Venezia 70 Gerontophilia di Bruce LaBruce

Alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, 404 – File Not Found avrà non uno ma ben due inviati. Saranno Salvatore de Chirico e Marcello Bonini a raccontarci i film e le sensazioni del Lido.

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di Marcello Bonini

Bruce LaBruce (non) è noto al grande pubblico per i suoi pornographic horror movies. Il suo cinema, violento ed esplicito, è un’analisi radicale della sessualità, intesa nella sua più estrema fisicità: carne, sangue e sperma.
Il suo nuovo film, Gerontophilia, ha inaugurato le Giornate degli Autori alla settantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La domanda sorge spontanea: come ha fatto un regista come LaBruce, piccola stella del cinema underground sporco, spesso trash, sempre sopra le righe, non solo ad arrivare ad uno dei più importanti festival del mondo, ma addirittura a guadagnarsi il titolo di Autore (termine oggi di certo ben più che abusato, ma se ad affibbiartelo è la Biennale, allora è un’investitura ufficiale)? In qualche modo, il suo percorso ricalca quello già fatto da David Cronenberg, trasformatosi da re dei b-movies a star da festival. Lo stesso primo cinema del regista di Toronto tornava insistentemente sulla corporalità e sulla sessualità, in toni grotteschi e con budget risibili, rendendolo un beniamino del pubblico giovane degli anni ’70 e facendolo bollare come macabro pervertito dalla critica più classicista. Ma quando il tempo ha riconosciuto una volta per tutte la sua grandezza, gli si sono schiuse le porte delle grandi produzioni, e l’enfant terrible canadese tutto mostri e sesso è diventato un Auteur di film puliti, patinati e digeribili da un pubblico sicuramente più ampio. Qual è stato il suo merito? Non rinunciare a se stesso. Certo, ora non ci sono più maniaci sessuali zombie, peni ascellari o donne che partoriscono gnomi deformi, ma sotto la superficie splendente dei suoi nuovi film ribollono gli stessi temi.

Per Bruce LaBruce vale lo stesso. Come non ha temuto di ammettere, Gerontophilia è una commedia romantica mainstream, ma a spingerlo dietro la macchina da presa è stato il medesimo interesse per la sessualità deviata (deviata dalla norma comune, ovviamente, nessun ottuso giudizio morale è sottinteso). Come in un Harold & Maude omosessuale, un diciottenne irresistibilmente attratto dai corpi sformati degli uomini anziani, si innamora di un ottantenne ricoverato nella casa di riposo dove lavora, e assieme a lui cerca di trovare un modo per vivere la propria vita. LaBruce non ha paura di esplorare con l’occhio meccanico della cinepresa quei due corpi che si toccano, l’uno così diverso dall’altro, liscio e candido il primo, rattrappito e scuro il secondo, ma questa volta a scandire il ritmo del film non c’è nessuna scena shockante degna del suo precedente L. A. Zombies, dove la città californiana viene invasa da non-morti gay, ma uno spirito leggero e spensierato degno di Wes Anderson.

In effetti, questa adolescenza estraniata dal mondo “normale” è molto presente nel cinema contemporaneo, basti pensare allo splendido ultimo film di Gus van Sant, “Restless”, dove un ragazzo che ama presenziare a funerali di sconosciuti si innamora di una coetanea malata di cancro. Di nuovo: gioventù e morte, eros e thanatos. Ma sempre in commedia. Ecco, LaBruce si inserisce una volta di più in un sentiero già aperto e battuto, insistendo forse troppo nel rimarcare la natura comica del suo nuovo lavoro, e cerca di strappare qualche risata più del necessario. Peccato veniale. La domanda da porsi è invece una sola: cos’è più coraggioso? Fare un piccolo film che si scaglia con tutta l’aggressività possibile contro il senso comune ma che vedranno in quattro, oppure provare a portare al grande pubblico una storia assai meno sconvolgente ma che in ogni caso ci metterà davanti a qualcosa di controverso? LaBruce non ha dubbi: “Ho già esplorato l’estremo, questa volta ho voluto dire le stesse cose a più persone“. I suoi fan più radicali non apprezzeranno, così come non apprezzeranno comunque i molti che storceranno il naso a vedere baci così passionalmente “sbagliati”. Ma, probabilmente, in tanti rideranno e si commuoveranno per questa insolita storia d’amore che infrange ogni regola sul “bello”.

È la vittoria del nuovo Bruce LaBruce, ben più posato ed educato, certo, ma che, sotto sotto, rimane sempre un compiaciuto provocatore.

Postilla finale per il cast, eccezionale. Ma non si può non applaudire in particolare Pier-Gabriel Lajoie, il suo diciottenne, ed esordiente, protagonista, coraggiosissimo a mettersi in gioco in un ruolo così complesso e rischioso.

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