La messa in scena dell’assenza in Stella distante. Carlos Wieder e Arturo Belano

di Rosa Teresa Fries
Traduzione dal tedesco di Umberto Mazzei

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Raul Zurita

 

Pubblichiamo a puntate alcuni estratti dal lavoro di laurea di Rosa Teresa Fries, che indaga il tema dell’identità nel romanzo Stella distante di Roberto Bolaño, interrogandone al contempo il rapporto con l’opera di Jorge Luis Borges.

Nel romanzo Stella distante [Sellerio, Palermo, 2009., trad. Angelo Morino] di Roberto Bolaño, pubblicato nel 1996, l’autore cileno riprende e sviluppa la biografia del colonnello Carlos Ramírez Hoffman già narrata in La letteratura nazista in America. Fulcro e cardine del testo è la ricerca di Carlos Wieder, il poeta-assassino1, le cui tracce partendo dal seminario di poesia a Concepción, attraverso il cielo del Cile, passando per varie riviste letterarie fasciste e film pornografici, conducono infine in una cittadina catalana. Carlos Wieder, che nei giorni precedenti al colpo di stato militare si faceva ancora chiamare Alberto Ruiz-Tagle, elude le istanze narrative del testo e pone un rebus tanto ai personaggi quanto ai lettori. I motivi dei suoi omicidi non si lasciano decifrare, né la sua concezione estetica può essere completamente dischiusa. Lui stesso, nonostante la sua localizzazione finale a Blanes, rimane una figura enigmatica. Il protagonista di Stella distante si allinea quindi ad altri personaggi di Bolaño. Così come i realvisceralisti Arturo Belano e Ulises Lima, la loro capostipite letteraria Cesárea Tinajero ne I detective selvaggi e il misterioso scrittore Benno von Arcimboldi in 2666, Carlos Wieder si contraddistingue per prima cosa «per la sua scomparsa [e] per la [sua] condizione fantasmatica e vaga»2. Nell’opera di Bolaño queste assenze sono spesso il detonatore di una ricerca investigativo-letteraria, che in questo caso è intrapresa da Arturo Belano, il narratore di Stella distante, inizialmente assistito dal suo amico Bibiano O’Ryan e in seguito dal detective Abel Romero. L’assenza di Carlos Wieder gli provoca difficoltà nel raccontarne la storia e implica inevitabilmente la questione dell’identità del protagonista.

In Stella distante il narratore autodiegetico Arturo Belano cerca di abbozzare la biografia di Alberto Ruiz-Tagle. Il giovane riservato, che si vedeva saltuariamente ai seminari di poesia, si rivela essere un tenente dell’aviazione cilena ed è protetto e promosso come artista fedele al regime dal governo di Pinochet. Provoca scalpore con i suoi voli acrobatici, durante i quali scrive nel cielo poesie con il fumo. Celebrato sotto il nome di Carlos Wieder come poeta avanguardista del “nuovo” Cile, dopo una sfortunata mostra fotografica si vede però costretto a ritirarsi dalla vita pubblica. Le sue foto esposte mostrano donne torturate – tra le quali le poetesse Verónica e Angélica Garmendia, scomparse poco dopo il colpo di stato militare – nel momento della morte. Le sorelle gemelle, amiche di Arturo Belano così come di Alberto Ruiz-Tagle, non sono però le uniche morti di cui il narratore attribuisce la responsabilità a Carlos Wieder. Le cui tracce inizialmente si perdono, finché non compaiono sempre nuove produzioni letterarie sotto diversi nomi, che vengono attribuite a lui. Infine il detective Abel Romero, con l’aiuto del narratore, che a questo punto vive già in esilio in Catalogna, riesce a individuare Wieder nella cittadina di Blanes. Dopo che Belano lo ha identificato come Carlos Wieder, viene visitato da Romero nel suo appartamento e ucciso.

