“Più per meno, meno”. Elementare, Ministro!

di Tito Russo

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[Questo articolo è precedentemente apparso su Il Corsaro]

Maria Montessori riteneva che le aule dovessero essere ampie e luminose. “L’allievo deve essere lasciato libero di esplorare il suo mondo” diceva alle colleghe in preda al disappunto, troppo avvezze alle metodologie del Maestro Perboni, il cui “Cuore” era declinato paternalisticamente verso gli alunni “figliuoli”. La certezza che vi fosse un impulso imperscrutabile in grado di spingere verso l’apprendimento e la curiosità era per Montessori il vero motore della conoscenza che, se lasciata “girare” senza interferenze, portava a sviluppare al massimo tutto lo spettro delle capacità e dell’intelligenza. Il ruolo e la funzione dell’educatore dunque era tutt’altro che marginale, anzi: era garanzia della fruibilità libera del mondo e delle conoscenze insite in esso, innesco della volontà nell’imparare ad imparare, a prescindere dalle attitudini caratteriali e ambientali dell’allievo.
“Astariti non è bravo, Astariti è un primo della classe!” – così urlava il professor Silvo Orlando contro i colleghi alfieri della media aritmetica nella valutazione pre-berligueriana dei primi ’90, accompagnato anche lui da una missione di lungo respiro, nell’affermazione dell’equilibrio tra insegnamento e fruizione dei saperi di base. Nell’andare oltre ad un voto dopo 20 minuti di interrogazione, nella comprensione dell’allievo e le sue abilità nel comprendere e fare proprio il mondo, appunto.

Quanto tempo è passato da queste angolature della storia nella scuola pubblica italiana e ci si sente tutti un po’ più malinconici sotto il regime della riduzione coatta di strumenti e risorse.
È da quel drammatico pomeriggio del 30 ottobre 2008 che va avanti questa triste storia, anzi si potrebbe meglio enunciare “anti-storia” e non perché la scuola pre-autonomia fosse in toto da salvare, ma perché del domani un po’ di certezza vi era. Innanzitutto dell’occupabilità e del reclutamento: laurea, corso di abilitazione, due o tre anni di insegnamento annuale, assunzione. Dall’accesso alla fruizione del servizio scolastico per studenti e famiglie per quanto concerne le integrazioni al reddito spendibile per libri e accessori da parte dei comuni, le ristampe quasi inesistenti per cui, di figlio in figlio, la catena di passaggio dei testi era cosa assai frequente. L’Amaldi era sempiterno e al massimo Paravia contestualizzava Abbagnano. L’orario si faceva a inizio anno e rimaneva quello. Lo “spezzone” era solo il periodo che intercorreva tra un trimestre e l’altro per recuperare scompensi didattici verso la pagella e non segnava una porzione di ore cedute all’ultima catena di una graduatoria infinita. C’era carta gialla, tanta carta gialla, e fiumi di inchiostro che esponevano un quadro completo del discente, ore e ore di discussione sull’opportunità o meno del rimando a settembre.
Settembre andiamo, è tempo di recuperare.

Settembre, è tempo di scegliere una sede per un incarico annuale, lontano o meno da casa a seconda se il provveditorato comunica o meno i posti a disposizione. E se non li comunica pur avendole a disposizione? Ma perché non li comunica? E come li comunica quando gli insegnanti smascherano l’arcano a pochi secondi dalla scelta.
Tramite il fax, nell’era del registro elettronico che dovrebbe azzerare i costi della carta e portarci alla digitalizzazione, salvo impegnare 20 minuti dei 60 che servirebbero a insegnare, a discutere la materia di studio.
“Scelgo Anzio, si arriva col trenino. O meglio l’autobus?”, “Ma è al 30 giugno o al 31 agosto? Sennò non mi pagano le ferie!”, “Ma la Borsellino dove sta?”, “Io rinuncio perché sono di Caserta. Chi me li tiene i bambini?”, dice sommessamente l’insegnante con gli occhi umidi, costretta a considerare l’essere mamma come un ostacolo al lavoro, ad una rinuncia non voluta ma necessaria, in quest’Italia di rinunce a comando, di fax inceppati e di treni da prendere. O da perdere.

