Cose viste, lette e sentite nel 2013 (parte 2)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film o la serie tv, l’album e il post che vuole segnalare e suggerire fra quelli usciti nel 2013. Non sono classifiche. La prima parte si trova qui. Buone letture, ascolti e visioni.

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Giacomo Gabbuti

Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali, Einaudi

Ho detto con voce pacata e vellutata qualcosa sulle nostre opinioni: siamo una specie molto influenzabile, siamo gregari, preferiamo stare con quelli che la pensano come noi, dunque non cambiamo facilmente opinione, siamo rigidi, spesso convinti d’aver ragione sulla base di false credenze, ragioniamo poco e ci emozioniamo molto, a un certo punto alcune parole diventano tabú, non si possono pronunciare, che so, dico «inceneritore» e la discussione si blocca. Che fatica la discussione, e questo è un controsenso, la cultura è tutto quello che la statistica non riesce a identificare (poi mi sono pentito d’averlo detto, non c’entrava niente, ma ormai era fatta), qui da una parte siamo pieni di informazioni, dall’altra scartiamo tutte le informazioni che potrebbero farci riflettere. Per questo avremmo bisogno di tecnici di base che ci spieghino come funzionano le cose, tecnici fisiologi e non patologi, perché spesso è la nostra ignoranza sul funzionamento del sistema a produrre il danno. Insomma, e mi sono avviato verso la conclusione, non possiamo ricercare la perfezione, ovvero è necessario rinunciare alle soluzioni uniche, perché contengono in sé il germe dell’adorazione coatta, ecco cose cosí, per introdurre Daniele Fortini.

Roberto Andò, Viva la libertà, Italia

Calibro 35, Traditori di tutti, Record Kicks

Emiliano Brancaccio, “Liberare” i migranti senza “arrestare” i capitali? Un suicidio politico, (emilianobrancaccio.it)

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Chiara Impellizzeri

George Saunders, Dieci dicembre, minimumfax

Pas de bourrée.
E riverenza.
Versa dose di patatine al formaggio nella vaschetta vintage a scomparti.
Grazie mamma, grazie, papà. La vostra cucina è una bomba.
Prego, favorite. Posso fare altro per voi, amici?
Hai già fatto abbastanza, Alison, degnandoti di rivolgerci la parola.
Non è vero! Ma non capite che tutti meritano rispetto?
Ognuno di noi è un arcobaleno.
Dici? Guarda la grossa piaga aperta sulla mia povera anca rattrappita.
Se permetti vado a prenderti una pomata.
Te ne sarei infinitamente grato. Fa un male boia.
Comunque, tornando all’idea dell’arcobaleno: lei ci credeva. La gente era fantastica. Mamma era mitica, papà era mitico, i professori si ammazzavano di lavoro e avevano pure dei figli, e certi stavano pure divorziando, tipo la professoressa Dees, però il tempo per i loro allievi lo trovavano sempre.
Per lei la Dees era un esempio sopratutto perché, anche se il marito la tradiva con la direttrice del bowling, restava sempre la più brava professoressa di filosofia, poneva domande tipo: La bontà può vincere? Oppure le persone perbene dovranno sempre prenderla in quel posto perché in cattivi non guardano in faccia nessuno? Sembrava proprio una frecciata della Dees alla tizia del bowling. Però, a parte gli scherzi! La vita era bella o spaventosa? La gente era buona o cattiva? Da un lato avevi quel filmato dei corpi pallidi e scheletrici ammucchiati dalle ruspe davanti a certe tedescone che guardano impassibili masticando chewing-gum. Dall’altro i contadini che rimanevano in piedi fino a tardi a riempire sacchetti di sabbia contro le inondazioni, anche se loro di casa stavano in collina.
Nel sondaggio fatto in classe aveva votato che la gente era buona e la vita divertente, e la Dees le aveva lanciato uno sguardo di compatimento sentendola dichiarare le sue opinioni: Per fare il bene devi decidere di fare il bene. Devi essere coraggioso. Difendere ciò che è giusto. Lì la Dees aveva cacciato una specie di gemito. Comprensibile. La Dees soffriva tanto nella vita ma, stranamente… Era ovvio che trovava ancora qualcosa di divertente nella vita e del buono nelle persone, se no perché alle volte restava alzata fino a tardi per correggere i compiti e il giorno dopo arrivava sfinita, con la camicetta alla rovescia, perché si era vestita al buio di prima mattina, povera scombinata che non era altro?

Janelle Monaé, The electric lady, Wondaland Arts Society e Bad Boy Records

Pablo Larrain, No, Cile/Francia/USA

Andrea Segre, “Si ma allora come si fa? Mica possiamo prenderli tutti qui, no?” (Il Lavoro Culturale)
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Antonio Coiro

Edward St Aubyn, I Melrose, Neri Pozza

Non c’era nessun altro modo per smettere di essere deluso? Come poteva trovare un terreno sicuro, visto che la sua identità sembrava iniziare con la disintegrazione ed essere destinata a disintegrarsi ulteriormente? Ma forse era il suo stesso modello di identità ad essere mal concepito. Forse l’identità non era un edificio che aveva bisogno di fondamenta, ma piuttosto una serie di imitazioni tenute insieme da un’intelligenza centrale, un’intelligenza che conosceva la storia delle imitazioni e aveva abolito la differenza tra azione e interpretazione. […] In ogni caso, rifletté mentre spremeva la bustina per farne uscire una melma verdognola e cercava di tornare al pensiero precedente, che cos’era questa intelligenza centrale e, soprattutto, quanto era intelligente? Che cos’era quel filo che teneva insieme le perle sparse dell’esperienza, se non la necessità di un’interpretazione? Il significato della vita era qualunque significato si riuscisse a ricacciare nella sua gola riluttante.

Harmony Korine, Spring Breakers, USA

Darkside, Psychic, Other People/Matador

Ben Lawrence, Why is there so much miserable drama on Tv?, (The Telegraph)

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