouge che collega l’intera opera non vuole saperne di consumarsi o sfilacciarsi e, ben saldo sulle dita dei Quattro, ci mette di fronte ad un connubio di parole e musica che lascia piacevolmente sorpresi: come quando lo scream di Mauro ci sbatte in faccia una rabbia quasi primordiale di fronte all’inevitabilità degli eventi, oppure come quando l’assolo di Lorenzo ci fa (ri)scoprire un’anima rock che, a pensarci bene, non ha mai smesso di esserci.

Il tuo ultimo giorno d’inverno – La pietra miliare. Si presta ad esaltare le qualità di tutti e quattro i membri. Probabilmente il brano in grado di suscitare nella mente dell’ascoltatore il maggior quantitativo di sensazioni, grazie a giochi armonici e di dinamiche che lo rendono – a parere di chi scrive – l’apice dell’intero album. Struggente la chitarra di Giuseppe, incontenibile l’incedere di Gabriele sulle pelli dei tamburi.

Non piove ma è come se è un album d’esordio sinceramente ispirato, come se ne sentono pochi ultimamente, e credo rappresenti una boccata d’aria fresca per un contesto musicale, come quello nostrano, così poco avvezzo (sic!) a novità d’Oltralpe e d’Oltremare.
Ascoltando l’album la parola che più mi è venuta in mente è “coerenza”, ed è una parola bellissima perché ha in sé “l’essere unito” (haerere) e “insieme” (co-), e questa capacità di essere riusciti a rendere un’opera prima (che per sua definizione è limabile e migliorabile) così curata e ben riconoscibile, è cosa rara.

Quindi avanti così, Valuna.

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