Kafka on the Road – il debutto europeo, tappa #2

di Daniele Zinni

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Beautiful but Empty, il primo album dei Kafka on the Shore, è uscito il 18 gennaio scorso. A meno di sei mesi da allora, il gruppo milanese di pirate Mexican porn rock è già in partenza per la sua prima tournée europea: nove date (forse più) in tre settimane tra Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino e altre città in Germania.
Ma questi Kafka, chi sono? Stelle nascenti o meteore? Ci diamo all’astronomia e proviamo a capirlo, unendoci al Beautiful but Empty Tour e raccontandovi del gruppo, della sua musica, della sua avventura on the road tra le grandi capitali europee. Qui la prima tappa.

Stavolta scrivo dalla London School of Economics: il mio amico Gerardo, che mi ospita in questi giorni, fa un PhD qui – ma non è questo il punto. Il punto è che un giorno, nel suo ufficio, ha trovato una sciabola cerimoniale. L’ha notata spuntare da un cumulo di ombrelli, sul fondo di uno scaffale, e né lui né i suoi colleghi sanno immaginare quando o da chi sia stata lasciata lì. Nonostante il clamoroso omicidio di Woolwich, insomma, le armi da taglio a Londra possono ancora essere fonte di divertimento.

C'entra niente con la band, ma questa dovevate vederla
C’entra niente con la band, ma questa dovevate vederla

Quanto ai Kafka on the Shore, sono presi benissimo dall’atmosfera londinese e si divertono – pensate – senza nemmeno bisogno di un pugnale o un taglierino. Sono colpiti dalla capacità del pubblico di apprezzare il rock e dal livello delle band che suonano; curiosi di capire come funziona la scena locale, interessati a studiare la possibilità di mettere un piede nella porta. Il loro entusiasmo è ripagato: hanno fatto tre concerti in quattro sere trovando pubblici calorosi, nuovi amici, contatti, e più acquirenti del solito per il loro album. Nick, cantante e chitarrista dei Nick & the Sun Machine, si è innamorato della musica dei Kafka dopo aver aperto il loro concerto di domenica a Soho, e li ha invitati a suonare lunedì in una taverna di Harpenden, nelle campagne della Greater London. Era una specie di open mic, dove più o meno chiunque potrebbe prenotarsi per suonare, ma Vincenzo è tornato pieno di ammirazione per gli altri gruppi della serata – una band femminile di sea shanties, in particolare, cioè antichi canti marinareschi, un’influenza fondamentale sul lato piratesco dei KotS.

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SoHo, quartiere famoso per l’offerta di sesso e cultura

Ennesima conferma delle impressioni positive ce l’ha data ieri sera Susanna, sound engineer del concerto dei Kafka. Originaria di Milano, vive a Londra da cinque anni: lavora molto, è contenta di essere parte di questo grande fermento artistico e vede musicisti arrivare da tutto il mondo in cerca di fama e fortuna. Mi dice di una band fondata da ragazzi italiani, A new tomorrow, che si è stabilita a Londra, ha appena pubblicato un album e comincia ad avere un seguito importante. Altri gruppi italiani, poi, fanno brevi puntate all’estero simili a quelle dei Kafka.


Con tutta questa concorrenza, il problema è farsi pagare in maniera decente: ci sono musicisti validissimi pronti a suonare gratis, pur di farsi conoscere su questa piazza, e i gestori dei locali lo sanno. Del resto, a quanto pare, la gavetta della “visibilità” passa effettivamente da palchi rispettabili (i Nick & the Sun Machine, per dire, hanno 337 fan su Facebook e suonano a Soho); per di più, esiste la possibilità di farsi ascoltare da qualcuno di nuovo, non solo dalla propria claque. C’è una cultura della musica dal vivo, mi spiega Susanna, per cui il pubblico è prontissimo a sentire gruppi che non conosce e a premiare quelli più validi.

Vincenzo e Susanna prima del concerto al Tooting Tram & Social
Vincenzo e Susanna prima del concerto al Tooting Tram & Social

Nella scorsa puntata, accennavo alla costante attività di problem solving cui una band deve dedicarsi, durante un tour autogestito. Trovare un posto sicuro dove lasciare gli strumenti, per esempio, è un tema sempre all’ordine del giorno (e non a caso, visto che i KotS ne hanno dovuti comprare di nuovi dopo un furto a marzo). Col passare dei giorni, però, ho notato che la band è impegnata anche sul fronte di un fervido problem creating, e si complica la vita a colpi di procrastinazione, pressapochismo, azzardo e cieca fiducia nella fortuna – che finora, va detto, li ha assistiti egregiamente.
Prima di arrivare al Tooting, ieri sera, c’è stato un momento in cui Fred e Vincenzo non riuscivano a trovare Elliot e Daniel, e poi un momento in cui Vincenzo, già arrivato al locale, non sapeva che fine avessero fatto tutti gli altri. Si erano persi per Londra, come può capitare a chiunque, ma non avevano credito sul cellulare ed erano già in ritardo alla partenza. Quando si sono riuniti al Tooting hanno fatto un soundcheck ridotto, quattro ore dopo il previsto… e comunque hanno raccolto applausi, venduto CD, scoperto che diverse persone erano tornate a sentirli dopo il concerto di domenica. Quando va a finire così, come biasimarli?

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Veduta aerea del concerto

Avrei diversi altri esempi, di questo approccio à la “vedrai che tutto si risolve”, ma il più fotogenico è sicuramente la cena di lunedì. Eravamo a casa di Max, un amico dei Kafka; mentre gli altri cucinavano, intervistavo Vincenzo e Fred (su cosa? lo scoprirete nelle prossime puntate). Continuavamo a parlare, aspettando di essere chiamati dai cuochi, ma niente. Alla fine siamo andati di là e abbiamo trovato il sugo pronto nella padella, gli spaghetti freddi nello scolapasta, e gli altri fuori a fumare.

«Ma mica aspettavate noi?»

«No, no, abbiam lasciato tutto lì perché era troppo sbatti.» (trad. “troppo impegnativo”)

Non-flying spaghetti monster
Non-flying spaghetti monster

Una volta separati e riscaldati, ovviamente, gli spaghetti non erano poi male.
C’è del fascino in una filosofia così, indifendibile e insieme inattaccabile. Oppure, per parafrasare gli 883: che strana soluzione di vita, il rock – molliamo tutto e ce ne andiamo a Parigi.

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