La messa in scena dell’assenza. Juan Stein – morte eroica di un codardo

di Rosa Teresa Fries
Traduzione dal tedesco di Umberto Mazzei

FSLN
il Fronte Sandinista

Pubblichiamo il secondo estratto dal lavoro di laurea di Rosa Teresa Fries sul tema dell’identità nel romanzo Stella distante di Roberto Bolaño. La prima parte si trova qui.

«…bisogna leggere Borges»

R. Bolaño, El escritor y su oficio in “Quimera”, 166, 1998.

Una delle caratteristiche chiave di Stella distante sono gli intertesti. Colpisce in particolare la relazione intertestuale con l’opera di Jorge Luis Borges1. Già nel prologo l’autore invoca ammiccando il «fantasma sempre più vivo di Pierre Menard» come partecipe alla produzione letteraria. Lo stesso Bolaño poi, grande ammiratore dello scrittore argentino, mette in risalto, come citato in apertura, la necessità di leggere Borges. Proprio riguardo a questo invito, si cercherà di esaminare come la lettura dei testi borgesiani possa influire e arricchire quella di Stella distante.

Riferimenti ai testi dell’autore argentino per quanto concerne il tema dell’identità si trovano tanto nella strategia narrativa utilizzata da Bolaño, quanto, soprattutto, nelle biografie di Juan Stein e Diego Soto raccontate nel quarto e quinto capitolo del libro. In questi capitoli Belano tenta di raccontare il destino dei due insegnanti del seminario di scrittura dopo il colpo di stato del 1973. I due capitoli richiamano a loro volta due testi di Jorge Luis Borges: la storia di Juan Stein, nella quale egli incontra la morte in due maniere molto differenti, rimanda a L’altra morte; mentre l’omicidio di Diego Soto nella stazione di Perpignan si rifà al testo Il Sud2. Dato che le biografie dei protagonisti Pedro Damián/Juan Stein e quelle di Juan Dahlmann/Diego Soto presentano similitudini, si tratterà di esporre tale rapporto focalizzandosi sul loro destino comune. Rispetto a questi quattro personaggi occorre di nuovo domandarsi quale sia la connessione tra assenza, identità e racconto nel romanzo di Bolaño. Tenteremo dunque di capire in che misura le implicazioni del testo di Jorge Luis Borges possano influenzare o estendere l’interpretazione delle due biografie e quale funzione spetti ai riferimenti intertestuali.

Dopo il colpo di stato Juan Stein sparisce senza lasciare tracce. Il presunto morto riemerge però più avanti nelle notizie in relazione con diversi gruppi guerriglieri. Sembra partecipare a numerose battaglie in diversi paesi dell’America latina e dell’Africa, finché, alla fine, non sparisce per sempre. Secondo l’opinione di Bibiano O’Ryan, è stato ucciso durante l’ultima offensiva del FMLN in San Salvador3. L’amico di Belano si reca a Puerto Montt per trovare la casa dei genitori di Stein e recapitare la notizia della sua morte. Dopo molti tentativi trova la casa di una vedova Stein, sulla quale l’attuale inquilina e gli fornisce particolari. Nella discussione viene fuori che l’unico figlio di questa tale signora Stein, un’emigrante dalla Germania, è morto a causa di una malattia e non ha mai lasciato il Cile. Ciononostante, Bibiano O’Ryan cerca inutilmente la tomba di questo “secondo” Juan Stein4, il quale a sua volta era stato professore.
Per mezzo di queste due morti del protagonista, il quarto capitolo di Stella distante si rifà al racconto L’altra morte di Jorge Luis Borges, nel quale il protagonista muore anch’egli (possibilmente) in due maniere molto differenti. In questo testo comparso nel 1949 nella raccolta L’Aleph, Borges tematizza le possibilità della storiografia e discute le questioni dell’identità5. Stimolato da una lettera del suo amico Patricio Gannon il narratore “Borges” tenta di raccontare la storia di Don Pedro Damián, che secondo le affermazioni di Gannon è morto di polmonite. Nel delirio della febbre ha vissuto di nuovo la battaglia di Masoller a cui aveva partecipato. “Borges” intervista in seguito il colonnello, sotto il quale il recente defunto aveva servito. Costui racconta che Damián nella suddetta battaglia si era dimostrato un codardo. Tuttavia, a un secondo incontro con il colonnello, Juan Francisco Amaro, anche lui presente, informa il narratore dell’eroica morte di Damián a Masoller. Mentre il colonnello adesso afferma di non conoscere nessun uomo di quel nome. Più avanti chiarisce però in una lettera di ricordarsi dell’eroico soldato. “Borges” cerca di spiegare queste affermazioni contraddittorie e le due morti di Pedro Damián supponendo che Damián nel 1904 si fosse dimostrato un codardo in battaglia e avesse poi passato il resto della sua vita vergognandosene a Entre Rios, nella speranza che gli fosse offerta una seconda possibilità. Nel delirio prima della sua morte ha immaginato la battaglia ed è morto questa volta da eroe. Il narratore “Borges” spiega i ricordi contraddittori del colonnello per mezzo del fatto che, a causa del passato così alterato, le due storie universali che esistono in parallelo sono entrate temporaneamente in contraddizione. La realtà in cui Damián muore da codardo a Entre Rios viene infine sostituita dalla seconda, nella quale egli muore in battaglia.