Il trattamento narrativo in Stella distante

Carlos Wieder costituisce il centro della narrazione che Arturo Belano imbastisce nel tentativo di ricostruire la vita del suo ex-collega letterato Alberto Ruiz-Tagle. Principio fondante del suo racconto è il dubbio, come si vede già dall’utilizzo frequente dell’avverbio di modo “forse”. Tutte le considerazioni si basano sulle congetture di Belano e su aneddoti non verificati e racconti di altri personaggi. «La fragilità veritativa […] si manifesta a ogni passo del racconto»3, commenta a proposito Horacio Simunovic Díaz. Già la data del primo incontro tra Wieder e Belano non può essere indicata con sicurezza da quest’ultimo. La distanza temporale e spaziale del narratore, che si trova in esilio, contribuisce decisamente allo scetticismo verso i fatti narrati. L’uso ripetuto di deittici temporali evidenzia che gli eventi di Concepción si situano nel passato. Belano sottolinea che le valutazioni a posteriori non possiedono per lui alcuna validità per via del tempo trascorso. Già dall’inizio mette in dubbio le proprie supposizioni e quelle del suo amico Bibiano O’Ryan in quanto «predeterminate», dato che entrambi, a causa del loro attaccamento alle gemelle Garmendia, disapprovano la loro amicizia con Ruiz-Tagle e vedono in lui un rivale. Belano non può fornire di persona informazioni sulla casa nella quale Carlos Wieder abita come Alberto Ruiz-Tagle, e deve fondarsi sulle descrizioni dei suoi amici Bibiano O’Ryan e Marta Posadas. L’affidabilità di questi resoconti, che si sviluppano fino a una data successiva, è però subito negata da Belano con l’osservazione che essi siano «cose ormai influenzate dalla leggenda maledetta di Wieder». Con il riferimento agli anni trascorsi nel frattempo, vengono tematizzate la possibilità e i limiti dei ricordi e cioè la loro successiva manipolabilità. Companys Tena nota a proposito: «La linearità temporale […] si frammenta, e articola un discorso che problematizza la memoria […] mettendo in dubbio anche la possibilità di conoscere un unico discorso e un’unica versione della storia»4. «[La] lettera scritta molti anni dopo», nella quale Bibiano O’Ryan delinea le sue impressioni della casa di Ruiz-Tagle, rappresenta inoltre già una narrazione autonoma, il cui autore ha fornito di una propria interpretazione tramite la disposizione e l’omissione di informazioni. La lettera consegna insomma una variante della storia già determinata dall’opinione di Bibiano O’Ryan.
Nel sesto capitolo Belano racconta della «esibizione aerea» sopra l’aeroporto Capitán Lindstrom e descrive dettagliatamente i preparativi dell’esposizione fotografica che segue la performance. Nel passaggio successivo, tale descrizione è però rivelata quantomeno discutibile: «Tutto quanto finora raccontato forse accadde così. Forse no». Belano si spinge fino a volgere nel loro opposto le descrizioni invalidate dall’avverbio di modo “forse”, come si vede nel seguente esempio: «Forse quel giorno non piovve neppure […] sebbene ci siano testimoni […] che ricordano ancora […] la pioggia purificatrice». La chiusura laconica «Ma forse tutto accadde altrimenti. Le allucinazioni, nel 1974, non erano infrequenti» chiarisce che perfino la credibilità dei resoconti dei testimoni oculari deve essere dubitata. Il ricordo “reale” e l’elaborazione creativa dei vuoti della narrazione non sono distinguibili l’un l’altro.
La presunta competenza di Belano è smascherata per quanto concerne la restituzione di avvenimenti reali, ma egli acquisisce “sicurezza” narrativa appena immagina il passato, come si vede nella descrizione della sera trascorsa insieme da Carlos Wieder e dalle sorelle Garmendia, della quale il narratore non ha una precisa conoscenza. Belano deve ammettere: «A partire di qui il mio racconto si nutrirà fondamentalmente di congetture». Eppure delinea minuziosamente le vicende nella casa delle sorelle: «Il fatto è che Carlos Wieder si alza con la sicurezza di un sonnambulo e si aggira per la casa in silenzio». Laura Fandiño aggiunge a riguardo: «il narratore […] attiva la macchina finzionale, memoria alternativa che viene a completare il buco, il vuoto di senso»5. L’autorità narrativa mette continuamente in dubbio la propria capacità di agire come mediatore tra i lettori e gli eventi narrati. Immaginando gli eventi, si sottrae. Le osservazioni di Belano a proposito della sua manchevole competenza narrativa possono essere intese come rimandi metafinzionali, dato che insieme ai punti deboli della narrazione anche la sua artificiosità viene esposta6.

