Trieste Science+Fiction festival, seconda giornata: i corti, “El Desierto”, “Big Ass Spider” e “Frankenstein’s Army”

di Alessandro Squizzato

trieste science fiction 2013

[Dal 30 ottobre al 3 novembre si è tenuto a Trieste il festival della fantascienza. Alessandro Squizzato ne ha scritto per  Il CorsaroVi riproponiamo il suo reportage della seconda giornata]

Mentre Trieste balla sul filo dell’autunno, tra giornate soleggiate e timidi (e a quanto dicono ancora tenui) anticipi di bora, ieri il TS+F 2013 ha iniziato a tirare fuori le cose più interessanti. Non solo i film in concorso con El Desierto, Big Ass Spider e Frankenstein’s Army (su cui torneremo), ma – soprattutto – la rassegna pomeridiana di corti fuori concorso.

Ci si accorge poco  credo della miniera d’oro che i corti e le produzioni indipendenti sono per il cinema di genere. Spesso arrivano alle orecchie del “grande” pubblico le cose più orrende, spinte da migliori apparati pubblicitari o dalla moda, a volte un po’ ottusa, di cercare “brutto artistico” in ogni cosa che vada su pellicola.
Oppure è in questo sottobosco che si può ancora trovare quella caratteristica seminale che ai primordi aveva segnato direttamente o meno, il genere fantastico: la necessità di stupire, spiazzare, stimolare la fantasia con pochi mezzi e pochi soldi. Da ciò la necessità di inventare cose nuove, esprimere idee radicali di trama e regia, avanzare in spettacolari, a volte fintissimi ma necessariamente creativi effetti speciali pratici.
Negli ultimi anni la tecnologia sempre più accessibile (sia in termini di prezzo che di semplicità d’utilizzo, si pensi al montaggio) ha permesso a molti di fare il proprio tentativo. Sempre di più il media sta diventando impugnabile da chiunque abbia la passione  di farlo, come quelle  chitarre impugnate negli anni ’70 dai furibondi ignoranti musicali che inventarono il punk.  Ne sono uscite un sacco di cose orrende, tante cose sopravvalutate, alcune finte e plagiate ma anche dei pezzi immortali. E nel complesso ce n’è stato bisogno e ha fatto fare un balzo in avanti a tutta la musica. Per il film di genere  forse ci stiamo avvicinando ad una fase simile?
Intendiamoci, i corti in questione non sono cose casalinghe. L’uso dei mezzi è professionale, sono stati evidentemente messi un po’ di euro sul tavolo per portali a casa, ma stiamo parlando di produzione  a bassissimo budget, dove appunto è l’idea  di fondo e l’uso creativo dei mezzi a renderli dei piccoli capolavori.  Tre su tutti.

Dr Awkward del triestino Daniele Auber, che spiega il suo tentativo di “creare una cosa che potesse stupire anche con le immagini e non costasse niente”. Un semplicissimo effetto a specchio sulle scene, usato con estro, e la giornata dello studente Awkward, nel suo tentativo di diventare dottore (e palindromo). Auber si inventa la speculepsia,  malattia che inverte la percezione di destra e sinistra. Inserire qui battuta sul Partito Democratico. Perfect Drug  è un esperimento del belga Toon Aerts nell’horror weird giapponese.  Attori giapponesi, tentacoli, splatter malato andante e grandi effetti pratici in un trip andato parecchio male che però è un corto andato parecchio bene.

Sequence (USA, Carles Torrens) gioca su una domanda: se una mattina ti svegliassi e per una ragione che non capisci tutto il mondo, in senso letterale, ti odiasse? Storia che meriterebbe una grande produzione e scene che ne sarebbero già all’altezza. Una sparatoria girata meglio di tutto l’ultimo Die Hard.
Gli altri erano Anima (Australia, Scott Mannion) incursione nel cyberpunk; 113 degree (USA, Sabrina Doyle) tragedia amorosa nello spazio; Bio-Cop (Canada, Steven Konstanski) finto trailer sulla scia dei grindhouse promossi da Tarantino e Rodriguez, ma rivolto agli anni ’80 e che ricorda molto la Troma.

Nella programmazione in concorso El Desierto (Argentina, Cristoph Behl), riscrittura post apocalittica di A porte chiuse di Jean Paul Sartre. Un triangolo amoroso che muove tre sopravvissuti condannati a rimanere in una casa-bunker, a scoprire che “l’inferno è la presenza degli altri”.
Big ass spider (USA, Mike Mendez), un grosso ragno, tono scanzonato, sulla rincorsa delle ormai moltissime uscite disaster-horror che cercano di ammiccare sarcasticamente alle ingenuità dei vecchi film (Planet Terror è l’esempio più nibile del genere, ma da Piranha 3D fino a Rubber la lista è infinita).
Chiusura notturna con Frankenstein’s army (Olanda, USA, Richard Raaphorst). Non è un’anteprima ma è sicuramente una bella sorpresa. Una avanguardia sovietica in marcia verso Berlino fronteggia nazisti e zombie-macchina in un tripudio di immaginario steam-punk particolarmente tetro. Approccio originale, qualche colpo di scena nella trama e il tentativo di movimentare la regia usando l’espediente del  “nastro ritrovato”, facendo riprendere le scene da una telecamera (ehm, di qualità un po’ anomala per gli anni ’40…) che si presta a qualche bel numero, soprattutto un fantastico piano sequenza in soggettiva nella prima parte del film.

Festa di halloween in costume la notte, spinta in continuazione dagli spot prima dei film, e si riprende il giorno dopo con una infornata che pare sarà un po’ più intimista e riflessiva.

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