«Se tu leggessi la “Gazzetta”». Appunti su poesia e sport in Vittorio Sereni

di Michel Cattaneo

coppi-sereni

1. Non sorprenda, in un’amichevole corrispondenza tra poeti, Sereni e Alessandro Parronchi, sfogliando la quale davvero «non si ha mai l’impressione che si discuta di “letteratura” ma sempre e soltanto […] di questioni di cuore1», incontrare, affianco ai nomi, poniamo, di Eliot o Rilke, quelli di Giuseppe Meazza, attaccante prima ed allenatore poi della squadra tifata da Sereni, l’Internazionale di Milano, o dei rivali della bicicletta Gino Bartali e Fausto Coppi; sportivi le cui imprese certo agivano in qualche modo sul battito cardiaco di chi con «passione» – vocabolo che torna in una delle liriche qui considerate e in una prosa ad essa connessa – le seguiva. Accade inoltre, nelle lettere di Un tacito mistero, che (lo diciamo con il titolo fortemente voluto da Sereni per la rivista fondata e diretta insieme a Nicolò Gallo, Dante Isella e Geno Pampaloni nel 1962) il «Questo», cioé l’arte, e l’«altro», ovvero il reale quotidiano, in questo caso lo sport, finiscano per sovrapporsi, con esiti quantomeno stravaganti quando è Parronchi a scrivere. Nella missiva del 17 novembre 1947, ardisce, chiosando un risultato calcistico a suo parere condizionato dall’inadeguatezza del modulo inglese, il cosiddetto sistema, ad una formazione italiana: «Paragonerei in altre parole i giuocatori sistemisti ai pittori picassiani che tentano di sfruttare una grande formula con poca lena e scarsa attrezzatura2». E la raffinatezza del critico d’arte, prestata a commentare il pallone, ancora non sfiora il paradosso, ma già prelude al quasi assurdo equivoco in cui, con la mente al centounesimo verso del canto incipitario dell’Inferno, Parronchi, nell’avanzare un dubbio ciclistico, poco oltre cade: «ripensandoci non ho capito se quando a proposito di Coppi parlavate di “veltro” intendevate il Veltro dantesco…3». Ed ecco il forse divertito garbo della risposta di Sereni che, mostrando una competenza invece carente nell’amico poco ferrato sui pedali, lo soccorre prontamente con una delucidazione lessicale: «Quanto al veltro, non c’era alcuna allusione dantesca: se tu leggessi la “Gazzetta” da tempo immemorabile, come faccio io, sapresti che in gergo veltro è detto dei corridori forti nel passo e in volata4». Se lo scambio non testimonia nulla più di un coinvolgimento umano per gli eventi sportivi, maggiore in Sereni, che in Parronchi, dall’opposizione tra la pertinenza informata dalla «Gazzetta dello Sport» del primo e il colto spaesamento sul «veltro» del secondo, trarremmo almeno un’indicazione circa la peculiare – ma ovviamente non sua esclusiva – disposizione sereniana all’accoglienza, in una poesia selettivamente includente i dati della varia esperienza, del prosastico tema agonistico, sdegnato allora tanto dai versi rarefatti dell’ermetismo fiorentino, a campione medio del quale Parronchi sembra eligibile, quanto – per fermarsi in città, su un più decisivo referente poetico sereniano – da quelli delle Occasioni di Montale, che solo in Buffalo5 concede, e comunque nei suoi modi aristocratici, spazio ad una specialità di ciclismo da pista praticata nel velodromo parigino dell’intitolazione.

