Elio Pagliarani tra i poeti novissimi: un ponte tra neorealismo e neoavanguardia

di Marco Donati

elio_pagliarani
foto di Dino Ignani

Il percorso poetico di Elio Pagliarani non si presenta lineare, si snoda altresì in diverse direzioni alla ricerca costante e imperterrita di una parola viva, in grado di restituire e anzi di inglobare in sé la dimensione contraddittoria del reale. Sin dall’inizio la sua ricerca tenta una qualificazione di forze individuali all’interno del più vasto processo dinamico sociale, nel contesto ambientale immanente e selettivo della postindustrializzazione. Risulta impossibile una valutazione critica soddisfacente che non tenga conto della varietà degli approcci metodologici adottati dal poeta e dell’evoluzione sperimentale magmatica e continuativa caratterizzante la sua produzione. Imprescindibile pietra miliare di questo percorso è il poemetto narrativo – o dramma in versi – La ragazza Carla1 , pubblicato in forma integrale per la prima volta nel 1960 ma frutto di una lunga gestazione: è qui che con svolta decisiva comincia a essere applicato un lavoro sistematico sul linguaggio e sulla costruzione sintattica che consente l’inserimento di Pagliarani all’interno dell’antologia dei Novissimi, nucleo fondante di quello che poi verrà a costituirsi, sotto la denominazione di Gruppo 63, come un ampio e disomogeneo movimento neoavanguardistico in aperta rottura con gli stilemi e i contenuti della tradizione letteraria italiana.

L’esordio di Pagliarani sulla scena poetica è in realtà segnato da un legame profondo con il neorealismo. Le Cronache2 del 1954, nella schiettezza del loro impianto strutturale – cronachistico, come è facile desumere già dal titolo – si inseriscono nella progressiva operazione, di matrice pascoliana, tendente all’abbassamento del linguaggio poetico su un livello prosastico e al conseguente ampliamento dello spettro del “poetabile”. Gli spunti tematici tratti dalla banale quotidianità vengono assurti a emblemi della generale condizione umana; inoltre, sin da questo esordio è rintracciabile un intento pedagogico nella poesia di Pagliarani, che verrà poi accentuato nella Ragazza Carla: una morale dell’adattamento che rappresenta l’unica possibilità di salvezza dell’individuo nell’era postindustriale. Il successivo Inventario privato3 presenta una programmatica intenzione lirica che rimarrà caso isolato; eppure questa intenzione si pone come pretesto per approfondire questioni già precedentemente introdotte, in primis il lavoro sul linguaggio tratto dal comune parlato e la rappresentazione di un’individualità annichilita dalla pressione del contesto nel quale si trova ad agire: ciò che viene postulato nell’Inventario è proprio l’impossibilità di una poesia squisitamente lirica nel nuovo scenario della grande città industriale.

A seguito della pubblicazione delle prime due raccolte, Pagliarani avverte come ormai ineludibile la necessità di svincolarsi dal giogo del soggettivismo, di ridurre la propria interiorità nel tentativo di oggettivare la materia trattata, di far sì che il linguaggio si immerga pienamente e senza filtri nell’ambiguità del reale: questo della “riduzione dell’io”4 è uno dei punti programmatici che Giuliani individua come base comune ai poeti “novissimi” nell’avanzamento di una nuova proposta poetica – o meglio, di una nuova fonte dalla quale attingere per dar vita a poetiche diverse: ognuno dei cinque poeti inclusi nell’antologia dei Novissimi intraprende una via diversa, sempre però partendo dal rifiuto netto di un linguaggio cristallizzato, ormai inefficace e inadeguato a rappresentare un mondo che si presenta come privo di riferimenti e di certezze, in costante divenire. La forma letteraria deve essere più che specchio della realtà, deve immedesimarsi con essa e assumerne le caratteristiche metamorfiche, come un simbionte; ecco allora che la forma prevale sul contenuto: perché lo assorbe in sé. In questa fase, gli esiti più estremistici di questa tendenza si riscontrano nelle composizioni di Sanguineti e Balestrini. Nel primo caso la poesia diviene esattamente critica del linguaggio, dal momento che quest’ultimo così com’è dato nell’uso non può che risultare alienato, rispecchiando di riflesso l’alienazione dell’individuo che lo utilizza: la strada da seguire è quella di un’immersione totale alla ricerca incondizionata della radice ancestrale del linguaggio stesso, nella speranza di uscire dal circolo vizioso della mercificazione. Nel secondo caso la scomposizione e ricomposizione linguistica si lega al recupero del non-sense di stampo dadaista, con l’innesto del comune linguaggio parlato, ormai logoro e semanticamente avvilito, in un vuoto strutturale che assume valenza macrosemantica proprio in quanto rappresentazione dell’insensatezza del mondo. Tra i cinque poeti “novissimi”, Pagliarani è senz’altro il più legato a un’esigenza di comunicazione; la sua tendenza al realismo è però integrata dalla ricerca di un linguaggio in grado di restituire una “visione schizomorfa”5 della realtà – altro carattere fondamentale individuato da Giuliani come base comune per la sperimentazione neoavanguardistica –, ovvero una scissione della forma in grado di porsi come dialettica dell’alienazione, rappresentazione di uno stato di dissociazione dell’individuo e di frammentazione di ogni tipo di certezza, specchio fedele e allo stesso tempo critica feroce delle distorsioni semantiche e dell’instabilità di un mondo divenuto frenetico, “schizofrenico” appunto. L’obiettivo dichiarato dei poeti “novissimi” è la creazione di un nuovo linguaggio poetico in grado di esprimere efficacemente una situazione socio-culturale in disfacimento progressivo; questo linguaggio deve calarsi nella realtà, deve divenire realtà. La dialettica che si instaura tra percorsi di ricerca così differenti tra loro assume anche la valenza di rifiuto definitivo di una poetica unica e assolutizzante.

