L’arte sublime dell’immaturità. Blast di Manu Larcenet.

di Chiara Impellizzeri

1 copertina blast

Una delle uscite più interessanti del 2011-12 è il graphic novel Blast di Manu Larcenet. Progetto ancora in via di pubblicazione, il fumetto è uscito in Francia con i primi tre volumi, Grasse carcasse, L’apocalypse selon Saint Jacky e La tête la prémière. A fine 2012 la Coconino Press ha tradotto in Italia il primo volume, Grassa carcassa.

Blast racconta la storia di Polza Mancini, un clochard obeso e alcolizzato, tenuto in stato di fermo ed accusato di violenze su una ragazza entrata in coma. Due investigatori sono incaricati di interrogarlo per riuscire a risalire, attraverso i suoi deliri e le sue lunghe digressioni, alla verità sul delitto. Tuttavia Polza si rifiuta di parlare direttamente del crimine e per spiegare la sua storia sceglie di cominciare dal momento della morte del padre, quando, non riuscendo a sostenere la vista del corpo morente, scappa dal suo capezzale. Dopo aver ingurgitato litri di alcol, merendine e barbiturici, Polza sviene sul bordo di una strada di periferia e ottiene per la prima volta un Blast. Il Blast è una sorta di momento epifanico, una pacificazione dei sensi indotta da sostanze stupefacenti o stati psichici d’eccezione, che permette a Polza di sentirsi leggerissimo, liberato dal suo grasso fardello, e culmina nella misteriosa visione di un Moai. Il padre, un comunista italiano emigrato in Francia (il nome Polza viene da Pomni Leninkie Zavety, «Ricordati dei precetti di Lenin») che ha speso la vita in un lavoro massacrante e ha cresciuto da solo i suoi figli, rappresenta per Polza un modello di virilità e di sacrificio che sin da bambino ha sentito di non poter mai eguagliare. I loro corpi così difformi sono per lui il simbolo di una divergenza profonda: da un lato l’asciuttezza del rigore morale, dall’altro l’obesità ripugnante di desideri bulimici.
Dopo la morte del padre Polza può quindi dichiararsi libero da ogni legame con qualunque Legge: lascia la moglie e il lavoro da giornalista gastronomico e sceglie di vivere per strada, nei boschi, nelle discariche delle banlieu, perseguendo come unico scopo quello di ricreare il Blast. In questo viaggio, che inizia parodiando la scelta idilliaca della ‘vita nei boschi’ e diventa progressivamente una discesa infernale verso l’autodistuzione, Polza incontra una galleria di romanzeschi personaggi dei bassifondi: una comune di mendicanti, un Saint Jacky spacciatore di “apocalissi” d’eroina, un professore schizofrenico che sogna di rifondare l’estetica della pornografia…

E' stato necessario che mio padre morisse perché non mi bastasse più il mio minuto regolamentare...Oggi, se ho bisogno di tempo, lo prendo"
“E’ stato necessario che mio padre morisse perché non mi bastasse più il mio minuto regolamentare…Oggi, se ho bisogno di tempo, lo prendo”

E tuttavia Polza non è un narratore attendibile: oscilla tra la posa eroico-sentenziosa dell’ ‘immoralista’ e la confessione più aperta e ingenua, omette le verità più colpevoli, è affetto da allucinazioni visive, è stato più volte internato in un ospedale psichiatrico… Attraverso le obiezioni dei detective il lettore comincia allora ad avere un’idea più complessa del personaggio e del suo passato profondo. Chi è allora Polza Mancini? Un assassino, un fou savant o semplicemente un banale mitomane?

Se la storia è accattivante quello che più colpisce in Blast è lo stile grafico. Con una maturità espressiva che non ha precedenti nella sua opera, Larcenet riesce a far parlare ogni immagine molto più di quanto non faccia la didascalia che l’accompagna.

rami-pollock

Il tratto, preciso ed essenziale, rende con straordinaria profondità l’espressività di ciascun personaggio. Semplici macchie di china restituiscono i simboli della progressiva abiezione del personaggio: la sporcizia, il vomito, il sangue, gli umori. Le sfumature di luce sono rese attraverso un ricchissimo gioco di chiaroscuri e acquarelli che restituiscono in ogni vignetta la tensione emotiva della scena. Moltissime quindi sono le tavole mute e statiche, senza didascalia, in cui a parlare sono solo le immagini raggelate del paesaggio o gli sguardi fissi dei personaggi. Spesso queste vignette mute interrompono il racconto o marcano un passaggio di scena e prolungano, tenendolo in sospensione, l’effetto lirico o traumatico delle vignette precedenti. Talvolta ancora le didascalie che riportano il racconto del protagonista non vengono legate a vignette che ne rappresentano una descrizione oggettiva, quanto piuttosto a ricordi o allucinazioni di Polza che fanno da contraltare alle parole, potenziandone o contrastandone l’effetto: un esempio magistrale su tutti, la vignetta finale del terzo volume.

Un volo di pipistrelli: "Lampi scuri, appena visibili, scomparivano bruscamente, rimpiazzati da altri, che a loro volta si dileguavano nel buio. Spettatore ipnotizzato, ero affascinato dal succedersi di queste onde, silenziose e frenetiche"
Un volo di pipistrelli:
“Lampi scuri, appena visibili, scomparivano bruscamente, rimpiazzati da altri, che a loro volta si dileguavano nel buio. Spettatore ipnotizzato, ero affascinato dal succedersi di queste onde, silenziose e frenetiche”

Attraverso i disegni emerge una cultura grafica molto eclettica e citazionista : un volo di pipistrelli che ricalca un quadro di Mirò, un intrico di rami che ricorda un Pollock, i capelli da Gorgone di una punk assassinata sotto un ponte… Vi sono anche elementi fortemente espressionisti, come il becco arcuato del padre di Polza (finora l’unico personaggio contrassegnato da un tratto non umano) che caratterizza aggressivamente la sua figura perennemente muta ed al contempo fa rassomigliare il suo corpo malato all’immagine di un uccellino morto sul selciato.

