Bonsai #26 – Pedro Almodóvar, “Gli amanti passeggeri”

di Marco Mongelli

almo

Gli amanti passeggeri (Los amantes pasajeros, 2013) è, almeno stando alla lista wiki spagnola, il ventiquattresimo lungometraggio di Pedro Almodóvar in 35 anni di attività registica, attraversati da qualche premio internazionale e soprattutto da un’impronta tematico-stilistica fra le più riconoscibili.
E quanto a “tocco”, quest’ultimo non fa eccezione. La storia, infatti, tanto semplice quanto trascinante, sembra essere la summa di tutto l’almodovarismo. Checche isteriche e cinquantenni arrapate, superfighi latinos e chicas peperine; sketch da cabaret e discese nell’onirico, luminosità “rumorosa” e cromatismo perturbante.

Costretti da un’avaria dell’aereo su cui viaggiano a entrare in un contatto più stretto di quello che lega passeggeri e personale di un normale volo transoceanico, i protagonisti della pellicola vivono un’atmosfera di eccezionalità continua. Come in una sorta di seduta psicanalitica di gruppo ciascuno degli ospiti della business class, i tre stewards e i due piloti, si lasciano letteralmente andare. Volando in cerchio in attesa che una pista spagnola si liberi per accoglierli in un atterraggio di emergenza i vari personaggi si confessano e si mettono a nudo, anche qui letteralmente, interrogandosi sullo stato delle proprie vite e delle loro pulsioni rimosse.

Così, fra una sensitiva ancora vergine, una coppia in viaggio di nozze, un attore dongiovanni e un pilota con dubbi sulla propria esclusiva eterosessualità è il tema del piacere fisico e delle sue limitazioni sociali e familiari a fungere da trait d’union delle varie microstorie. Spinti dalla situazione limite a far i conti col presente rimasto a terra, più che col proprio passato, questi passeggeri amanti (nel senso che ognuno di loro ha uno o più amori, come normale) si trasformano in amanti passeggeri, nel senso di persone che sperimentano le varie forme dell’amore fisico in maniera passeggera, eppur decisiva.

Stilizzato fino al grottesco, eccessivo e debordante, il film procede per buona parte sulla scia di una stereotipia sempre più marcata, sottolineata da messe in scena sgargianti, costumi improbabili e dialoghi spintissimi. Iper-reale prima che surreale la narrazione è però essenzialmente comica. Per tutta la prima parte non si può fare a meno di ridere rumorosamente e sconcertati, tanto quello che si vede è imbarazzante. Poi ci si ricorda che è un film di Almodóvar.
Già, il regista.

Mentre ci si chiede a cosa porterà questa concatenazione di sketch e allusioni sessuali, il regista imprime al film una svolta notevole, da maestro navigato. La catarsi di tutte le tensioni latenti avviene in quella che può essere definita la scena madre, dove lo sfogo sessuale è raccontato attraverso delle riprese semplici e allo stesso tempo audaci. I movimenti ora rallentati, ora scattanti, della macchina che percorre la cabina e la business class, mostrano volti goduriosi e corpi che si sfrenano, in una sorta di palingenesi dei sensi.

Tuttavia questo cambio di ritmo fa sì che la commedia si mischi ad altri toni rendendo il film più interessante. Nel portare fino alle estreme conseguenze i tipi umani messi in scena, Almodóvar capovolge il modello dello stereotipo, rendendolo generale e quindi di fatto inservibile. Tutto l’impianto assiologico si riversa sui singoli individui, caricandoli di uno spessore che la “commedia pura” non poteva garantire.
Ma a pensarci bene questo è un dispositivo narrativo squisitamente almodovariano, laddove il mélo è il risultato di una sapiente uso dei registri espressivi e della struttura narrativa.

Nella sua attività da cineasta frenetico Pedro Almodóvar rappresenta uno degli ultimi grandi artigiani del cinema. Rifiutando un’autorialità da maître à penser, lo spagnolo invece sembra rivendicare il primato del mestiere. La sua “autorialità” sta infatti tutta nella capacità di dare forma cinematografica a un tema, di inserire una storia in una cornice di genere, di intrattenere e divertire il pubblico costruendo una sequenza di immagini che funzionano.

Los amantes pasejeros non è un film eccezionale, e probabilmente non marca nessuna svolta stilistica o poetica. Tuttavia è un prodotto in compagnia del quale si passano due ore più che piacevoli, e che ci sentiamo pertanto di consigliare.
Enjoy!

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