Cose viste, lette e sentite nel 2013 (parte 1)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film o la serie tv, l’album e il post che vuole segnalare e suggerire fra quelli usciti nel 2013. Non sono classifiche. Buone letture, ascolti e visioni.

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Silvia Costantino

Flavia Ganzenua, La conta delle lentiggini, CaratteriMobili

Mi rannicchio contro di lei,attenta a non svegliarla. Mi concentro sul suo respiro. Prendo aria, la tengo in bocca, e la risputo nello stesso istante. Il mio respiro è più veloce, fatica a stare al passo col suo, si ribella, poi cede, si rompe. Ora siamo sincrone, un unico corpo, di nuovo l’una dentro l’altra. Chiudo gli occhi, penso a lui, a me sul divano, e so che vorrei solo tornare lì, non muovermi più.
Mia madre ha un sussulto, solleva appena le palpebre, mi espelle.

Jenji Kohan, Orange is the new black, season 1, USA, Netflix

Nick Cave, Push the sky away, Bad Seeds Ltd.

Margherita Ferrari, Tette grandi, tette piccole e l’annosa questione del bodyshaming (Soft Revolution)

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Umberto Mazzei

Thomas Pynchon, Bleeding Edge, Penguin

Heidi has been working on an article for the Journal of Memespace Cartography she’s calling “Heteronormative Rising Star, Homophobic Dark Companion,” which argues that irony, assumed to be a key element of urban gay humor and popular through the nineties, has now become another collateral casualty of 11 September because somehow it did not keep the tragedy from happening. “As if somehow irony,” she recaps for Maxine, “as practiced by a giggling mincing fifth column, actually brought on the events of 11 September, by keeping the country insufficiently serious — weakening its grip on ‘reality.’ So all kinds of make-believe —forget the delusional state the country’s in already— must suffer as well. Everything has to be literal now.” […] “You notice,” Heidi continues, “how ‘reality’ programming is suddenly all over the cable, like dog shit? Of course, it’s so producers shouldn’t have to pay real actors scale. But wait! There’s more! Somebody needs this nation of starers believing they’re all wised up at last, hardened and hip to the human condition, freed from the fictions that led them so astray, as if paying attention to made-up lives was some form of evil drug abuse that the collapse of the towers cured by scaring everybody straight again.

Coen Brothers, Inside Llewyn Davis, USA/Francia

Bonobo, The North Borders, Ninja Tune

Giuseppe De Nicolao, Università: miti, leggende e realtà (ROARS)

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Camilla Panichi

Francesco Pecoraro, La vita in tempo di pace, Ponte alle Grazie

Erano gli anni Settanta, eravamo fatti così, questi erano i nostri miti, ero dentro fino al collo in quella cultura, la stessa che me li faceva invidiare, perché il Pescatore Greco faceva parte del pacchetto di possibili esistenze «alternative». Era una specie di vagheggiamento di massa: Casellante in Nuova Zelanda, Portalettere in Irlanda, Guardiano di Faro chissà dove, Falegname, Artigiano, Membro di Comune Agricola, Vagabondo, Motociclista a pieno tempo eccetera. E, appunto, Pescatore Greco. Era la serie di cazzate con le quali ci si baloccava, pur di non guardare in faccia una realtà così diversa dalle nostre aspettative confuse. Ci credevamo ancora al tempo delle scelte, che invece erano già fatte e chiuse in busta sigillata dentro una cassaforte chissà dove: nella tua c’era scritto «Ingegnere Strutturista che non progetterà mai nulla». Non potevamo nemmeno prendere in considerazione l’idea che il nostro lavoro fosse davvero tutto il nostro futuro, che la partita ce la saremmo dovuta giocare tutta lì, dentro il triangolo lavoro-famiglia-tempo libero.

Alain Guiraudie, Lo sconosciuto del lago, Francia

David Lynch, The Big Dream, Sacred Bon Records

Guido Mazzoni, I desideri e le masse (Le parole e le cose)

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