Kafka on the Road – il debutto europeo, tappa #1

di Daniele Zinni

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Beautiful but Empty, il primo album dei Kafka on the Shore, è uscito il 18 gennaio scorso. A meno di sei mesi da allora, il gruppo milanese di pirate Mexican porn rock è già in partenza per la sua prima tournée europea: nove date (forse più) in tre settimane tra Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino e altre città in Germania.
Ma questi Kafka, chi sono? Stelle nascenti o meteore? Ci diamo all’astronomia e proviamo a capirlo, unendoci al Beautiful but Empty Tour e raccontandovi del gruppo, della sua musica, della sua avventura on the road tra le grandi capitali europee.

È la notte tra sabato e domenica, mentre scrivo questi primi appunti di viaggio. Siamo a bordo del furgone dei Kafka on the Shore – un Ducato bianco che ho proposto di chiamare, in onore di David Bowie, il Ducato Bianco. (Devo capire al più presto se i Kafka apprezzano il mio umorismo, o se rischio di essere abbandonato in autostrada come un cane.)

Emblema di 24 ore passate a correre
Emblema di 24 ore passate a correre

Siamo di passaggio in Francia, diretti in Inghilterra per il primo concerto della tournée. Stando al navigatore, dovremo correre ancora dieci o dodici ore no-stop, per arrivare a Londra in tempo. Non farcela sarebbe il culmine, o forse il fondo, di una giornata e mezza di ritardi per la band.

Ieri sera dovevano presentare il video del primo singolo, Bob Dylan, allo Studio 75 di Milano, dopo un loro concerto: la clip però è arrivata tardi, in un formato che al locale non potevano leggere, e la presentazione è saltata. I Kafka stessi sono arrivati in ritardo per il soundcheck, e poi hanno sforato di venti minuti con la loro esibizione, che pure ha convinto e coinvolto; i Cosi (sic), che erano in scaletta dopo di loro e dovevano essere la band principale della serata, sono dovuti salire sul palco all’una e se la sono presa parecchio. Il loro cantante/chitarrista Marco Carusino, noto per aver suonato nei dischi solisti di Morgan, ha letteralmente smattato: porte sbattute, scatoloni calciati, sfuriate varie.

I Kafka on the Shore durante l'esibizione allo Studio 75 (Milano): da sinistra, Vincenzo Parisi, Elliot Schmidt, Daniel Winkler
I Kafka on the Shore durante l’esibizione allo Studio 75 (Milano): da sinistra, Vincenzo Parisi, Elliot Schmidt, Daniel Winkler

Il gruppo sta attraversando e gestendo una serie di situazioni complesse e tensioni (non ultima quella col mio umorismo), in un momento di grande eccitazione per la partenza. A livello economico ed organizzativo, il tour ha rappresentato e continuerà a rappresentare, ogni giorno, un notevole esercizio di problem solving. Tornerò a parlare di questo aspetto più in dettaglio, nelle prossime puntate di questa serie: per ora è presto, ci sono stati diversi cambi di programma, e non ho avuto tempo per acquisire più informazioni di quelle che mi sono cadute addosso.

Ma torniamo alla questione dei ritardi: ho raggiunto i Kafka on the Shore venerdì sera, per il loro concerto allo Studio 75. Con l’avanzare della serata, l’orario di partenza è stato progressivamente rivisto, da “verso mezzogiorno” a “minimo le sedici”. Alle cinque del mattino, quando eravamo ancora lontani dall’andare a letto, Fred ha sentenziato: “Da questo momento, siamo in ritardo per il soundcheck a Londra”.

Freddy Lobster, chitarrista dei Kafka on the Shore, in una stazione di servizio svizzera
Freddy Lobster, chitarrista dei Kafka on the Shore, in una stazione di servizio svizzera

Scherzava, per fortuna, perché ci sono volute altre sedici ore prima che mettessimo ruota in autostrada, alle ventuno di sabato. Il pomeriggio è stato un trottolare estenuante che ha portato il furgone – guidato da Vincenzo, il tastierista – a raccattare gli altri componenti e i loro bagagli da Villapizzone a Porta Genova, Porta Venezia, Gioia, Affori, Sesto San Giovanni, ancora Affori e di nuovo Villapizzone. (Se la geografia di Milano non vi è familiare, sarà forse sufficiente sapere che ci sono volute più di cinque ore, durante le quali abbiamo caricato e scaricato strumenti musicali, valige, cibo, e un’intera fila di sedili. Il tutto, sotto una pioggia della Madonnina.)

Daniel entusiasta dell'arrivo in Inghilterra
Daniel entusiasta dell’arrivo in Inghilterra

Tra i momenti salienti:

17.55 – Elliot, il cantante, propone di salire col furgone sul Duomo, urlando come tifosi e agitando bottiglie di birra dal finestrino.

22.41 – Fred, il chitarrista, tenta di accordare un’anatra di gomma per riprodurre l’assolo di un loro pezzo, Walt Disney.

Arriviamo al casello, Vincenzo si rivolge alla casellante: “Siamo musicisti, suoniamo anatre di gomma” – e Fred aggiunge: “Se Chopin vivesse oggi, suonerebbe ‘sta roba qui”.

23.38 – Vincenzo esprime sconfinata ammirazione per Nino Manfredi, Jude Law, Alberto Sordi e diversi altri. Io mi sarei preso gioco dei suoi gusti; Elliot invece vede più a fondo, e prende direttamente in giro la tendenza di Vincenzo a esagerare: a fidarsi di lui ci sono schiere foltissime di attori, calciatori, tiramisù che sono immancabilmente “i migliori del mondo”.

00:30 – Daniel, il batterista, riesce a dormire, attirandosi le invidie di tutti.

5.10 – BAM! “Che è successo?!”

Abbiamo investito un cervo, un cerbiatto, qualcosa del genere. Piccolo danno al furgone, nessuna notizia della vittima. Notifichiamo l’accaduto alla prima stazione di servizio, guadagnandoci un “Cose che succedono” come fossimo andati a cercare conforto.

13.11 – Vincenzo e Fred offrono un CD gratis all’agente della dogana inglese, il quale fa loro notare con simpatia che ciò potrebbe configurarsi come tentativo di corruzione.

14.15 – Usciamo dall’Eurotunnel. Ci toccherà guidare il Ducato Bianco all’inglese, dal lato sinistro della strada: non sarà comodo, ma tocca sbrigarsi se vogliamo arrivare in tempo per il soundcheck.

16.00 – In lontananza si comincia a vedere Londra. Senza traffico, potremmo forse arrivare entro il quarto d’ora accademico, ma ci sono delle file spaventose. Emozione per l’arrivo, insomma, ma forte delusione per il ritardo.

16.55 – Come dei veri Phileas Fogg, i KotS scoprono all’ultimo momento di aver vinto la loro scommessa e di essere arrivati a Londra in tempo. L’Inghilterra è un’ora indietro!

Un’ultima mezz’ora di panico per problemi di adattatori, poi tutto a posto. Finisco l’articolo. Si cena.

Londra ci accoglie ricordandoci che siamo stanchi, sporchi e pressati in un furgone
Londra ci accoglie ricordandoci che siamo stanchi, sporchi e pressati in un furgone

NB – Reportage finché volete, ma l’autore si è preso qualche minima libertà.

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