Cose viste, lette, sentite nel 2013 (parte 3)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film o la serie tv, l’album e il post che vuole segnalare e suggerire fra quelli usciti nel 2013. Non sono classifiche. Qui trovate i link alla prima e alla seconda parte.
Buone letture, ascolti e visioni.

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Lorenzo Mecozzi

Philip Roth, I fatti. Autobiografia di un romanziere, Einaudi

Caro Roth,
ho letto il manoscritto due volte. Ecco la risposta sincera che chiedi: non pubblicarlo; te la cavi molto meglio scrivendo di me che facendo una cronaca “fedele” della tua vita. Non potrebbe essere questo? Che ti sei trasformato in un protagonista non soltanto perché sei stanco di me, ma perché credi che io non sia più lo strumento attraverso il quale riesci a distaccarti dalla tua biografia nello stesso tempo in cui ne sfrutti le crisi, i temi, le tensioni e le sorprese? Be’, a giudicare da ciò che ho appena letto, direi che hai ancora tanto bisogno di me quanto io ne ho di te: e che io abbia bisogno di te è indiscutibile.

Paolo Sorrentino, La grande bellezza, Italia/Francia

The National, Trouble will find me, 4AD

Ornella Tajani, Frammenti e notifiche di un discorso amoroso (Nazione Indiana)

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Viola Caon

Kevin Powers, Yellow Birds, Einaudi

A un certo punto ho smesso di credere nei significati. L’ordine è diventato una casualità nel corso dell’ osservazione.

Woody Allen, Blue Jasmine, USA

Arctic Monkeys, AM, Domino Records

Pietro Bianchi , La fedeltà dell’amore. La vie d’Adele di Abdellatif Kechiche (Le parole e le cose)

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Marco Mongelli

SIC, In Territorio Nemico, minimumfax

Ai lati della strada uomini e donne, in gruppo o da soli, osservavano la sfilata e salutavano, sorridevano e si asciugavano gli occhi. I vecchi che fiancheggiavano la parata si indicavano a dito i partigiani con la divisa più incredibile, quelli monturati nella foggia più fantasiosa; i più avveduti, tra quelli che applaudivano dal bordo dei marciapiedi, dichiaravano ai vicini di riconoscere questo o quel comdandante. Passarono i aaribaldini con stelle rosse sul berretto e sui fazzoletti, le giacche di pelle nera che li facevano annegare nel sudore, in quella giornata che già annunciava l’estate. Passarono le divisioni d giellini della Val Maira, vestiti di tela kaki, quasi fossero soldati del regio esercito inglese, e gli autonomi della Mauri con i foulard celesti al collo, inguainati in tute di pelle, incernierate e piene di legacci, le pesanti Webley alla cintura. Poi vennero i superstiti dei Gap di Milano e di quelli di Sesto San Giovanni, con alla testa Visone che tutti si indicavano con il dito, stupendosi che quel piccoletto fosse stato la bestia nera di tedeschi e i fascisti. Passarono i partigiani dell’ultima ora, che erano scesi per strada soltanto da due giorni o il giorno stesso. Erano quelli che innalzavano sul viso le espressioni più truci, e sfoggiavano mitra Beretta dalla canna traforata o vecchi 91 da cavalleria, mentre i partigiani veri con barba e capelli lunghi, il viso cotto dal sole delle vette, portavano con sé la più grande panoplia di armi che si potesse immaginare. Mostravano ai bambini eccitatii i mitra Thompson e gli spigolosi Sten. Portavano in spalla quei Mauser che gli erano stati puntati contro durante i rastrellamenti, i lunghissimi Lee Enfield che erano la copia esatta di quelli maneggiati dai Royal Gurka’s Regiment, qualcuno aveva addirittura il Garand, il fucile a otto colpi della fanteria americana, mentre alla cintura facevano mostra di sé P38, Colt 45, Luger, Glisenti 10 e 35. Ogni tanto si sentiva pure il rumore di uno sparo: qualcuno che si era dimenticato di inserire la sicura. Quattro uomini passarono veloci, portavano tra le braccia un ragazzo che si premeva lo stomaco inzuppato di sangue.

Paul Thomas Anderson, The Master, USA

Yo La Tengo, Fade, Matador Records

Alberto Prunetti, Divagazioni sul lutto a partire da alcune righe di Judith Butler (minima & moralia)

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