Bonsai #25 – Sky Arts, “A Young Doctor’s Notebook”

di Marco Mongelli
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A Young Doctor’s Notebook è una miniserie britannica in quattro episodi prodotta da Sky Arts e andata in onda lo scorso dicembre. Ispirata ai racconti parzialmente autobiografici di “Appunti di un giovane medico”, che un giovane Michail Bulgakov scrisse tra il 1917 e il 1919, la serie ha come attori protagonisti Jon Hamm (già Don Draper in Mad Men) e Daniel Radcliffe (Harry Potter) entrambi nel ruolo del dottor Bombgard, spedito in mezzo al nulla della Russia rivoluzionaria a curare contadini e a morire di solitudine.
L’iniziale motivo di interesse sta proprio nel sorprendente accostamento dei due attori, abilmente sfruttato dal regista Alex Hardcastle che nella prima scena fa assumere al medico adulto una posa pensosa con sigaretta e al giovane medico, fresco di laurea con ottimi voti, una da novizio ingenuo e imbranato.
La lunghezza estremamente ridotta del prodotto, non più un’ora e mezza complessiva, induce a riflettere sul formato della narrazione. Nonostante la sua estrema brevità, infatti, possiamo definire A Young Doctor’s Notebook una miniserie e non, ad esempio, un film in quattro parti, perché ciascuna di queste parti presenta delle caratteristiche strutturali ricorrenti, ovvero “seriali”. Alla fine di ogni episodio infatti un salto temporale ci mostra il medico adulto nella Mosca del 1934 mentre viene inquisito da poliziotti sovietici in merito al suo taccuino: in questo diario personale di 17 anni è presente la confessione di un’assuefazione scandalosa e distruttiva.
A partire da questi appunti, dunque, le (dis)avventure del dottore vengono raccontate attraverso un doppio sguardo, vergine (come quello dello spettatore) quello della versione giovane, onnisciente (come quello del narratore) quello della versione adulta.
La scelta di mettere in scena nello stesso momento i due personaggi fa collassare la verosimiglianza temporale su quella spaziale e sconfinare da subito la narrazione nel territorio dell’irrealistico. In ogni caso nessuna marca di genere o di stile prende mai il sopravvento su un’altra.
Quello che rende particolare e interessante questa miniserie è infatti proprio la commistione dei toni e dei registri con cui viene trattato un tema allo stesso tempo intimo e universale. Le domande implicite ed esplicite sono quelle classiche relative all’etica e alla pratica medica. “The entire world is sick, what can a single medecine do?”, dice il medico esperto a quello giovane. Ovvero: abbandona speranze e ambizioni e abituati a veder morire le persone, impotente; abituati alla sofferenza e a essere tu stesso portatore di morte (“I’m a murderer” è una delle frasi che ricorre più spesso). Il senso del racconto sta dunque nel mostrare in che modo e a che prezzo si possa gestire una tale condizione esistenziale e professionale. La rappresentazione oscilla continuamente, in maniera disarmonica e dissonante, tra la cifra comico-grottesca e una squisitamente drammatica. Spiazzano i salti tra le diverse scelte narrative: gag da sit-com, scene da b-movie splatter e chiuse da melò allucinato si susseguono senza sosta mantenendo il ritmo sempre alto. Talmente alto che forse è futile immaginarsi una lunghezza più estesa della serie. Solo questa brevità può tenere insieme stili così diversi senza scadere nel gratuito.
In definitiva resta la godibilissima visione di un prodotto originale e più a monte il tipo di sfida estetica: mettere sotto forma seriale un universo di racconti lontani dal nostro tempo e dal nostro spazio. Non è poco, e non è detto che resti isolato.
Enjoy!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. srmzgts ha detto:

    – Don, ci si farà a levarsi di dosso i personaggi?
    – Harry, che ti devo dì, ci si prova… il fatto che in quella foto assomigli a Eljah Wood non è esattamente un buon segno.

  2. bertanivalentina ha detto:

    Sembra interessante questa miniserie.

  3. sweetvalentina ha detto:

    Reblogged this on My scrapbook and commented:
    Rebloggo il post di segnalazione di questa miniserie, che mi sembra davvero interessante.

  4. Federico ha detto:

    No, bè, vorrei davvero sapere che reazione avrebbe avuto Bulgakov se gli avessero detto che Harry Potter avrebbe fatto la sua parte in una serie tratta dai suoi appunti

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