#Strega2014 – Il padre infedele di Antonio Scurati

di Redazione

il padre infedele copia

A partire da oggi ripubblichiamo le recensioni comparse sul numero 65 di Nuovi Argomenti (gennaio/marzo 2014) e incluse nella “Rassegna di narrativa italiana” curata collettivamente dalla redazione di 404: File Not Found. Iniziamo con Il padre infedele di Antonio Scurati (Bompiani), tra i dodici finalisti in corsa per il Premio Strega 2014.

Con il suo ultimo romanzo, Il padre infedele Antonio Scurati sceglie di confrontarsi con uno dei temi centrali della narrativa e del pensiero filosofico contemporanei, l’“evaporazione del Padre”. Come notato da Daniele Giglioli in una recensione, “la sociologia è il grande rischio della narrativa italiana contemporanea”. Il padre infedele non fa eccezione: Scurati cerca una difficile sintesi tra narrazione pura e momenti di carattere saggistico-riflessivo.

«Sfiatata la giovinezza», dopo dieci anni passati a «purgarsi dalla velenosa idea della felicità», per Glauco Revelli, il protagonista-narratore del romanzo, è sufficiente la visione di uno spot Barilla per riconsiderare la possibilità di voler essere felice; possibilità che si traduce nella volontà di sposarsi e assegnare parte del proprio desiderio di autorealizzazione personale, oltre che all’alta cucina, alla formazione di una famiglia e all’essere padre. Così si innamora di Giulia – o almeno si convince di esserlo –, la sposa e si prepara a formare una famiglia con lei. Poco dopo nasce una bambina, Anita. Il suo arrivo rappresenterà l’estremo tentativo di rianimare un rapporto amoroso ormai consunto dalla quotidianità; ma sarà l’evento scatenante la finale deflagrazione del matrimonio. Poco dopo la nascita della figlia, Giulia cade in una profonda depressione post-parto che la porta a rinnegare la propria femminilità fino a ridursi, agli occhi di Glauco, alla sola immagine della sua «nuca, sempre e comunque la nuca, la parte posteriore del collo snudata da un taglio di capelli brutale e virile deciso la settimana successiva al parto» (p.97). Così il personaggio femminile progressivamente scompare dall’orizzonte del protagonista, che in risposta al ritrarsi della moglie inizia a perdersi tra i suoi demoni, che assumeranno la forma di rapporti sessuali con donne sconosciute sempre più pulsionali ed animaleschi.

Glauco, però, misura la propria infedeltà attraverso il rapporto con Anita, non quello con Giulia. È verso la figlia che il padre si sente infedele. Per il protagonista Anita diventa soprattutto uno strumento di riconoscimento e di acquisizione di un’identità. Nel Padre infedele la paternità viene mostrata in quanto forma di rispecchiamento e misurazione di sé, un modo di verificare e mostrare al mondo cosa si diventa o si riesce ad essere. Quando Glauco mette sua figlia sulle ginocchia e dice che la bambina gli somiglia, in realtà guarda il se stesso di un tempo, come poi ammette. Non far piangere Anita nel tragitto in macchina verso la madre diventa una missione. Da questo dipende l’umore della giornata, la riuscita di sé – quasi come per quei piccoli riti scaramantici che abbiamo tutti (se non calpesto le mattonelle nere andrà bene la cosa importante di oggi) o come se, insomma, dal pianto della figlia dipendesse non tanto lo stato di salute di lei, quanto l’autostima di lui.

Analogamente, più avanti nel libro si legge che «Non ho mai dubitato di ciò che sarei stato nella vita. Fin da ragazzo ho sgobbato nella cucina del ristorante di mio padre e fin da allora il mio desiderio di diventare uno chef ha preceduto e superato l’interesse per la gastronomia». Dunque il desiderio di essere qualcosa, fin dall’inizio, è quello di diventare qualcuno – è una reazione alle aspettative paterne.

Allo stesso tempo Anita rappresenta la possibilità per Glauco di riallacciare i rapporti con il padre. Lo rivela la scena in cui il protagonista decide di accompagnare sua figlia al primo giorno di asilo, ed inconsciamente chiede aiuto proprio ad Alcide. I tre si ritrovano quindi davanti alla scuola, mano nella mano, e Glauco appare una versione moderna ed indebolita dell’Enea del Bernini, capace di portare sulle proprie spalle il padre Anchise e di tenere per mano il figlio Ascanio, di salvare la tradizione mantenendo viva la possibilità del futuro. Ma ciò che accade davanti alla scuola di Anita è diverso: è proprio Glauco ad apparire bisognoso di sostegno. Ricercare nella propria infanzia e nel proprio padre un modello paterno per la piccola Anita si rivela fallimentare, perché non sembra più possibile ricoprire il ruolo di Enea. Allo stesso tempo, però, si tratta di un passaggio necessario perché Glauco realizzi che tutto ciò che ha da offrire a sua figlia è la propria presenza, il proprio esserci per lei. Nella speranza che un giorno, come leggiamo nella scena finale, Anita guardando al passato riconosca nella presenza debole e nell’affetto di Glauco un padre non del tutto evaporato.

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