2. L’esordio sportivo della poesia di Sereni era avvenuto, del resto, sotto la diversa egida di Saba, le cui Cinque poesie per il calcio, contenute in Parole, del 1934, paiono condizionare decisamente il sapore di Domenica sportiva, lirica – ancora «molto ingenua6», ma il cui potenziale viene precisato da Sereni in una prosa degli Immediati dintorni, fin dal titolo eloquente, Il fantasma neroazzurro, in cui il calcio, «la sorte della squadra» viene assurta a metafora della […] esistenza7» – del «Giugno8» dell’anno seguente, confluita in Frontiera solo nell’edizione del 19669, frutto del progetto, maturato intorno all’allestimento degli Strumenti umani, di una sistemazione – che, senza obbligare al dissotterramento del «mito» dell’«unico libro10», permette di cogliere tra questa e i successivi testi presi in esame un’intenzionale continuità – di «tutte le poesie non rifiutate11»:

Il verde è sommerso in neroazzurri.
Ma le zebre venute di Piemonte
sormontano riscosse a un hallalì
squillato dietro barriere di folla.
Ne fanno un reame bianconero.                     5
La passione fiorisce fazzoletti
di colore sui petti delle donne.

Giro di meriggio canoro,
ti spezza un trillo estremo
A porte chiuse sei silenzio d’echi                    10
nella pioggia che tutto cancella.12

Il titolo Inter-Juve, con cui il componimento figura in Elogio Olimpico, Antologia di poesie sportive da Omero ai giorni nostri allestita per Scheiwiller da Gian Piero Bona in occasione dei Giochi di Roma del 1960, basta a chiarire, qualora fosse necessario, a cosa alludano – ai colori, riproposti dal pubblico sugli spalti, delle maglie delle squadre avversarie – le gioiose notazioni bicromatiche dei vv. 1 e 5 e quella zoologica del v. 2, mentre per la sfumatura sereneniana per eccellezza, il vegetale «verde» del campo da gioco, andrà perlomeno segnalata, a prova della logica discorsiva di cui si diceva, la contiguità, nel definitivo ordine della raccolta, con il «verde ombrato13» dei «giardini14», da una parte, e i «rosai15» che riprendono il metaforico «fiorisce» del v. 6, dall’altra. Avendo in precedenza accennato a Buffalo, alla luce della presenza in essa, all’ottavo rigo, di «folla» (qui al v. 3 e comunque anche in apertura della seconda strofa, v. 7, di Goal di Saba), valutiamo di passaggio l’eventualità di un prestito inverso – possibile vista l’accertata biunivocità del dialogo tra Montale e Sereni – nel ritorno, con minima variazione vocalica, del d’annunziano «hallalì» del quarto rigo di Domenica sportiva nell’«alalà di scherani» del v. 9 della Primavera hitleriana. Conta infine, prima di notare «la caducità e la dimenticanza proprie del rito sportivo16» espresse nell‘explicit, introdotto dal preciso tecnicismo «A porte chiuse», isolare, per richiamarli in seguito, i termini «reame», del v. 5, e «donne», del v. 7.

Stando ad Elogio Olimpico, dove Inter-Juve era accompagnata da altre due liriche di Sereni, la sua carriera sportiva, ma sarebbe meglio dire – sottolineando così una costante: l’estraneità del poeta dal gioco – di spettatore, prosegue nel Diario d’Algeria, con una poesia dalla movimentata vicenda compositiva in cui la scelta di sacrificare le «ragioni espressive17» in favore dell’esplicitazione del «rapporto tra circostanza e testo» (in origine mancavano i vv. 1-5) vale forse a documentare la totale assenza di disagio in Sereni nel trattamento del motivo calcistico. Leggiamola:

Rinascono la valentia
e la grazia.
Non importa in che forme – una partita
di calcio tra prigionieri:
specie in quello
laggiù che gioca all’ala.                                                     5
O tu così leggera e rapida sui prati
ombra che si dilunga
nel tramonto tenace.
Si torce, fiamma a lungo sul finire
un incolore giorno. E come sfuma                                  10
chimerica ormai la tua corsa
grandeggia in me
amaro nella scia.

