Matrimoni gay in Inghilterra: la proposta pragmatica di David Cameron

di Viola Caon

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Quando lo scorso luglio il primo ministro inglese David Cameron ha annunciato, durante un ricevimento del movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) a Downing Street, che aveva fermamente intenzione di portare in parlamento la discussione sui matrimoni gay, sono saltata sulla sedia. Abituata ad un paese in cui un candidato può promettere qualsiasi cosa nella consapevolezza che in pochi se ne ricorderanno di lì a poco e che ancora in meno ne recrimineranno la mancata attuazione in futuro, ho pensato “no beh, adesso la spara lì, ma chissà se e quando la porterà davvero in parlamento”.

Mi sbagliavo. Sono passati poco più di sei mesi e la proposta di legge, non solo è stata discussa, ma è stata anche approvata dalla Camera dei Comuni con 400 voti a favore e 175 contro.

A pochi giorni di distanza dall’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale francese dell’articolo 1 del progetto di legge che legalizza i matrimoni omosessuali, il leader conservatore David Cameron ha portato a casa un risultato importante e molto discusso all’interno della sua coalizione. La proposta, infatti, è stata sì approvata con uno scarto di 225 voti ai Comuni – poi dovranno fare altrettanto la commissione e la Camera dei Lord, prima che diventi legge effettiva – ma oltre la metà dei parlamentari conservatori (303) ha votato contro.

C’è poco da stupirsi, dopotutto stiamo parlando del partito conservatore inglese, uno dei più attenti a preservare gli usi e costumi del proprio paese. Non solo, lo stesso David Cameron nel 2002 aveva votato contro le adozioni per le coppie gay – oggi legali in Inghilterra – ma già nel 2010 si era affrettato a ritrattare parlando di astensione, pur essendo poi smentito dai registri che riportavano il suo voto contrario.

Tuttavia, poco importa allo stato dei fatti che Cameron sia stato in passato contrario alle adozioni. Quel che importa è che oggi il premier inglese si faccia politicamente alfiere della legalizzazione dei matrimoni gay in chiesa.

“Francamente, sono un uomo da matrimonio. Sono un grande sostenitore del matrimonio – voglio promuovere il matrimonio, difendere il matrimonio, incoraggiare il matrimonio,” ha detto il giorno dopo per difendere la votazione da quell’ala del partito che ritiene che il matrimonio possa essere celebrato solo tra un uomo e una donna.

E di conservatori che la pensano così ce ne sono tanti. Durante la discussione ai Comuni, il conservatore Andrew Selous ha dichiarato che il matrimonio tra due persone dello stesso sesso va “direttamente contro quello che Gesù ha detto sul matrimonio nel vangelo secondo Marco, capitolo 10, e nel vangelo secondo Matteo, capitolo 19”.

Trattenendo a stento un brivido lungo la schiena davanti al parlamentare conservatore che cita la Bibbia per evitare una nuova Sodoma e Gomorra, mi sono accorta, tuttavia, che il punto dell’intera questione stava da un’altra parte.

A ben vedere, infatti, nonostante l’intero dibattito si sia ufficialmente basato sulla ridefinizione del concetto di uguaglianza da una parte e sulla difesa dei valori religiosi dall’altra, il discorso di Cameron non ha mai assunto, per capirsi, i toni del discorso di Obama durante l’inaugurazione del suo secondo mandato – Our journey is not complete until our gay brothers and sisters are treated like anyone else under the law – for if we are truly created equal, then surely the love we commit to one another must be equal as well.

No, niente del genere. Al contrario, sulla questione gay, il dibattito politico inglese si è contraddistinto per il suo carattere assolutamente pragmatico. Come ha giustamente sottolineato un giornalista del Daily Telegraph, il dibattito sui matrimoni gay è stato, più che uno scontro per la ridefinizione del concetto di moralità in Gran Bretagna, “un dibattito politico, nello specifico un dibattito politico all’interno del partito conservatore”

David Cameron, in parole povere, vuole rimodernare il suo partito e vuole lasciare un segno nella storia – si veda anche, in questo senso, la promessa di un referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea nel caso venisse rieletto nel 2017. Nonostante molti affermano che, portando avanti la proposta di legge sui matrimoni gay, il primo ministro inglese abbia fatto un favore soprattutto ai democratici,  va anche riconosciuto che in questo modo Cameron ha creato un’ala all’interno del suo partito che sarà in grado di presentarsi alle elezioni come una destra più liberale, più aperta e più moderna di quella delle elezioni passate. Insieme a lui hanno infatti votato a favore i maggiori ministri di questo governo: Nick Clegg, il vice-primo ministro; George Osborne, il ministro delle finanze; William Hague, il ministro degli esteri e Theresa May, il ministro degli affari interni.

C’è un altro dato interessante che sottolinea altrettanto bene il pragmatismo con cui la classe politica inglese ha trattato la questione. Degli otto parlamentari musulmani presenti ai comuni, soltanto uno ha votato contro il provvedimento. Dei restanti sette, quattro hanno votato a favore e tre si sono astenuti. Nonostante l’omosessualità sia condannata dal Corano, il Muslim Council of Britain (MCB) si era già pronunciato nel 2007 a favore dell’Equality Act per mettere fuori legge la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Il motivo è molto semplice, e fa riferimento a una questione di potere politico: musulmani e gay hanno in comune il fatto di essere una minoranza. La dichiarazione dell’MCB sull’Equality Act mette a fuoco molto bene la questione:

Affermiamo che la pratica e la promozione dell’omosessualità sono vietate secondo gli insegnamenti dell’Islam. Tuttavia, le Sexual Orientation Regulations non hanno niente a che fare con la religione, ma riguardano piuttosto il divieto di discriminare chiunque sulla base dell’orientamento sessuale. L’MCB è contrario a ogni forma di discriminazione”. 

Mentre mi interrogo sulla natura così generalmente e scopertamente pragmatica della riflessione inglese sui matrimoni gay, leggo, riportate su Facebook, le parole di Bersani sul tema durante un’intervista a Radio 1. “Sono per una legge che riconosca ai gay i diritti e doveri di un matrimonio, senza che questo configuri un matrimonio”. Ecco, appunto.

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