Il testamento Disney di Paolo Zanotti: lessico introduttivo per principianti

di Redazione

Il-testamento-Disney (1)

Questa recensione è comparsa sul numero 65 di Nuovi Argomenti (gennaio/marzo 2014), nella «Rassegna di narrativa italiana» curata collettivamente dalla redazione di 404: File Not Found.

Di un romanzo come Il testamento Disney, opera postuma di Paolo Zanotti, si può senz’altro dire che resista a ogni tentativo di sinossi. E non perché manchino storia o personaggi. In effetti, ci sono entrambi: sullo sfondo di una Genova di fine anni Novanta, un gruppo di giovani prossimi alla «trentennificazione», fondatori del Club Pitagorico, si cimentano giorno dopo giorno nella sistematica sostituzione del mondo intero (o perlomeno della porzione genovese che interseca le loro vite) con una sua controparte a fumetti. Si identificano con i personaggi delle storie di Topolino e ne assumono gradualmente i tratti, fino a catturare nell’orbita del loro serissimo gioco ogni frammento che raggiungono (passante, fotogramma televisivo, barista). La realtà, tutto sommato, gli offre meno: vite precarie ma economicamente ancora stabili. Tra i due mondi c’è però una notevole intersezione: la scomparsa dieci anni prima di Anna (Zenobia), componente del Club e quasi-fidanzata di Simone (Paperoga, e voce narrante). Il testamento Disney è quindi il racconto del confuso tentativo di ritrovare Zenobia e delle sue altrettanto confuse riapparizioni. Fin qui, la storia. Ma su questa storia si sviluppano molteplici linee di fuga. Altre storie e soprattutto altre parole, in un vocabolario particolarissimo di modi di catalogare esperienze collettive. Non tenteremo di sbrogliare ciò che nel libro è aggrovigliato (a volte molto aggrovigliato: la prosa nella seconda metà si rompe spesso in flussi di coscienza). Quello che segue, invece, è un breve assaggio di questo vocabolario.

CLUB PITAGORICO: Ne fanno parte Eta Beta, Paperetta, Gastone, Paperoga e Pluto. Ne faceva parte Zenobia, sparita senza lasciare tracce. Viene fondato in seguito a una visione di Eta Beta/Roberto che affacciandosi alla finestra vede la strada mutarsi in un angolo di Paperoli. «Non c’è dubbio che il Club sia la cosa più bella del mondo».

LEGGENDE URBANE: C’è un fittissimo cumulo di leggende urbane; chi è fuori dal Club parla quasi solo tramite queste. Non si può quindi leggere Il testamento Disney unicamente come la metafora di un’incapacità di stare al mondo: il mondo stesso, qui, manifesta un preoccupante difetto di coerenza narrativa.

IBERNAZIONE: Secondo una leggenda urbana, prima di morire Walt Disney cercò di farsi ibernare. L’ibernazione torna spesso ne Il testamento Disney – come promessa di un’immortalità diversa da quella dei fumetti: i personaggi Disney non muoiono, certo, ma svolgono un numero praticamente infinito di ruoli.

Tanto per dire – era morta questo non vuol dire niente. Le nostre vite sono seriali, no? Quindi c’è sempre la speranza che riappaia. Anche in Southpark ce n’è uno che muore ogni puntata, e persino nei Simpson non è così raro.

 Se le nostre vite sono seriali, ogni immagine può equivalere all’altra: Anna/Zenobia riappare in forme sempre diverse.  Viceversa, l’ibernazione ha a che fare con l’identità, con la scelta di un’immagine e la messa fra parentesi di una forma di vita piuttosto che di un’altra. E di farla durare.

FUTURO MONTAGGIO: «È possibile immaginarsi il momento del Futuro Montaggio in modi molto diversi: paese di Cuccagna, Armageddon, musichetta trionfale dopo aver finito l’ultima schermata del videogioco». Evidentemente, un futuro montaggio non si darà. (I membri del Club tengono comunque un quaderno preparatorio, rigorosamente non-soggettivo).

GANGARONE: Il Gangarone non è propriamente un cane. Nei fumetti è l’animale domestico di Eta Beta; nel romanzo manca, per quanto tutti i membri del Club lo attendano fiduciosamente. Quand’è malato ha la proprietà di separare il vero dal falso: per cui in assenza di Gangarone ci si muove abbastanza a tentoni, e Genova finisce per essere fatta di un materiale parecchio friabile.

Il testamento Disney è insomma un romanzo complicato, a tratti frammentario, ma non privo di una sua strana immediatezza. Resoconto bello e doloroso (ma di una tristezza luminosa) delle continue interferenze che impediscono alla realtà di stabilizzarsi su di una frequenza qualsiasi, e dei conseguenti «sfarfallamenti» dei nostri modi di abitarla.

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...