Diario da Atene – capitolo 3

di Anna Giulia Della Puppa

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Anna Giulia Della Puppa è nata a Trieste nel 1987. Si è laureata in Filologia romanza a Bologna, ha frequentato alcuni corsi presso la Scuola Holden, è laureanda in antropologia sociale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente si occupa soprattutto di antropologia dello spazio, dei disastri e del conflitto urbano. Questo è il secondo capitolo del suo diario di campo da Atene, dove sta svolgendo ricerche sulle conseguenze socio-culturali della crisi economica in Grecia. Qui potete leggere il prologo, il primo e il secondo capitolo

Mare Egeo

Sono stata a P. per il week end, l’isola dove sono cresciuta, estate dopo estate.
L’arrivo è sempre incredibile: si apre il portellone del traghetto, ed è come tuffarsi nel mondo da cui non si è mai partiti.
Un microcosmo consueto di piccole cose.
Durante l’inverno, per la prima volta nella storia dell’isola c’è stata una manifestazione di 600 persone contro un congresso di Xrisi Avgi, anche questo il primo nella storia dell’isola. Il presidio si è mosso in corteo spontaneo, e ci sono stati dei tafferugli con la polizia.
Inutlie dire che, anche di questi, prima, nell’isola, non se n’erano mai visti.
Due persone sono finite all’ospedale.
Ho seguito il nascere di assemblee di abitanti e reti di solidarietà sociale da lontano, attraverso il web.
Me ne hanno raccontato, adesso, alcuni amici con cui sono uscita sabato sera.
L’isola sembra attraversata da una nuova energia, meno concentrata sull’arrivo dei turisti e più spontaneamente interessata a costruire modi nuovi, o meglio riprendendo quelli più tradizionali, di vivere in comunità.
La serata è stata piacevole.
Il bar in cui siamo a festeggiare il compleanno di N. metteva ottima musica, e somigliava molto a quello in cui lavoravo, proprio con G., il suo compagno. È molto affollato, e gli avventori sono solo autoctoni.
Y., che ha studiato a Firenze, mi ha raccontato di essere tornato sull’isola dopo l’università. Non fa nulla, ora, ma almeno qua ha casa e non deve pagare un affitto. Sarebbe rimasto volentieri a Firenze.
C’è un vento molto forte, Meltemi, si chiama. È questo che rende P. uno dei paradisi surfistici dell’Egeo. Questo, pure, il motivo per cui, coi miei genitori, da piccola, ho imparato a camminare su queste spiagge.
La serata è bella e intima come quelle di quando ancora si aspetta l’estate, e non ci sono turisti. Ti porta via le ore rendendole leggere.
Mi raccontano che alcuni amici italiani verranno a vivere sull’isola a breve.

Il giorno dopo, domenica, G. mi viene a prendere verso l’una in negozio dalla mamma, dove la sto aiutando a mettere a posto le ultime cose prima dell’inaugurazione della nuova stagione.
Andiamo a P., la “capitale” dell’isola, dove c’è la festa dei semi.
Arriviamo, dopo essere passati a prendere Y. a casa, in fondo alla strada del lungo mare e parcheggiamo.
Un dato: da casa di Y. a dove abbiamo parcheggiato, la distanza sarà sì e no di un chilometro e mezzo, ed è una bellissima giornata di sole.
Tuttavia, l’idea di parcheggiare vicino a casa di Y., all’inizio del paese, e passeggiare, non sembra neppure essere contemplata.
Entriamo, attraverso un cancello di ferro inutile, dato che il recinto che sovrasta il muretto su cui è fissato è letteralmente sfondato, in un giardino ricchissimo e pieno di alberi. Un vialetto di cipressi conduce verso uno spiazzo da cui si sente musica rebetika e si vede della gente.
Alla destra del vialetto, un lungo edificio abbandonato pieno di graffiti.
I semi sono quasi finiti, ma riesco comunque recuperarne alcuni da piantare in terrazzo ad Atene, e delle piantine di pomodori da piantare in giardino a P.
L’atmosfera è rilassata, ci sono tante persone che chiacchierano, bevono e mangiano vivande offerte da privati e da alcuni locali e fornai.
La festa dei semi si fa da molti anni, ma quest’anno sembra avere un valore diverso; simbolico e pratico insieme.
Incontro K. e S., due ragazzi di N., il paese più vicino a casa, mia dove ho lavorato e che frequento con più assiduità. Mi raccontano delle cose che stanno organizzando sull’isola. Molti ragazzi si sono ritrovati a P. dopo l’università, e hanno sentito il bisogno “fare qualcosa”. Sono loro che hanno organizzato la manifestazione antifascista di quest’inverno.
Racconto loro della mia tesi.
Mi invitano per il giorno dopo (quando io avrei già dovuto essere ad Atene) alla prima assemblea del collettivo antifascista che stanno cercando di mettere insieme. Accetto volentieri e rimando la partenza.