Lo sperimentalismo linguistico mira dunque a divenire strumento per un nuovo e più efficace impegno sulla realtà: è questo il punto di maggiore divergenza tra i “novissimi” orbitanti attorno al verri di Anceschi e il neosperimentalismo promosso da Pasolini nella rivista 6. Nel primo caso la tendenza è verso un totale sconvolgimento linguistico strettamente connesso al rischio di smarrimento di ogni referenzialità semantica, con l’obiettivo della creazione di una nuova lingua svincolata dal giogo dell’alienazione individuale, sociale, storica. Nel secondo, invece, è forte l’esigenza morale, comunicativa, di impatto sociale immediato. L’operazione poetica condotta da Pagliarani con La ragazza Carla si pone come ponte ideale tra queste due posizioni, accomunate del resto dal rifiuto viscerale di un adeguamento passivo al linguaggio della tradizione, ormai irreversibilmente contaminato.

L’abbassamento prosastico della lingua della poesia è carattere che avvicina Pagliarani alla teorizzazione pasoliniana: solo una lingua depauperata può rendere la crisi di stabilità del mondo contemporaneo, la rinuncia a ogni certezza valutativa. Lo stesso Pasolini aveva del resto espresso un discreto interesse nei confronti dell’esordio neorealista del poeta viserbese, scorgendovi una «misteriosa linfa»7, e incluse un componimento successivo nella sua personale Piccola antologia neosperimentale8. L’inclusione di Pagliarani all’interno dei “novissimi” risulta così in certa maniera ambigua, fluttuante tra due diverse tendenze: Sanguineti lo colloca in un’area di «sperimentalismo realistico» 9, linea diacronica evolutiva che parte da Pavese, passa per Pasolini e arriva con Pagliarani a raggiungere finalmente la fase del «proclamato ritorno al disordine»10, andandosi così ad innestare in piena area neoavanguardistica. L’istanza di sperimentazione linguistica si andrà poi ad accentuare nell’opera successiva di Pagliarani, Lezione di fisica, ma la forma-montaggio ivi portata alle sue estreme conseguenze è già ben presente e funzionale nella Ragazza Carla, ed è proprio l’utilizzo del montaggio – con lo sconvolgimento sintattico e lo straniamento ad esso strettamente collegati – a fare da decisivo pendant nel riconoscimento della liceità dell’integrazione dell’opera di Pagliarani all’interno della neoavanguardia, sempre aperta del resto a soluzioni diverse e anche contraddittorie, in un processo dialettico dinamico di innovazione sperimentalistica.

