Cose viste, lette e sentite nel 2013 (parte 4)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film o la serie tv, l’album e il post che vuole segnalare e suggerire fra quelli usciti nel 2013. Non sono classifiche. Qui trovate i link alla prima, alla seconda, e alla terza parte.

Buone letture, ascolti e visioni.

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Luca San Mauro

Juan Jose Saer, Cicatrici, La Nuova Frontiera

Immaginai allora il mio doppio che si muoveva all’interno di un cerchio limitato, com’era il cerchio in cui mi muovevo io. I nostri cerchi non si sfioravano mai, tranne per una coincidenza inaspettata che si era verificata tre volte. Il suo cerchio e il mio, limitati com’erano, si spostavano se uno dei due si avvicinava all’altro, e il suo campo era un campo a me ignoto ma familiare. Sapevo che le cose che potevano accadergli all’interno del suo cerchio potevano essere diverse da quelle che accadevano all’interno del mio, ma erano simili. E anche se in apparenza potevano essere identiche – se lui il sette aprile alle 10:35 del mattino alzava la mano per guardarsi il dorso, per esempio, nello stesso momento in cui io eseguivo la stessa azione – erano tuttavia diverse. Magari lui seguiva me, nel suo campo, in una sfilata di carnevale duplicata e invertita in cui io ero finito per errore, la stessa sera in cui io avevo seguito lui all’interno del mio cerchio. O forse vivevamo vite differenti. Di una cosa solo ero sicuro: i nostri spazi – i nostri cerchi – erano chiusi e si sfioravano solo per caso. Poteva anche essere che ogni cosa avesse il suo doppio: Tomatis, Gloria, mia madre, il mio quaderno, la mia pagina del meteo, il giornale La Región, il cubicolo illuminato di Ernesto in cui riecheggiava il Concerto per violino di Arnold Schönberg. Se così fosse stato, nel cerchio dell’altro mondo doveva accadere qualcosa di diverso, perché una replica esatta mi sembrava assurda, una cosa da diventare matti, soprattutto perché minacciava una moltiplicazione all’infinito. Non poteva esistere un letto identico ripetuto all’infinito, in cui un tizio come me, a sua volta ripetuto all’infinito, pensava alla possibilità che il tizio e il letto si ripetessero all’infinito. Una cosa del genere sarebbe stata pazzesca. Ma mentre mi alzavo pensai che non era meno pazzesco che ci fosse un solo letto e un solo tizio, e che l’unico aspetto terribile della questione del mio doppio era la possibilità che lui stesse vivendo una vita che io non potevo vivere. Per cui mi feci una doccia calda e andai in tribunale.

Joshua Oppenheimer, The act of killing, USA

Boards of Canada, Tomorrow’s harvest, Warp Records

Jumpinshark, Falce e startup (Fisiocrazia e biopolitica), (Jumpinshark)

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Claudia Crocco

Mario Benedetti, Tersa morte, Mondadori

Nella grotta del bosco Làndri

La frana di braci si alza sulle foglie di acero
e in basso la grappa con il tabacco da fiuto,
i cartocci delle pannocchie per le sporte da fare:
notte fatta di attimi, pareti che si scuotono,
pensieri che si divincolano e si addormentano.
E torna la domanda. Non saprai di essere morto,
non sarai, quel nulla che nella vita diciamo
non sarai, non ci sarai più, non saprai di te.
Perfetta assenza. Non distrarti, non eludere
la pura inconcepibile assenza, non distrarti.

Charlie Brooker, Black Mirror (2 season), Channel 4, UK.

Nerorgasmo, Passione nera. Discografia 1985-1993, F.O.A.D. Records

Maureen O’Connor, All my exes in texts: why social media generation never really breaks up (The Cut)

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Bruno Pepe Russo

Sandro Mezzadra, Brett Neilson, Border as method, or the multiplication of labor, Duke University Press

Border as Method introduces a range of concepts that seek to grasp the mutations of labor, space, time, law, power, and citizenship that accompany the proliferation of borders in today’s world. Among these are the multiplication of labor, differential inclusion, temporal borders, the sovereign machine of governmentality, and border struggles. Taken together, these concepts provide a grid within which to fathom the deep transformations of the social, economical, juridical, and political relations of our planet. They point to the radically equivocal character of borders and their growing inability to trace a firm line between the inside and outside of territorial states. […] The distinctiveness of our approach lies in its attempt to separate the border from the wall, showing how the regulatory functions and symbolic power of the border test the barrier between sovereignty and more flexible forms of global governance in ways that provide a prism through which to track the transformations of capital and the struggles that mount within and against them.

Quentin Tarantino, Django Unchained, USA

Jon Hopkins, Immunity, Domino Records

Gabriele Battaglia, Cina, confini di classe (Asia Magazine/Euronomade)

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