Proprio questo paragone visivo è un esempio dell’abilità narrativa di Larcenet : meglio di quanto faranno le successive dichiarazioni verbali di Polza, la vignetta suggerisce al lettore il ricordo di un’immagine infantile scioccante (il casuale ritrovamento di un uccellino caduto da un ramo) rendendo con straordinaria potenza la posizione di Polza di fronte alla morte del padre: una manifesta regressione all’infanzia, un sentimento d’impotenza, di spaesamento e di orrore per la fragilità di quel corpo.

Infine la parte più interessante del fumetto è certamente quella in cui Larcenet rappresenta il Blast. Il mondo percepito da Polza nel momento epifanico è reso metaforicamente come una progressiva invasione, all’interno della vignetta in cui Polza si muove, di disegni infantili in accesi colori pastello.  È interessante notare poi come Larcenet scelga di non rappresentare mai il blast in soggettiva: nelle vignette la focalizzazione è sempre esterna, Polza rimane sulla scena, rappresentato con il consueto stile e in bianco e nero. Solo negli ultimi tomi, con il progressivo aumentare della potenza del blast, la fusione panica del personaggio nel mondo della sua visione è raffigurata inserendo lo stesso Polza nel vignetta come disegno infantile. Questa scelta suggerisce quindi che l’esperienza del blast sia qualcosa che oltrepassa la semplice allucinazione: nel fumetto non mancano vignette ‘in soggettiva’, ma si riferiscono sempre o all’osservazione di scene della realtà, spesso misere e traumatiche, o a visioni di Polza che si inseriscono nella sua quotidianeità di schizofrenico e sono quindi raffigurate in bianco e nero.

primo blast
“In principio un rumore secco nella mia testa… Esattamente lo stesso suono insopportabile d’un osso che si rompe. Poi fu come se un buco si fosse aperto in cima al mio cranio. Venivo aspirato fuori. Una fatica primale risaliva alla mia nascita. Pesavo cento volte il mio peso. Vi lascio immaginare.”

A partire dal secondo tomo, Larcenet usa il colore anche in altri momenti: per raffigurare l’insorgenza improvvisa di un ricordo traumatico rimosso, per rappresentare in primo piano oggetti artistici (i dipinti in casa dell’operaio suicida nella renardière o i collages dei pazienti del manicomio) e per rappresentare i sogni di Polza. Dunque il rimosso, l’attività artistica e l’inconscio sono tutti tratti che, attraverso l’uso del colore, vengono implicitamente apparentati al Blast. Eppure in questi casi la tavolozza di colori è profondamente diversa, tendente a sfumature cupe o rossastre, mentre il Blast rimane l’unico momento in cui il tratto del disegno è infantile e i colori sono brillanti e gioiosi: solo nel Blast infatti Polza realizza se stesso come opera d’arte e compie al contempo la sua regressione. Una vignetta esplicita il processo, rappresentando l’Apoteosi di Polza in un cielo paradisiaco (e che ricorda, non casualmente, il sesso femminile):

Qui, io cicatrizzo. Il mio corpo non è più una punizione. Qui, io sono un'opera."
“Qui, io cicatrizzo. Il mio corpo non è più una punizione. Qui, io sono un’opera.”

Il graphic novel è ancora incompleto ed è difficile prevedere a cosa porterà: cosa sia di preciso il Blast, che senso nascondano le visioni e i sogni del protagonista, chi sia Polza e dove lo porterà il suo assurdo viaggio, tutto questo è da scoprire nei prossimi volumi del fumetto!

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Girolamo ha detto:

    Bellissima recensione, complimenti!
    Ma quindi la storia non si chiude con i 3 volumi?
    giro

  2. Grazie a te, Girolamo!
    No la storia non si dovrebbe chiudere al terzo volume, che ho letto in francese e che non sembra affatto un volume conclusivo… So che Larcenet ne ha previsti almeno 4, ma forse aumenterà il numero dei volumi in corso d’opera…
    A fine maggio invece dovrebbe uscire in Italia il secondo volume.

    Chiara

    1. Girolamo ha detto:

      Preso il numero due! :)
      Illustrazioni stupende, come sempre. Credo però perda un po’ di potenza narrativa, rispetto al n.1. Resta comunque imperdibile!

  3. Francesca ha detto:

    …Recensione encomiabile!

  4. Andy ha detto:

    Complimenti, recensione molto interessante e competente. Tenevo d’occhio questo Blast da un po’ ma ora sono fermamente convinto dell’acquisto. L’unica riserva che ancora ho, è verso la serialità; che a volte puo’ portare a grosse delusioni.
    Ciao

    1. Ti ringrazio molto!
      La BD secondo me merita moltissimo e non si tratta di una vera e propria serialità: la storia è concepita come unitaria, ma è stata disegnata e pubblicata “a puntate” in 4 volumi.
      In Francia è appena uscito il 4 e ultimo tomo e il livello secondo me è rimasto altissimo. Insomma, vai tranquillo, l’unico problema al massimo sarà capire se la coconino press li tradurrà tutti.

      Chiara

      1. Girolamo ha detto:

        Infatti è strano che ancora non sia uscito neanche il neanche il numero 3!
        Chi contatta la coconino? :)

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