La relazione intertestuale tra i due testi si mostra tanto nelle diverse morti dei protagonisti, quanto nelle loro connotazioni. La morte per malattia si trova in relazione con un’esistenza modesta e tranquilla. Il “secondo” Juan Stein «non si era mai allontanato dal Cile», nel tempo libero ripara motori ed «era della sinistra silenziosa». Prima della guerra Pedro Damián si guadagna da vivere come contadino e dopo ritorna a questa attività agricola. Al contrario, la morte violenta è in entrambi i testi la conseguenza della partecipazione a conflitti bellici. Juan Stein è pertanto messo in scena come pistolero, mentre l’ultimo assalto di Damián è raffigurato in maniera fortemente epicizzata, come diviene evidente nella descrizione della morte fatta da Juan Francisco Amaro. La storia della vita del generale sovietico Cherniakovski, un cugino della madre di Juan Stein, incorporata nel quarto capitolo di Stella distante presenta anch’essa una somiglianza con L’altra morte, poiché del generale si dice che sia caduto nel 1945 «in prima linea», come l’eroico Damián. Nel tipico periodo ipotattico convoluto di Bolaño si trova però anche il commento «che era morto solo in mezzo a una strada», per cui si danno di nuovo due contrastanti morti del protagonista6. L’altra morte risulta quindi doppiamente richiamata come intertesto.
Il rapporto di intertestualità con questo testo apre, sulla base della somiglianza delle biografie di Stein e Damián, alla possibilità di interpretarle allo stesso modo. Sarebbe dunque concepibile da un lato applicare ai due Juan Stein i tentativi di spiegazione alternativi menzionati da “Borges” nel racconto, e dall’altro presumere anche per il “secondo” che egli, in quanto membro della sinistra silenziosa, abbia desiderato più eroismo e sognato una vita da guerrigliero. Il testo permette una simile interpretazione, ma non la asseconda, dato che il punto di vista interiore del “secondo” Juan Stein resta interdetto al lettore7. Più proficua è invece una analisi concreta sull’identità di entrambi i protagonisti, in riferimento alla sua dipendenza da terzi e alla sua relazione con il loro essere soldati. Nei due testi l’identità è strettamente vincolata all’esperienza della guerra: secondo il narratore, la morte eroica “valorizzerebbe” nettamente il personaggio di Pedro Damián e “Borges” confessa che, benché i codardi siano figure più interessanti, egli preferirebbe un Damián valoroso.