Caratteristica peculiare della Ragazza Carla è la compenetrazione tra elementi di origine neorealista e istanze linguistiche sperimentali: da una parte la tendenza alla narratività e la tensione didascalico-educativa nella rappresentazione delle vicende milanesi di Carla, della sua «moderna educazione sentimentale, cioè come si impara o non si impara a crescere»11. Dall’altra il lavoro sulla sintassi operato mediante la forma-montaggio e l’impersonale plurivocalità di caratura epica, a restituire il senso di straniamento e alienazione proprio della condizione umana nel contesto immanente della grande città, microcosmo che ingloba in sé tutti i caratteri del nuovo mondo postindustriale. Il poemetto si colloca a tutti gli effetti nell’ambito di un più vasto processo di «reinvenzione dei generi letterari»12 in grado di gestire e valorizzare un ampliamento dello “spettro del poetabile”, reso possibile dall’allargamento del vocabolario poetico e dalle nuove eventuali soluzioni sintattiche.

La pubblicazione della Ragazza Carla si pone dunque come snodo fondamentale nel tortuoso percorso poetico di Pagliarani, assumendo allo stesso tempo valore esemplare, nell’ambito della sperimentazione neoavanguardistica degli anni sessanta, come sintesi di grande spessore tra due istanze difficilmente conciliabili: da un lato l’aspirazione a uno sconvolgimento rivoluzionario della lingua e dello stile della poesia, dall’altro una sempre viva esigenza di comunicazione, di immediato impatto sociale.


 

1. Elio Pagliarani, La ragazza Carla, pubblicato la prima volta in forma integrale nella rivista Menabò 2 (diretta da Elio Vittorini), 1960; compreso successivamente in: La ragazza Carla e altre poesie, Mondatori, Milano, 1962; La ragazza Carla e nuove poesie, a cura di Alberto Asor Rosa, Mondatori, Milano, 1978; Poesie da recita, a cura di Alessandra Briganti, Bulzoni, Roma, 1985; I romanzi in versi, Mondatori, Milano, 1997; Tutte le poesie (1946-2005), a cura di Andrea Cortellessa, Garzanti, Milano, 2006

2. Id., Cronache e altre poesie, Schwarz, Milano, 1954; successivamente compreso in: La ragazza Carla ed altre poesie, op. cit.; La ragazza Carla e nuove poesie, op. cit.; Tutte le poesie (1946-2005), op. cit.

3. Id., Inventario privato, Veronelli, Milano, 1959; successivamente compreso in: La ragazza Carla ed altre poesie, op. cit.; La ragazza Carla e nuove poesie, op. cit.; Tutte le poesie (1946-2005), op. cit.

4. Alfredo Giuliani, Introduzione a I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, Einaudi, Torino, 2003, pp. XXVI-XXVII (si tratta della sesta ristampa einaudiana dell’antologia – la prima edizione risale al 1965 – con l’aggiunta di una nuova breve prefazione a firma dello stesso Giuliani; l’antologia fu pubblicata per la prima volta nel 1961 a Milano da Rusconi e Paolazzi)

5. Id., Prefazione (1965) a I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, op. cit., p. XIII

6. Cfr. due saggi di Pier Paolo Pasolini: “Il neo-sperimentalismo”, in Officina 5, 1956, pp. 169-182 – saggio compreso in Id., Passione e ideologia, Garzanti, Milano, 2009, pp. 514-529 (la prima edizione, sempre Garzanti, è del 1960); e in Id., Saggi sulla letteratura e sull’arte, a cura di Walter siti e Silvia de Laude, Mondadori, Milano, 1999, Tomo I, punto citato a p. 1216; “La libertà stilistica”, in Officina nn. 9-10, giugno 1957 – ora in Id., Passione e ideologia, op. cit., pp. 530-539

7. Pier Paolo Pasolini, “Il neosperimentalismo”, op. cit., in Passione e ideologia, op. cit., p. 517

8. Pier Paolo Pasolini (a cura di), Piccola antologia neosperimentale, in Officina nn. 9-10, op. cit. Il componimento in questione si intitola “Sogno di un bambino ebreo”, ora leggibile in Elio Pagliarani, Tutte le poesie (1946-2005), op. cit., p. 409, nella sezione Poesie disperse

9. Edoardo Sanguineti, Introduzione a Poesia italiana del Novecento, Einaudi, Torino, 1969, p. LX

10. Ibid.

11. “Cronistoria minima”, in I romanzi in versi. La ragazza Carla. La ballata di Rudi, Mondadori, Milano, 1997, pp. 121-126; ora in Elio Pagliarani, Tutte le poesie (1946-2005), op. cit., p. 465

12. Elio Pagliarani, “La sintassi e i generi”, in I Novissimi. Poesie per gli anni ‘60, op. cit., pp. 167-168

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