Il peggio di Venezia 70

Joker

di Marcello Bonini

N.B: Contiene spoiler. E l’autore dell’articolo prende le distanze da qualunque opinione espressa nello stesso.

JIAOYOU (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang: il regista gira un film bellissimo, ma si dimentica di montarlo e i protagonisti rimangono immobili a fissare un muro per 13 minuti (cronometrati). Il film più lento della storia del cinema. Per intenderci, è così lento che durante la proiezione Andrei Tarkovski si è alzato e ha gridato: “È lento!”. Gente che ha dormito per metà film, o che addirittura è uscita dopo mezz’ora per rientrare alla fine, ha applaudito a scena aperta.

THE CANYONS di Paul Schrader: a Los Angeles tutti sono stati a letto con tutti, ma la gelosia è una brutta bestia e finisce a coltellate. Lindsay Lohan nuda sembra uno spot contro l’abuso di droghe, James Deen è così bravo da avere un errore anche nel nome, e i loro giochetti perversi non sembrerebbero così perversi neanche ad una suorina anziana. Finale metacinematografico: uno dei personaggi guarda il pubblico, ma il pubblico si imbarazza e finge di non conoscerlo. Una volta Paul Schrader scrisse Taxi Driver.

NIGHT MOVES di Kelly Reichardt: Mark Zuckerberg ci mette un’ora a far saltare una diga, poi capisce che non è stata una gran pensata e se la prende con Dakota Fanning che non ha più 8 anni e ora può anche morire. Il film in sé dura 20 minuti, tutto il resto del tempo se lo prende la faccia contrita di Jesse Esenberg.

THE SACRAMENT di Ti West: Un falso finto documentario, e se già The Blair Witch Project non era proprio ‘sto gran film, questo è pure peggio. Tre giornalisti finiscono in una comunità religiosa, e i fedeli decidono di ucciderli e poi suicidarsi tutti. Fine. Ma in qualche modo il regista riesce a farlo durare più di un’ora e mezza, anche se mi riesce difficile ricordare come.

PARKLAND di Peter Landesman: Ad un certo punto un medico cerca disperatamente di rianimare Kennedy che è già morto da un pezzo. Un po’ la stessa cosa che il regista fa col film.

KAZE TACHINU (The Wind Rises) di Hayao Miyazaki: Anche i migliori sbagliano. Mielosamente lungo, è la storia di un ingegnere aeronautico che progetta gli aerei in modo che siano armi micidiali, però poi siccome le bombe non le imbarca lui, mica è colpa sua, che voleva solo costruire dei begli aerei. Strano discorso, per un pacifista convinto. Ah, in mezzo c’è pure una storia d’amore appassionante come una folata di vento.

THE ZERO THEOREM di Terry Gilliam: Gilliam fa un film alla Gilliam ma non di Gilliam. Nulla che lui stesso non avesse già detto 30 anni fa. E c’è pure il genietto del computer che fa tanto anni ’80. Però la “Chiesa di Batman redentore” vale da sola il prezzo del biglietto. O forse no.

RIGOR MORTIS di Juno Mak: Fantasmi ninja in condominio. Il titolo si riferisce al pubblico a fine proiezione.

L’INTREPIDO di Gianni Amelio: Per 3/4 un filmetto insulso, poi ha un attacco di schizofrenia e perde di qualunque senso. “Non avete capito, è una favola”, si giustifica Amelio. Magari.

YURUSAREZARUMOTO (Unforgiven) di Sang-Il Lee: Un remake di cui proprio si sentiva il bisogno. Una bellissima prostituta si becca una coltellata in faccia, e diventa una bellissima prostituta con un graffio sulla guancia. Ma non la vuole più nessuno e chiede vendetta. Tre personaggi per nulla stereotipati accorrono, e da tradizione Ken Watanabe può combattere contro un esercito di cattivi affrontandone uno alla volta, mentre gli altri attendono diligentemente il loro turno. Poi salta tutto in aria ma il buon Ken si salva e vaga nella neve.

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