Nel romanzo si trovano numerose voci narranti, che attraverso commenti, impressioni personali e descrizioni influenzano e completano la narrazione. Oltre al narratore, per esempio, i suoi amici Bibiano O’Ryan e Marta Posadas descrivono i loro incontri con Carlos Wieder. Belano rinvia inoltre al resoconto di Julio César Muñoz Cano, che è presente durante l’esposizione fotografica e successivamente documenta le reazioni degli ospiti in un libro autobiografico. Commenti di compagni di classe e valutazioni sul suo carattere dai suoi superiori nell’aviazione, così come interventi alla radio e sui giornali sulle sue azioni artistiche e numerose voci sparse dai suoi sostenitori contribuiscono più avanti alla costruzione della persona di Carlos Wieder. La conseguenza narrativa di questa polifonia è descritta come segue da Simunovic Dìaz:

I diversi personaggi contribuiscono con le loro opinioni e i loro frammenti di storia a costruire il tessuto […] Questo innescare e disinnescare l’enunciazione che in modo permanente delega la responsabilità di quanto detto e volge l’istanza narrativa in un atto mobile, tende a eludere l’asserzione e diventa eco di voci assenti la cui credibilità si offusca nel contesto di un’atmosfera di disinformazione7.

Bolaño evita che l’istanza narrativa si posizioni chiaramente sugli avvenimenti o che garantisca per essi. La procedura narrativa adoperata comporta quindi che affermazioni in parte contraddittorie si ritrovino con pari diritto una accanto all’altra, senza che il lettore sia in grado di dire a quale si debba accordare la preferenza.
La polifonia trova il suo equivalente anche in una narrazione delineata da una singola persona: la governante Amalia Maluenda, traumatizzata dal delitto contro le sorelle Garmendia, si pronuncia in un processo su Carlos Wieder. Nella sua descrizione, «il tenente sembra sia molte persone al contempo: un intruso, un innamorato, un guerriero, un demonio». Si vede chiaramente che è il racconto a generare le diverse identità attribuite al protagonista.
Tanto quanto la polifonia del romanzo è da evidenziare anche il raccontare per frammenti, mediante il quale ogni pretesa di completezza viene sabotata. Ciò risulta significativo per il racconto in quanto tale. La successione cronologica degli eventi non può essere ricostruita completamente dai riceventi, la cui attenzione è inevitabilmente condotta al carattere convoluto dell’opera. D’altro lato questa strategia narrativa è decisiva per l’identità del protagonista e di altri personaggi, poiché questa dipende in modo consistente dai contributi rapsodici delle diverse voci narranti.

La descrizione figurativa del protagonista

L’impressione dell’assenza del protagonista è intensificata dalle descrizioni della sua persona. Tramite esse viene stabilita quella distanza dagli altri personaggi e dal narratore che il romanzo porta già nel titolo. L’aggettivo “distante” viene anche adoperato da Belano per descrivere il comportamento riservato del poeta-assassino al seminario di poesia. Carlos Wieder «parlava come se vivesse in mezzo a una nuvola» e parla lo spagnolo «di certi posti del Cile […] più mentali che fisici […] dove il tempo sembra non trascorrere». Il protagonista sembra esistere dislocato su un piano temporale e in una propria sfera, lontano dagli altri personaggi. María Luisa Fischer riassume così: «La lontananza dalla realtà [è] il suo maggior tratto saliente»8. A questa sensazione di distanza contribuisce decisamente l’associazione con il cielo. Durante le sue esibizioni Wieder è a stento riconoscibile a causa dell’altitudine e irraggiungibile per i suoi spettatori. Il tema delle nuvole è inoltre ripetutamente introdotto nelle descrizioni. Come agglomerati informi di gocce d’acqua che si stagliano sullo sfondo solo se contemplati da lontano, e perdono invece i loro contorni definiti se osservati da una distanza più ridotta. L’immagine si adatta bene a Carlos Wieder, che sembra possedere una o più identità solo in absentia, come illustra l’ultimo incontro a Blanes. Allo stesso tempo le nuvole simboleggiano un’esistenza, com’è quella del protagonista, schermata dagli altri uomini. Interessante è anche la vicinanza a momenti della giornata, come il crepuscolo e la notte, in cui, notoriamente, tutte le vacche sono nere e le identificazioni devono risultare più difficili. Le performance di Wieder hanno sempre luogo poco prima che irrompa l’oscurità. L’appartamento in cui abita si trova nella semioscurità quando Bibiano O’Ryan va a visitarlo. La notte, inoltre, si infiltra nella casa delle Garmendia e porta con sé il male, da essa celato. Perpetra indirettamente il crimine indicibile e copre quei buchi nel testo che Belano non è in grado di colmare.

