Luigi Ghirri – Pensare per immagini

di Claudia Pinelli

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Questa recensione della mostra su Luigi Ghirri al MAXXI di Roma è precedentemente apparsa sul blog di NIP Magazine, free press bimestrale che si occupa di paesaggio, architettura, rigenerazione urbana e cultura contemporanea.

Luigi Ghirri, uno dei personaggi più importanti del panorama italiano della fotografia degli ultimi decenni del Novecento, affermava che “la fotografia mostra sempre quello che noi crediamo già di sapere”. È da qui che nasce l’intenso viaggio all’interno della mostra fotografica ospitata al MAXXI di Roma. La mostra, intitolata Pensare per immagini – Icone, Paesaggi, Architetture, racchiude già nel titolo il fulcro del pensiero di Ghirri; questi temi raccontano sempre del quotidiano: fotografia amatoriale, paesaggi di tutti i giorni, oggetti, persone incontrate per strada, frammenti e spazi di vita quotidiana. La semplicità, ad una prima lettura veloce, viene rapidamente sostituita da una presa di posizione consapevole: Ghirri si allontana dalla fotografia “artistica” e racchiusa in filoni o generi, per dirigersi verso molteplici direzioni, soprattutto attraverso l’uso di un linguaggio vicino a quello amatoriale, attraverso l’uso di menabò, mappe, carte, atlanti, pellicole a colori commerciali, rinunciando a ogni abilità tecnica.

In senso orario: Modena (1973), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 24x36 mm + Bologna (1989-1990), Studio di Giorgio Morandi + Roncocesi (1992) + Brest (1972), diapositiva a colori, sviluppo cromogenico, 24x36 mm
In senso orario: Modena (1973), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 24×36 mm + Bologna (1989-1990), Studio di Giorgio Morandi + Roncocesi (1992) + Brest (1972), diapositiva a colori, sviluppo cromogenico, 24×36 mm

La mostra presenta un andamento per temi (Icone, Paesaggi, Architetture) e non cronologico, offrendo la possibilità di entrare in contatto con le immagini, di combinare liberamente i segni e di essere immersi sempre come in un racconto. Persone di spalle, paesaggi rappresentati attraverso uno specchio, finestre, oggetti, diventano i soggetti perfetti per descrivere i suoi sogni, le sue memorie e i suoi desideri e creare un linguaggio per porre domande sul mondo. Le Icone rappresentano il mondo contemporaneo e il punto di partenza per un nuovo linguaggio che ricerca i luoghi abituali, le vetrine, le pubblicità, i cieli, le persone (immortalate quasi sempre di spalle offrendo al soggetto un infinito numero di possibili identità).

Marina di Ravenna (1986), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 6x7 cm
Marina di Ravenna (1986), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 6×7 cm

Allo stesso tempo esse compaiono anche nei paesaggi ma con un orizzonte molto più ampio; le periferie, i capannoni, le stazioni di servizio disegnano una società cara al fotografo, fuori dagli stereotipi.

Modena (1985), Cimitero di Aldo Rossi
Modena (1985), Cimitero di Aldo Rossi

Infine le Architetture, soprattutto quelle tipologie edilizie anonime e la loro interazione con gli spazi verdi. Si percepisce una dimensione intima e familiare degli spazi interni (come ad esempio in Identikit del 1979, in cui egli coglie la semplicità degli oggetti di casa sua quali libri, caraffe, dischi, porte) ed una dimensione solenne e leggera con l’architettura d’autore (Aldo Rossi).

Versailles (1985), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 6x7 cm
Versailles (1985), negativo a colori, sviluppo cromogenico, 6×7 cm

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