Prima di tornare verso N. con G., che sta per ammalarsi, andiamo a curiosare nella costruzione abbandonata.
È la vecchia fattoria comunale di P. ed è in disuso da circa quarant’anni. Lo spazio è incredibilmente bello. Sono, in realtà due edifici, nei quali, tra la spazzatura, si vedono ancora i vecchi attrezzi agricoli, lasciati là, inutilizzati da decenni. Si potrebbe farci di tutto, là dentro.
Andiamo a bere un caffè nel locale di un’amica a N., poi torno in negozio.
Il giorno dopo è una giornata quasi invernale. Fa freddo e il cielo è cupo, le nuvole cariche di pioggia.
Dopo il lavoro in negozio, vado a P., all’assemblea. Mi hanno detto di andare al “teatrino del liceo”. Chiedo un po’ in giro, e lo trovo abbastanza facilmente. È un anfiteatro all’aperto, vicino al campo da pallacanestro. Arrivo un po’ in ritardo e ci sono già una ventina di persone. Alcune facce note, altre no.
Comincia una pioggerellina impalpabile.
Si parla di una festa del primo maggio da organizzare, autogestita e in un luogo del comune da occupare per l’occasione e, soprattutto, di una lettera che un’insegnante di un paese del l’entroterra pariano ha scritto ai giornali. Afferma con forza il bisogno che ci siano “eroi” che difendano i greci dai migranti.
I militanti di Xrisi Avgi sull’isola sono 30, e il partito è stato votato da 400 persone.
“Molti però non sapevano cosa fosse, Xrisi Avgi”, mi ripetono in diversi.
Viene letto un comunicato di risposta, che piace unanimemente.
Verso la fine dell’assemblea, arriva un giornalista; si mette in atto, a questo punto, una situazione interessante.

Un ragazzo, D., chiede che venga allontanato il giornalista che, pare, ha scritto articoli molto critici sulla manifestazione antifascista di febbraio, soprattutto millantando “cappellini” di Syriza sull’organizzazione.
In diversi, invece ritengono che il giornalista, in questa situazione per lui inusitata in visibile difficoltà, in quanto cittadino possa restare.
Il giornalista rimane, ma il suo essere fuori luogo è ormai evidente.

Questo evento così apparentemente poco importante, è stato invece fondamentale, nel prosieguo della serata, davanti ad una souma a chiacchierare, per almeno un paio di motivi: il primo è che, a lungo discutere, tutti ci siamo resi conto di essere in realtà d’accordo con il “muso duro” di D.; ed il secondo, ancora più importante, perché ha posto la questione delle pratiche di azione.
Cosa si intende per “assemblea aperta”? E poi ancora, cosa vuol dire “antifascismo?”
È stato molto bello vedere che qualcosa si muove, anche qui; sentirlo mio. Sentirmi al posto giusto.

Sono tornata ad Atene, il giorno dopo. Felice.

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