Da notare sono anche le frequenti negazioni nelle descrizioni di Arturo Belano. Nel primo capitolo dichiara: «[Carlos Wieder] non sembrava un autodidatta» e sottolinea poco dopo: «Ruiz-Tagle non era uno studente», senza però poter spiegare, chi sia realmente questo enigmatico poeta. Nell’ultimo capitolo, mentre lo osserva in un bar, il narratore constata: «Non sembrava un poeta. Non sembrava un ex ufficiale delle Forze Aeree Cilene. Non sembrava un assassino leggendario. Non sembrava lo stesso che era volato fino in Antartide […] Neanche lontanamente». Si capisce che Belano è nella condizione di potere rigettare le identità, ma può a malapena formulare descrizioni affermative. Il testo offre dunque poche descrizioni fondative di un’identità, come riassume Fischer: «Le caratteristiche del primo ritratto di Wieder sono la sensazione di vuoto, distanza e mancanza, enfatizzandone il suo carattere nefasto»9. L’identificazione di Carlos Wieder per mezzo di foto e di un reportage televisivo è altrettanto ingannevole: «La foto è presa da una certa distanza, sicché i lineamenti di Wieder sono sfocati». Silvana Mandolessi nota a riguardo: «Le prove che dovrebbero servire per confermare l’identità di Wieder risultano sempre esigue»10: anche una comparsa televisiva del poeta-assassino suggerisce che sono possibili equivoci. Belano commenta: «il pallore di Carlos Wieder […] lo rendeva simile non solo a quell’ombra che era stato Ruiz-Tagle, ma anche a molte altre ombre». Il detective Abel Romero identifica infine Wieder come cameraman di uno studio di produzione di film pornografici legato a sei casi di omicidio irrisolti. Si basa inizialmente solo sulla condotta della macchina da presa, dato che Wieder stesso non compare mai e si trova quindi nuovamente al di fuori del visibile.
Queste tracce visuali sono tanto poco costitutive a livello identitario quanto quelle letterarie che Carlos Wieder lascia dietro di sé nel corso degli anni. Sotto diversi nomi pubblica in varie riviste letterarie a bassa tiratura. Bibiano O’Ryan, che cerca di seguirne le tracce, constata durante una visita in biblioteca, che anche opere composte da altri autori sono state accreditate a Wieder. Alla fine anche l’amico del narratore, come lo stesso Belano, si trova continuamente di fronte al dilemma di non poter escludere con sicurezza che non sia in realtà un altro ad aver scritto le presunte poesie e gli articoli firmati da Carlos Wieder. L’unica eccezione è data dal fatto che più avanti Belano è sicuro di riconoscere di nuovo nell’«umorismo terminale» della poesia di Jules Defoe il suo ex-collega letterato.
Tutte queste tracce di Wieder, indipendentemente dal grado della loro credibilità, non conducono però infine a lui, ma continuamente nel vuoto. L’incontro a Blanes non cambia ciò. Belano, come già mostrato, è solo nella posizione di poter escludere diverse identità associate a Wieder nel corso degli anni. Companys Tena vede qui un tipico finale da romanzo di Bolaño: «La scoperta della “verità” che deve dar senso alla ricerca dei detective-poeti-critici […] si pone sempre come una chimera»11. Le descrizioni del personaggio quindi non eliminano l’assenza del protagonista, ma piuttosto contribuiscono ancor di più a enfatizzarla. Così allora riassume seccamente Belano: «[Wieder] di fatto, è sempre stato una figura assente».