Saint-Barbe du Thélat, maggio 194418

Una volta registrato il termine tecnico «ala» (da sommare al precedente «A porte chiuse», ma da rapportare comunque con il più vago «ali» del primo verso della lirica successiva nella silloge, Non sa più nulla, è alto sulle ali) ci si renderà conto che anche la modestia del tema viene meno: l’incipitario «valentia» e, al rigo inferiore, «grazia», designano propriamente virtù cavalleresche, in grado di sollevare, senza per questo trasfigurarlo, il protagonista della «partita di calcio» – che da un passaggio degli Immediati dintorni, Algeria ’44, e dalla lettera al curatore di Elogio Olimpico, sappiamo essere tale «M.19», «calciatore quasi professionista20» del Modena – addirittura al rango di un paladino, la cui «corsa» «grandeggia», cresce cioè di significato, assumendo i tratti di un’impresa eroica, quale, tuttavia, è già nei fatti, se considerata nel contesto della cattività. In un’atmosfera, nuovamente campestre («prati», v. 6), tanto nobilitata, alla quale ricondurremmo il «reame» di Domenica sportiva, persino il Dante caro a Parronchi – ma, in verità, non certo meno a Sereni – e il Rilke nominato in apertura trovano allora una funzionale collocazione, risultando attivi rispettivamente sui verbi del v. 9 e del v. 12. Col finale possiamo poi richiamare anche le «donne» della precedente lirica, se, svelando un «retroterra erotico-sentimentale21», al «fantasma22» di una di esse venuto ad anguistiarlo, Sereni in Algeria ’44 imputa la causa dell’amarezza che, come in Domenica sportiva, occupa l’ultimo verso.

3. Il motivo amoroso – questo sì affrontato con cautela da Sereni, conscio del «logorio23» che su di esso pesa – si ripresenta dunque, privato di ogni frivolezza nell’accompagnare quello agonistico, fin dal primo rigo dell’ultima lirica apparsa in Elogio Olimpico, Mille Miglia, componimento degli Strumenti umani dedicato alla celebre competizione automobilistica, al cui mondo subito introduce al v. 3 il termine «dopocorsa», sul quale, in righe che ricordano quelle dirette a Parronchi, Sereni ragguaglia Franco Fortini: «si usa nel linguaggio sportivo, o meglio delle gazzette sportive24»:

Per fare il bacio che oggi era nell’aria
quelli non bastano di tutta una vita.

Voci del dopocorsa, di furore
sul danno e sulla sorte.
Un malumore sfiora la città                                     5
per Orlando impigliato a mezza strada
e alla finestra invano
ancor giovane d’anni e bella ancora
Angelica si fa.
Voci di dopo la corsa, voci amare:                             10
si portano su un’onda di rimorso
a brani una futile passione.
Folta di nuvole chiare
viene una bella sera e mi bacia
avvinta a me con fresco di colline.                             15

Ma nulla senza amore è l’aria pura
l’amore è nulla senza la gioventù.

Brescia, primavera ’5525

Un «amaro» sentimento di scontentezza, ripreso dal finale di Rinascono la valentia e la grazia, deriva qui dalla delusione, certo aggravata dal dileguarsi sul fare della «sera» del ‛circo’ della competizione, negli appassionati convenuti all’arrivo della «corsa» in «città» per il probabile guasto che, spianando il trionfo tedesco, della Mercedes26, di quell’anno, aveva bloccato indietro nel percorso, uno dei beniamini dei tifosi locali, magari un pilota dell’Alfa Romeo o della Ferrari, furioso per la panne, e per questo – essendo inoltre la Mille Miglia, almeno ai suoi albori, una corsa effettivamente eroica, votata all’avventura – evocato col nome dell’aroistesco «Orlando», per il quale la sconfitta motoristica vale però un premio atteso da secoli: il bacio di «Angelica». Nell’ottica degli Strumenti umani – libro che muove dalla consapevolezza del «furto storico27» perpetrato ai danni di Sereni dalla prigionia, a causa della quale egli manca l’esperienza fondamentale della sua generazione, la Resitenza – si capirà allora in che modo una simile rivincita possa «ridare fiducia al poeta28». Per questa via – ecco il senso della frequenza di vitali situazioni agonistiche in Sereni – le finte pugilistiche del «vecchio fighter29» di Metropoli, che testardo rimane in piedi, e meglio la trionfale volata del «veltro» Fausto Coppi, «campione che dicono finito30», in La poesia è una passione? (nella quale erotismo e sport tornano ad intersecarsi), arriveranno almeno per un momento a persuaderlo di potersi ancora riprendere, «stravincere», recuperare il «tempo sperperato31» dell’ultima, intensa, immagine sportiva – lo «stadio» di San Siro rimasto deserto, alla pari di quello del finale della lirica dalla quale abbiamo cominciato – offerta, in Altro compleanno, dalla poesia sereniana.