E giunge all’alba di questo nuovo anno il Decreto-Scuola del Ministro Carrozza, rappresentato come investimento e inversione di tendenza rispetto alla tragicommedia Gelmini-Tremonti.
Si dice che la matematica non è un’opinione, ma in fondo può esserlo.
Un investimento è tale se alza l’asticella verso il segno +, più del trend negativo del passato. Ma se questa variabile “più” è “meno” del trend passato, la risultante è “meno”.
“Più per meno, meno”, terza elementare. Elementare, ministro.
Sarà bellissimo per gli studenti dividersi 15 euro a testa per i buoni voti riportati in pagella, per le mense e per i trasporti. 15 euro in più fanno comodo con la riduzione di un terzo delle linee di trasporto provinciale e regionale e con la riduzione dei servizi mensa attraverso delibere comunali che appaltano a società private di ristorazione, le quali scelgono di garantire il servizio solo nelle scuole in cui i genitori dei figli (che avranno 15 euro in più a testa) pagheranno tutti le rette di 120 euro in media. La somma algebrica in questo caso dà meno 105 euro.
“Più per meno, meno”, terza elementare. Elementare, ministro.

Viene incrementato di 100 milioni il fondo per le borse di studio dei 14 già previsti dai precedenti dispositivi normativi. L’anno scorso l’asticella era di 151 milioni. È dunque un’ottima notizia la riduzione di 37 milioni all’articolo relativo e successive modificazioni.
“Più per meno, meno”, successione elementare ministro.

Sarà altresì magnifico il meccanismo dell’adozione dei libri di testo attraverso il cambiamento semantico che regola la determinazione o meno da parte dei collegi dei docenti delle monografie.
Si passa da “adozione”, così perentorio, ammorbidito dalla locuzione nel Testo Unico 297 “eventuale adozione”. E sarà ancor di più magnifico incrementare di 2 milioni e mezzo la spesa che fino a tre anni fa era il doppio. 57 centesimi a studente per una spesa media di 250 euro fanno comodo ma ricadiamo nella somma algebrica sfavorevole della quasi totalità della spesa.
“Più per meno, meno”, terza elementare. Elementare, ministro.

Sarà sicuramente fattibile l’apertura delle scuole al pomeriggio con i Fondi dell’Istituzione Scolastica che per l’anno corrente verranno decurtati di un ulteriore terzo rispetto all’anno scorso per effetto dell’Accordo quadro sugli scatti di anzianità del 2012, o con i 3.900 collaboratori scolastici in meno quest’anno poiché verranno assunti nello stesso numero, gli stessi che dovevano prendere servizio di ruolo l’anno scorso e che hanno aspettato che la follia del transito dei docenti inidonei venisse considerata una boutade più che un provvedimento.
Profumo di somma algebrica. “Più per meno, meno”, terza elementare. Elementare ministro.

Gli scatti di anzianità sono un diritto del Contratto Nazionale, ma anche per i diritti l’algebra non sfugge. 69.000 assunzioni tra i docenti di cui 27.000 di sostegno. A parità di bilancio. Ovvero che se prima il tuo scatto stipendiale era triennale, per effetto della sequenza contrattuale del 4 agosto 2010 diventa per tutti i neo assunti a cadenza di 9 anni. 6 anni in più. Ovvero lo Stato si paga queste assunzioni decurtando dal salario dei lavoratori 2 scatti stipendiali sanciti da un Ccnl solo su carta ormai.
“Più per meno, meno”, terza elementare. Elementare ministro.

Tutto il resto è wireless senza fibre ottiche e sigarette elettroniche.
Non c’è più tempo, perché il tempo è denaro con sui ricalcoli programmati.
Chissà se Maria Montessori avesse simpatie per Perboni, di sicuro accarezzerebbe con dolcezza il piccolo scrivano fiorentino che per aiutare il padre a guadagnare di più, passava le notti a copiare e ricopiare striscette di carta a discapito del sonno, con gravi ricadute sullo studio.
“Più per meno, meno”.
Maria Montessori gli sorriderebbe e gli farebbe capire che un foglio di carta per una fredda definizione da libro di scuola è comunque sempre un foglio di carta, ma se interiorizzato con il sapere è una barchetta, un aeroplanino. Più per più, più. Elementare.

È settembre, andiamo, è tempo di studiare per chi può. Di lavorare, per chi può.
E di lottare, per chi può e per chi non può.

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