Carlos Wieder come doppio del narratore

Mireia Companys Tena definisce il tema del doppio come «simbolo di lunga tradizione letteraria di una identità multipla che mette in dubbio certezze e verità unitarie»12. Aggiunge inoltre: «[il] tema del doppio […] si converte nei romanzi dell’autore cileno in un elemento chiave tanto a livello metaforico quanto per quel che riguarda la costruzione narrativa, basata molto spesso sulla duplicazione e la simmetria»13. In Stella distante si trovano numerosi doppi a livello dei personaggi. Da menzionare sono per esempio le sorelle gemelle Verónica e Angélica Garmendia. Altrettanto significativi sono i gemelli siamesi che si torturano a vicenda nella piéce teatrale di Octavio Pacheco, che Bibiano O’Ryan attribuisce a Wieder. Si trovano inoltre ulteriori esempi non sul piano dei personaggi, come le poesie aeree di Wieder che da una parte ricorrono in maniera distorta a passaggi della Bibbia, dall’altra alle performance di Raúl Zurita a New York14. Lo stesso Stella distante è un doppio dell’ultimo capitolo del romanzo La letteratura nazista in America, nel quale viene narrata la biografia di Carlos Ramírez Hoffman, che corrisponde in larga misura a quella di Carlos Wieder15. Il protagonista di Stella distante viene introdotto già nelle prime due frasi con due nomi – Carlos Wieder e Alberto Ruiz-Tagle17. Più avanti sopraggiungono altri nomi e altre identità, tra cui gli pseudonimi Octavio Pacheco, Masanobu, Juan Sauer, Jules Defoe.
La similitudine tra Belano e Wieder diviene evidente in diversi passaggi nel testo. Inizialmente li lega l’interesse letterario durante la loro gioventù a Concepción e anche l’attaccamento alle gemelle Garmendia, le prime vittime dell’«arte pura». Entrambi in quanto poeti avanguardisti vogliono rivoluzionare la poesia del Cile. Carlos Wieder si spinge però troppo oltre, come mostra la sua morbosa esposizione fotografica e gli omicidi ad essa necessari. L’evoluzione di entrambi i poeti si può allora interpretare come pessimistico riassunto dell’avanguardia. Belano fallisce come poeta e vive più tardi in condizioni modeste nell’esilio catalano. Wieder, che nel frattempo gode di alto riconoscimento nel Cile del regime di Pinochet, non trova alla fine nessun pubblico che possa o voglia capire e stimare la sua arte.
Il testo mostra così due possibili conclusioni per le ambizioni avanguardiste. Questo fallimento è per di più illustrato dal sogno di Belano, in cui sogna di trovarsi in una nave che all’improvviso inizia ad affondare. Tra i naufraghi riconosce Carlos Wieder e capisce: «che Wieder e io avevamo viaggiato sulla stessa nave, solo che lui aveva contribuito a farla affondare mentre io avevo fatto poco o nulla per evitarlo». Con la sua arte che richiede vittime umane, Wieder ha traviato le aspirazioni dell’avanguardia letteraria, mentre gli sforzi di Belano non sono stati sufficienti a rivoluzionare in altro modo la poesia cilena. Oltre a questa interpretazione del sogno è però possibile anche una lettura politica: Belano, che è da assegnare allo spettro politico di sinistra, e con lui quella parte della sua generazione che condivide la sua visione politica, non può proteggere il Cile di fronte al regime neoliberale di Pinochet. Wieder, al contrario, che inequivocabilmente si colloca dal lato del nuovo potere, contribuisce come fedele della mentalità fascista a fare “affondare” il Cile repubblicano. Indipendentemente dall’interpretazione preferita, questo sogno espone però la vicinanza reciproca dei due personaggi, che è altresì illustrata dal loro successivo percorso di vita: verso la fine del romanzo vivono entrambi in Catalogna e, secondo Belano, hanno problemi. «Wieder [s]sembrava che stesse passando un brutto momento», mentre il narratore descrive come segue la sua situazione: «Vivevo da solo, non avevo denaro, la mia salute lasciava piuttosto a desiderare, da parecchio non pubblicavo in alcun posto, ultimamente neppure scrivevo più».

