La versione di Salmone. Un’intervista disegnata sulle peggiori carrozze di Trenitalia

di Umberto Mazzei e Luca Francesco San Mauro

coversalmone

Umberto:
Salmone l’ho conosciuto per la prima volta sarà stato ottobre-novembre 2007, primi mesi di laurea triennale a Pavia, blocchi massicci di nebbia a sorvolare il Ticino. Boccheggiava penzoloni sulla pagina 8 (racconti) di un Kronstadt numero 36, spiaggiato in un dispenser dell’università centrale. L’ho portato a casa sottobraccio e me ne son preso cura, ho cercato subito segni di riconoscimento, indizi o targhette per identificare il proprietario, ma al posto della firma campeggiava un laconico “Tratto da le avventure di un salmone domestico”.
Una rapida ricerca su internet rivela la tana di Salmone, lumicino.splinder.com, il suo regno virtuale. Contatto l’autrice, ci incontriamo per un caffè e le restituisco quella sua metafora scappata di casa, quel suo strambo coinquilino, un po’ alter ego un po’ autocoscienza, che dorme in una cassetta di fragole. E questo è il principio di tutto quanto, di una prassi quotidiana ossessivo-compulsiva di controllo del blog in attesa spasmodica di aggiornamenti, nuove storie della ragazza e del suo Salmone domestico,
di tutti gli altri animali, nani e sagome di cartone che affollano un mondo grandioso edificato con tocchi minuti e precisi. Sei anni dopo il primo incontro, quello stesso racconto, insieme a una selezione degli altri testi comparsi sul blog dal 2005 in poi, e con una coda a fumetti “Pesce rosso e altre storie struggenti” comparsa originariamente sul profilo facebook dell’autrice, confluisce in un volume edito da Laterza nella collana Contromano: Mio salmone domestico. Manuale per la costruzione di un mondocompleto tavole per esercitazioni a casa.

Luca:
Ho letto Salmone nel Parco nazionale d’Abruzzo, in agosto, accanto alla riproduzione di un orso marsicano in scala 1 a 1 (la didascalia dice che è il più grande mammifero d’Europa, ma non è vero: non è il più grande nemmeno tra gli orsi). L’ho letto, come si dice, d’un fiato. Comunque il fiato non serve: Salmone si legge sott’acqua, con le branchie, in una bolla di vetro. Alla fine rimane una scatola di costruzioni, struggente, e un senso di gratitudine per l’esattezza di certe parole. Le mie preferite, in un libro in cui mi è capitato una decina di volte di voler leggere un paragrafo due volte di fila, sono a pagina 74, e sono queste qui: “per la sobria sassificazione del mondo”.

Emmanuela Carbé, al suo esordio narrativo dopo aver vinto il Campiello Giovani nel 2002 con il racconto “Sconcerto in quattro tempi”, ha già ricevuto numerose recensioni positive (tra tutte, la nostra preferenza incondizionata va accordata a questa). Il mondo di Mio salmone domestico non può lasciare indifferenti noi di 404, perché è un universo quotidiano che coincide esattamente con il nostro di studenti universitari fuorisede, sostanziato da esperienze a noi comuni, che Carbé ha il merito di tradurre in immagini brillanti, di cristallizzare in una serie di frammenti ora divertentissimi ora drammatici nell’esplorazione degli abissi della solitudine e della depressione.
In una recensione comparsa su Repubblica, Andrea Bajani ha scritto che Salmone “dice tutto quello che la ragazza non ha il coraggio di dire”. Proprio per questo motivo le domande che seguono sono state rivolte direttamente a Salmone. Le risposte vanno lette a partire dalla vignetta numerata.

1. In una recente intervista Emmanuela ha dichiarato che Salmone è “in cerca di sobrietà del sentimento e laicità nelle emozioni”.
Tu sei d’accordo? Salmone, di che parla Salmone?

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2. Nel Contratto con il lettore che apre il libro, l’autrice si dichiara “esonerata da ogni problematica di natura critico-interpretativa (fiction, non-fiction, autobiografia, autofiction, cartine tornasole, intertestualità letterarie e quanto altro)”. Per nostra fortuna l’unica contraente è Emmanuela, e tu invece non sei vincolato. Quindi che ne pensi, Salmone? Sei fiction, non-fiction, autobiografia, autofiction, cartina tornasole?

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3. Si è parlato parecchio delle tue frequentazioni letterarie, tra le altre l’anguilla di Montale, i Pesci Rossi di Emilio Cecchi o quelli di Questa è l’acqua di David Foster Wallace. Ci sembra che all’elenco ne manchi almeno uno estremamente importante in particolare per l’elemento autoironico, vero fil rouge del libro e dispositivo che si attiva immancabilmente a stemperare il discorso nella comicità ogni volta che questo rischia di farsi eccessivamente serio e sostenuto. Parliamo ovviamente dei fumetti di Leo Ortolani. In che rapporti sei con Ratman?

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(Per distrazione – inconvenienti tipici del mestiere di letterati – ci eravamo persi per strada la domanda 4)

5.0

5. All’inizio del libro Emmanuela lamenta di non riuscire a completare una storia lunga che sta scrivendo da anni su rotoli di seta (forse perché tu le nascondi le parti iniziale e centrale, e le dici che non sa scrivere). Adesso che il vostro libro è uscito a cosa si dedicherà Emmanuela? E, soprattutto, la lascerai scrivere un altro romanzo da sola?

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Appendice:

Gli unici personaggi disegnati sono quelli della storia finale di Pesce rosso. Ci ritrai anche qualcuno dei personaggi che abitano il condominio di Mio salmone domestico?

galleria ritratti

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