Diventa quindi evidente che dobbiamo intendere Damián come una figura fittizia della narrazione, come si vede anche nel finale del testo, quando “Borges” articola il seguente dubbio: «Sospetto che Pedro Damián (se è esistito) non si chiamasse Pedro Damián». Il narratore “Borges” fornisce inoltre ulteriori commenti metafinzionali, con i quali rimanda alla sua funzione di narratore di questa storia. La narrazione viene in questa maniera esposta in quanto tale. L’identità del protagonista, altalenante tra gli opposti eroe-codardo, muta a seconda dell’autorità narrativa da cui dipende, come chiariscono le affermazioni divergenti del colonnello Tabares, che prima deplora Pedro Damián in quanto codardo e poi lo dichiara un eroe. Esistono pertanto diverse narrazioni su questo personaggio, il cui contenuto è vincolato al narratore corrispondente.
Questa relazione di dipendenza tra identità e narrazione si trova anche in Stella distante. I resoconti sulla vita da guerrigliero di Juan Stein lo ritraggono come un combattente per la libertà latinoamericana. Diventa in questo modo il piano di proiezione di una narrazione epica di sinistra. Belano commenta: «nella distanza la sua ferocia, la sua implacabilità si ingigantivano e si distorcevano come quelle di un personaggio di un film hollywoodiano». La comparazione con un personaggio di Hollywood rende evidente che non si tratta ormai di un vero uomo, ma piuttosto di una figura inventata attraverso racconti.

Nuovamente l’identità del protagonista dipende dalle voci che ne raccontano la storia. Queste voci narrative tuttavia non sempre possono essere identificate nel romanzo di Bolaño e si celano per esempio dietro la formula più volte adoperata “si dice”. Né Juan Stein né Pedro Damián sono presenti nel testo. Mentre la posizione di Stein rimane per lo più sconosciuta (o più precisamente può essere nominata solo retrospettivamente) il protagonista del testo di Borges è già morto, cosicché il narratore può affidarsi solo alle testimonianze di altri personaggi e alla propria vacillante memoria. Esattamente come nel caso di Carlos Wieder, una nuova identità nasce dai tasselli di diverse rappresentazioni, a cui l’assenza del protagonista contribuisce in maniera decisiva rendendo possibile questa descrizione multiprospettica.
L’identità può essere quindi intesa come una narrazione composta da altri. L’eco delle letture borgesiane dischiude la possibilità di interpretare in questo senso la biografia di Juan Stein. Dall’altro lato la lettura di L’altra morte richiama soprattutto l’attenzione dei lettori sull’opportunità di prendere in considerazione due morti, invece di supporre l’esistenza di due diversi Juan Stein. Il personaggio-narratore “Borges” ci ha mostrato che ciò è concepibile. L’intertesto funziona di conseguenza come una sorta di catalizzatore interpretativo e come “indicatore stradale”.


1.Cfr. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., pp. 11-12 e Horacio Simunovic Díaz, Estrella distante: Crimen y poesía, in “Acta Literaria”, 33, 2006, pp. 9-25.
2. [NdT] Per le citazioni ci si rifà qui rispettivamente al testo delle edizioni L’Aleph, trad. it. Francesco Tentori Montalto, Adelphi, Milano, 1998 e Finzioni, trad. it. Antonio Melis, Adelphi, Milano, 2003.
3. Questa abbreviazione sta per “Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional” che designa un raggruppamento politico che condusse una guerriglia contro il regime militare a El Salvador. Nell’attuale El Salvador il nome sta a indicare il partito politico emerso da questa organizzazione guerrigliera.
4. Ovviamente, sulla base delle differenze con lo Stein insegnante di scrittura esposte nel testo, è anche possibile ritenere questo “secondo” Juan Stein come un altro personaggio indipendente dal primo. Questa sembra essere però una possibilità interpretativa meno interessante. Sarebbe, per citare Borges, la più semplice, ma anche la meno soddisfacente.
5. Cfr. Marta Inés Waldegray, ‘La otra muerte’ y ‘El milagro secreto’ Relaciones entre Literatura y Historia, in “Variaciones Borges”, 17, 2004, p. 191.
6. La possibilità che questa seconda descrizione di una morte si riferisca al menzionato fratello di Cherniakovski può essere esclusa sulla base della struttura della frase, anche quando per via logica si sarebbe tentati di attribuire due morti a due personaggi. Il dubbio così generato serve infine all’insicurezza latente nel testo riguardo ai dati biografici, che a sua volta costituisce una caratteristica testuale condivisa da Borges e Bolaño.
7. Al contrario, in L’altra morte i pensieri di Pedro Damián sono formulati direttamente: «Pensò, nel profondo: se il destino mi porta un’altra battaglia, saprò meritarla».

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