Nel bar a Blanes Belano diviene per la prima volta consapevole della propria somiglianza con l’altro: «[Carlos Wieder] [g]uardava il mare e fumava e a tratti posava lo sguardo sul suo libro. Proprio come me, scoprii allarmato […]». Belano descrive come segue la sensazione che lo assale mentre osserva Wieder: «Per un istante […] vidi me stesso vicinissimo a lui, che guardavo da sopra la sua spalla, orrendo fratello siamese […]». Determinante per l’interpretazione di questo passaggio testuale è il riassunto precedentemente narrato della piéce sui gemelli siamesi. Di loro si dice «[che] [o]gnuno si dedica a martirizzare il suo siamese per un certo tempo […] trascorso il quale il martirizzato si trasforma in martirizzatore e viceversa». Tramite l’identificazione di Wieder, Belano partecipa anche a segnarne il destino, e diventa così complice del delitto. Companys Tena commenta: «nel momento dell’agnizione si produce uno scambio simbolico delle parti di vittima e carnefice […] poiché, grazie al riconoscimento da parte del narratore, Wieder sarà infine giustiziato». Allo stesso tempo Belano deve constatare di identificarsi con Wieder, cosa che si mostra anche nel fatto che egli preghi più volte Romero di non ucciderlo.
Carlos Wieder e Arturo Belano condividono vertici biografici. Nonostante la somiglianza esposta, Wieder rimane inavvicinabile. Ciò è anche condizionato dal fatto che il testo offra solo la prospettiva di Belano. Fischer aggiunge a proposito: «Non c’è accesso a[l] […] monologo interiore [di Carlos Wieder], pronuncia appena poche frasi, si riesce solo a toccare la sua presenza assente attraverso le azioni esteriori ricordate e trasmesse da altri»18. Carlos Wieder, che nell’intero romanzo parla a malapena, rimane muto anche a Blanes, cosicché Belano può solo guardarlo e formulare congetture. Arturo Belano cerca così di continuare la sua strategia narrativa, sebbene debba verificarne il fallimento, poiché le identità costruite nel corso del romanzo non sembrano più adattarsi alla persona che a Blanes identifica come Carlos Wieder. Il narratore avanza dunque subito nuove supposizioni, ma anche queste non sono confermate e vengono lasciate come ultimo tentativo di Belano di trarre una conclusione dall’incontro con Wieder. A causa del destino di poeti falliti condiviso da entrambi e anche dei differenti approcci si vede «[che] in certa misura, Wieder è il doppio, o il riflesso perverso, del narratore»19. Entrambi si trovano dunque l’un l’altro in una relazione di somiglianza e al contempo di contrasto. La presenza di Belano come narratore del testo contrasta nettamente con l’assenza del protagonista: Arturo Belano racconta nel corso della ricerca di Carlos Wieder la storia della propria vita, rendendo di conseguenza quantomeno opinabile il ruolo di protagonista di Stella distante del poeta-assassino.

A causa della sua assenza, che apre spazio alle speculazioni, Carlos Wieder rimane fortemente dipendente dal narratore nella rappresentazione della sua identità. Fino all’identificazione da parte del narratore a Blanes, questa si basa esclusivamente sulle conclusioni che Belano trae dalle notizie, dalle testimonianze letterarie, dai suoi ricordi e anche dagli aneddoti dei suoi amici. Companys Tena sottolinea: «[Carlos Wieder è] […] un personaggio fatto di testi» e si riferisce con ciò alle storie esistenti sul suo conto e dovute alla sua assenza, delle quali si compone sia il romanzo sia il personaggio. Come si è detto, il contenuto di verità di questi racconti è spesso messo in dubbio da parte di Belano, per quanto lui non sia nella posizione di poter distinguere chiaramente tra affermazioni giuste e false. Si capisce che il protagonista assente è in primo luogo una superficie di proiezione degli altri personaggi, che riempiono di narrazioni gli spazi vuoti della sua biografia nel tentativo di produrre senso. Arturo Belano constata per esempio: «a quei tempi Ruiz-Tagle era scomparso per sempre e avevamo solo Wieder per riempire di senso i nostri miseri giorni». Riferendosi dunque esplicitamente agli sforzi intrapresi da lui e dai suoi amici per trovare delle spiegazioni per mezzo delle scarse informazioni disponibili. L’identità in Stella distante può quindi intendersi come una narrazione composta da altri, che a causa della polifonia autoriale si trova sempre in uno stato fluido.
Arturo Belano e gli altri personaggi si configurano quindi come istanze sovraordinate e produttrici di senso, ma esiste anche la possibilità che questi personaggi termino la loro funzione narrativa. Un esempio a riguardo è fornito dalla considerazione «Il Cile lo dimentica». È evidente che tramite l’oblio o tramite l’insufficiente preoccupazione per la figura del poeta-assassino, Carlos Wieder viene espunto dalla narrazione “Cile”. Il personaggio principale del romanzo di Bolaño può di conseguenza essere inteso anche come metafora testuale, poiché sono richiesti sia il testo sia il protagonista della lettura.
Il Carlos Wieder che si origina dalle narrazioni si rivela inoltre come un simulacro di se stesso che prende il posto dell’originale, il quale, per via delle mancanti possibilità di accesso al “vero” Wieder, non può comunque distinguersi dal simulacro. Seguendo la classificazione di Jean Baudrillard, il protagonista può intendersi come simulacro di terzo ordine, poiché il Carlos Wieder generato dal testo e nel testo nasconde l’assenza del “vero” Wieder. Né Belano né i lettori possono conoscere il “vero” Wieder, a causa della sua assenza e dei pochi indizi concreti. A favore di questa considerazione testimonia il fatto che la narrazione sul poeta-assassino si interrompe con la presenza di Carlos Wieder. A Blanes Arturo Belano può solo constatare che le identità attribuite a Wieder non si conformano alla sua osservazione della persona distante tre tavoli, il che conduce a una completa incertezza da parte sua. Simulacro e originale coincidono qui in uno spazio senza possibilità di distinzione. L’identità modellata da Belano dai diversi tasselli narrativi termina insieme alla narrazione che ha generato. Poco dopo muore anche lo sconosciuto “vero” Carlos Wieder. Abel Romero proibisce quindi con la sua azione l’ulteriore confronto del narratore con il protagonista e previene anche la continuazione della storia.


