Razzista è lo stato: un #fiumeinpiena contro il #biocidio

di Giacomo Gabbuti

stopbiocidio

[Oggi, in una giornata densa di mobilitazioni, si tiene a Napoli il corteo Stop Biocidio, lanciato dal movimento Fiume in Piena, capace nelle ultime settimane di coalizzare le diverse vertenze territoriali della Campania e l’ondata di indignazione seguita alle nuove scoperte e rivelazioni sugli sversamenti di rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi. Per questo oggi riproponiamo questo articolo, precedentemente apparso su Il Corsaro]

Roma, 18 ottobre scorso. Sono allo Stadio Olimpico, mi appresto a vedere la partita della settimana, quel Roma-Napoli che potrebbe proiettare la mia squadra a un impensabile fuga da capolista. La partita delle polemiche, quelle legate alla farsa del rinvio-o-non-rinvio, del “arrivano gli ultrà e sfasciano tutto con i blechbloc il 19”, dell’alimentare il clima di tensione che già è alta. Perché in fondo non capisco perché non dovrei essere teso, se c’è la disoccupazione giovanile che raggiunge i livelli di possesso palla della Roma de Luis Enrique, e Letta pare aver studiato alla scuola del minestraro Andreazzoli.

Eppure Roma-Napoli è soprattutto la partita delle discriminazioni territoriali: due giorni prima è stata introdotta la condizionale dopo settimane in cui, dopo la chiusura della curva del Milan, si è iniziato ad applicare il novello art.11 del Codice di Giustizia Sportiva. Mentre tutta Italia si arrovella su questioni filosofiche come “è razzismo dire di non essere di Napoli?”, la Curva Sud intona un finissimo “Senti come puzza / senti come puzza Napoli…”. Io mi ritrovo a cantarlo, e a mandare un messaggio a Mariano per dirgli con lui che oggi cantarlo è un atto doveroso, ma che addosso ho la maglia di Libera che ho rubato a casa sua (per la serie, “Roma Ladrona” , e chissà se è anche questo razzismo..). Mi ritrovo a cantarlo anche io, mentre all’intervallo mi metto a pensare al Fiume in piena cui stanno contribuendo compagni come Rita, ma anche compagni di università come Marvin: penso a come riusciremo a portare la questione anche qui a Roma, perché è un problema, il loro, che riguarda anche noi, e perché i problemi nostri sembriamo ignorarli ma sappiamo benissimo dove sono – se si spostano da Malagrotta, è per venir scaricati tra Falcognana e Cupinoro, che assieme ad Albano son destinate a morire dei rifiuti della mia città, e ad allungare la lista di una regione che nulla ha da invidiare alla Campania per quanto riguarda le emergenze ambientali.

Penso alle due cose assieme, al fatto che mentre sto insultando Napoli provo a convincere amici e compagni che quello che accade lì ci riguarda, e che il 16 dobbiamo andare lì a manifestare. Son “razzista territoriale”, io? Non lo so, può darsi: lascio agli insigni giuristi del calcio la questione (e nel dubbio non vi dico in che settore ero…).  Penso, però, che sicuramente razzista è lo Stato in cui ci troviamo ad abitare sia io che i miei amici campani. È razzista uno Stato che ha permesso che sotto terre tra le più belle e fertili del Paese venissero seppelliti i rifiuti tossici prodotti nelle fabbriche della Lombardia, stabilendo de facto che i cittadini campani non valgono quanto quelli di Milano, visto che la ricchezza degli uni si può realizzare a discapito della salute degli altri. È razzista il legislatore che, con il Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 90, ha stabilito non solo di avocare ad un sottosegretariato della Presidenza del Consiglio la gestione dei rifiuti campani, ma ha dichiarato “aree di interesse strategico nazionale” tutti i “siti, le aree e gli impianti comunque connessi all’attività di gestione dei rifiuti”, trasformando in questione di ordine pubblico il legittimo diritto dei cittadini a partecipare delle decisioni. Con questa innocente ridefinizione, infatti, chiunque avesse provato ad opporsi alla realizzazione di questi impianti (sui quali la magistratura avrebbe avuto non poco lavoro) rischiava di essere punito con l’arresto da tre mesi a un anno a norma dell’art. 682 del codice penale (norma che farà scuola). Forse, posso essere d’accordo, son razzista se incito all’eruzione il Vesuvio: di certo, le conseguenze materiali di questo mio gesto non sono paragonabili all’aver aggiudicato nel 1998 la gara d’appalto per i 2 inceneritori campani secondo quello che è stato definito il criterio della “peggiore tecnologia disponibile”, premiando tempi e costi rispetto alla salute dei cittadini. Sarà difficile spiegarglielo, però sì, il Commissario dell’epoca era razzista nei confronti dei campani: anche se della Campania era il Presidente. Ed era razzista anche chi ha deciso che l’energia prodotta da un inceneritore vada considerata alternativa mediante i cosiddetti CIP 6, e dunque incentivata con le bollette dei cittadini per rendere profittevoli gli inceneritori che avvelenavano i miei amici e arricchivano le mafie che li opprimono. Ecco, io quella sera forse avrò anche cantato, per goliardia il cui gusto è naturalmente relativo, che questi miei amici napoletani non fossero il massimo nel lavarsi, ma di fronte alle loro richieste di democrazia e di chiarezza c’è chi per anni ha gestito la vicenda rifiuti come una questione di gente che non si sa lavare col sapone – o, tradotto nel linguaggio proprio dei grandi statisti, che hanno “stili di vita sbagliati”.

Per questo mi trovo a pensare che a esser razzisti verso i napoletani e i campani tutti siano stati quei politici – anche e soprattutto campani – che hanno lasciato le mafie (e non solo) libere di uccidere terre e persone per decenni, con la loro partecipazione attiva, la connivenza o anche semplicemente l’incompetenza più completa. Razzisti sono, soprattutto, tutti coloro, e ce ne sono evidentemente anche tra i campani, che credono che non sia possibile per i cittadini di questa regione rispondere con la democrazia e la partecipazione alla devastazione del loro territorio. Per questo sabato prossimo scenderò da Roma a Napoli, a chiedere che venga chiusa una curva, quella di Montecitorio, che per anni ha insultato i cittadini di quella città, e che dai processi partecipativi che si sono creati negli ultimi mesi di straordinaria mobilitazione si arrivi a un controllo veramente democratico della gestione dei rifiuti in Campania. Sì, pure io, che oggi avrei sperato in un pareggio.

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