1Giovanni Raboni, Prefazione, in Un tacito mistero. Il carteggio Vittorio Sereni-Alessandro Parronchi (1941-1982), a cura di Barbara Colli e Giulia Raboni, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2004, p. 9.

2Un tacito mistero, cit., p. 184.

3Ibidem.

4Ibi., lettera 64, del «19-11-’47».

5A stampa su «L’Italia letteraria», a. I, n. 32, del 10 novembre 1929 prima della pubblicazione del volume nel 1939.

6Lettera di Vittorio Sereni a Gian Piero Bona, «Milano, 8 maggio 1960», ora in Dante Isella, Apparato critico, p. 299.

7Vittorio Sereni, Il fantasma neroazzurro, in Gli immediati dintorni, il Saggiatore, Milano, 1962, poi col titolo Gli immediati dintorni primi e secondi, a cura di Maria Teresa Sereni, il saggiatore, Milano, 1982, ora in Id., La tentazione della prosa, Progetto editoriale a cura di Giulia Raboni, Introduzione di Giovanni Raboni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1998, p. 81.

8Dante Isella, Apparato critico, in Vittorio Sereni, Poesie, Edizione critica a cura di Dante Isella, Arnoldo Mondadori Editore, «I Meridiani», Milano, 1995, p. 298.

9Vittorio Sereni, Frontiera, Scheiwiller, «All’Insegna del Pesce d’Oro», Milano, 1966.

10Idem, Notizia, in Frontiera, cit., ora inDante Isella, Apparato critico, cit. p. 282.

11Dante Isella, Apparato critico, cit., p. 283.

12In Vittorio Sereni, Poesie, cit., p. 9.

13Concerto in giardino, in Poesie, cit., p. 8., v. 11

14Ibidem, v. 2.

15Incontro, in Poesie, cit., p. 10, v. 1.

16Luca Lenzini, Commento, in Vittorio Sereni, Il grande amico. Poesie 1935-1981, con introduzione di Gilberto Lonardi, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1990, p. 191.

17Vittorio Sereni, Due ritorni di fiamma, in Gli immediati dintorni, cit., p. 65.

18In Vittorio Sereni, Poesie, cit. p. 75.

19Idem, Algeria ’44, in Gli immediati dintorni, ora in La tentazione della prosa, cit., p. 17.

20Lettera di Vittorio Sereni a Gian Piero Bona, cit., p. 300.

21Luca Lenzini, Commento, p. 205.

22Vittorio Sereni, Algeria ’44, cit., p. 17.

23Vittorio Sereni, Per un poeta d’amore, in Gli immediati dintorni, cit., p. 62.

24Lettera a Franco Fortini del 7 maggio 1958, in Dante Isella, Apparato critico, p. 524.

25Mille Miglia, in Poesie, cit., p. 117.

26Cfr. Vittorio Sereni, Un banchetto sportivo ora in Allegati a Gli immediati dintorni, in La tentazione della prosa, cit., p. 137.

27Franco Fortini, Il libro di Sereni, in «Quaderni piacentini», a. V, n. 26, marzo 1966, pp. 63-74, poi col titolo «Gli strumenti umani», in Saggi italiani, De Donato, Bari, 1974, pp. 158-173; poi Garzanti, 1987.

28Alfredo Luzi, Introduzione a Sereni, Editori laterza, Roma-Bari, 1990, p. 106.

29Metropoli, in Poesie, cit., p. 178, v. 6.

30La poesia è una passione?, in Poesie, cit., p. 153, v. 20.

31Altro compleanno, in Poesie, cit., p. 266, vv. 2-5.

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