1. Mireia Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, Universidad Autónoma de Barcelona, 2010, p. 18.
2. Ivi, p. 63.
3. H. Simunovic Díaz, “Estrella distante: Crimen y poesía”, cit., p. 21.
4. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., p. 99.
5. Laura Fandiño, “El Poeta-Investigador y el Poeta-Enfermo: Voces para narrar el horror en la obra de Roberto Bolaño” in Revista de Crítica Latinoamericana, 72, 2010, p. 397.
6. Al carattere metafinzionale di Stella distante rimandano anche le ambizioni letterarie del narratore, che egli condivide con quasi tutti i personaggi che compaiono nel testo.
7. H. Simunovic Díaz, “Estrella distante: Crimen y poesía”, cit., p. 23.
8. María Luisa Fischer, “La memoria de las historias en ‘Estrella distante’ de Roberto Bolaño”, in Edmundo Paz Soldán, Gustavo Faverón Patriau (a cura di), Bolaño salvaje, Editorial Candaya S.L., Barcelona, 2008, p. 148.
9. Ivi, p. 149.
10. Silvana Mandolessi, “El arte según Wieder: Estectica y Politica de lo abyecto en ‘Estrella distante’” in Chasqui, 40 (2), 2011, p. 70.
11. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., p. 59.
12. Ivi, p. 5.
13. Ibidem.
14. Ivi, p. 21.
15. Sulla base della relazione intertestuale con La letteratura nazista in America i confini della diegesi vengono oltrepassati. Carlos Wieder è così anche il doppio del tenente Carlos Ramírez Hoffman. Allo stesso modo l’autore reale Roberto Bolaño è il doppio del narratore autodiegetico Arturo Belano, che nuovamente all’interno del mondo narrato trova il suo doppio in Carlos Wieder. Arturo Belano è inoltre il doppio del personaggio-narratore Bolaño nel suddetto ultimo capitolo di La letteratura nazista in America, che dunque si trova ancora in una relazione di doppio con l’autore reale Bolaño.
16. Il cognome del personaggio principale allude già a un raddoppiamento [“Wieder” in tedesco significa “di nuovo” NdT]. Ulteriori associazioni e significati possibili vengono suggeriti da Bibiano O’Ryan.
17. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., p. 20.
18. M. L. Fischer, “La memoria de las historias en ‘Estrella distante’ de Roberto Bolaño”, cit., p. 159.
19. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., p. 18.
20. M. Companys Tena, Identitad en crisis y éstetica de la fragmentariedad en la novela de Roberto Bolaño, cit., p. 123.

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