Perché “Limonov” vi è piaciuto per le ragioni sbagliate

di Marco Mongelli e Luca Francesco San Mauro

limonov

Eduard Veniaminovich Savenko, per tutti Limonov, non ha bisogno di presentazioni. Nel 2011 Emmanuel Carrère, scrittore francese di notevole fama, ne trae un “romanzo”, che Adelphi prontamente traduce e pubblica solo un anno dopo. Di questo libro hanno parlato tutti e dappertutto, quasi sempre come di un capolavoro, o poco meno.
Due dei redattori di questa rivista, incantati come tutti dalla vita e dalla storia del nostro rivoluzionario, si sono ritrovati il giorno di Santo Stefano a parlarne su skype, partendo dal pezzo di Carlo Mazza Galanti su Orwell, ex e futuro miglior inserto culturale della nostra penisola.
Quella che segue è la riproposizione (quasi) fedele di quella chiacchierata.
Se vi sembra che finisca troppo presto commentate qui sotto e la continuiamo insieme.

[26/12/12 12:22:32] Elianto: dunque
[26/12/12 12:23:15] Levacci: eccomi
[26/12/12 12:23:40] Elianto: ok, limonov è un gran libro, ma non capisco l’hype. prendi, per esempio, l’articolo di mazza galanti per orwell. l’hai letto?
[26/12/12 12:24:19] Levacci: mazza galanti no
[26/12/12 12:24:23] Levacci: lo rimedio
[26/12/12 12:24:34] Levacci: e ci risentiamo fra tre minuti
[26/12/12 12:29:37] Levacci: letto
[26/12/12 12:29:51] Elianto: bon
[26/12/12 12:30:16] Elianto: dunque questo articolo non mi trova concorde sulle argomentazioni che producono il giudizio
[26/12/12 12:30:48] Elianto: insomma, realmente, dov’è la fiction in questo libro? dov’è la biofiction (per non parlare dell’autofiction…)?
[26/12/12 12:31:04] Elianto: non c’è in realtà nessuna reale messa in forma particolare del linguaggio e della storia, non c’è nessuna invenzione (necessaria per parlare di “fiction”)
[26/12/12 12:31:25] Elianto: mi sembra una sintesi delle autobiografie di limonov stesso
[26/12/12 12:31:48] Elianto: anche la parte autobiografica di carrère non mi sembra entri in dialogo con quella di limonov
[26/12/12 12:31:54] Elianto: non ci sono cortocircuiti
[26/12/12 12:32:07] Elianto: è tutto piuttosto meccanico, rigido
[26/12/12 12:32:09] Elianto: detto ciò è un gran libro
[26/12/12 12:32:17] Elianto: ma perché la storia di limonov è enorme
[26/12/12 12:32:20] Elianto: non perché carrère sia un grande scrittore
[26/12/12 12:32:26] Levacci: ok, capito lo sguardo
[26/12/12 12:32:44] Levacci: e d’accordo. mazza galanti sostiene che questo libro sarebbe il compimento, la forma ideale, di una certa letteratura
[26/12/12 12:34:52] Levacci: dove per “certa letteratura” intende ragionevolmente quella varia costellazione di cose che si sporcano con la realtà, che si sporcano  problematicamente con la realtà
[26/12/12 12:35:02] Levacci: auto-bio-fiction quella roba lì che studi tu
[26/12/12 12:35:32] Levacci: lettura che, sono d’accordo, non mi convince
[26/12/12 12:35:46] Levacci: il punto è che limonov è una storia reale
[26/12/12 12:36:05] Levacci: che non si fa troppi scrupoli sul senso di questo aggettivo
[26/12/12 12:36:07] Elianto: (sì ma che ha già raccontato lui!)
[26/12/12 12:36:10] Levacci: per carrère limonov esiste
[26/12/12 12:36:20] Levacci: il suo racconto (di limonov) su se stesso è sempre mediamente attendibile
[26/12/12 12:36:34] Levacci: i rari casi in cui ha qualche dubbio sospende parzialmente il giudizio
[26/12/12 12:36:48] Levacci: e alla fine gli dà quasi sempre ragione
[26/12/12 12:36:58] Levacci: ed esiste una certa russia
[26/12/12 12:37:07] Levacci: e i tizi che l’hanno abitata
[26/12/12 12:37:15] Levacci: insomma, carrère parte da un qualche assunto che potremmo sbrigativamente chiamare platonista
[26/12/12 12:37:53] Levacci: “la storia sta lì, i fatti sono accaduti, e i testi la descrivono in modo ragionevolmente attendibile”
[26/12/12 12:38:13] Levacci: è la premessa principale di buona parte delle biografie
[26/12/12 12:38:18] Elianto: right
[26/12/12 12:38:19] Levacci: quindi è sbagliato
[26/12/12 12:38:29] Levacci: tentarlo di infilare di comodo tra le operazioni auto-bio-fiction (e simili)
[26/12/12 12:38:37] Levacci: detto ciò
[26/12/12 12:38:41] Levacci: la genialità di carrère
[26/12/12 12:38:51] Levacci: è tutta nel modo in cui rompe con la premessa minore
[26/12/12 12:39:21] Levacci: posto che alla storia di limonov si può pienamente accedere, all’osservatore è impedita la neutralità
[26/12/12 12:39:54] Levacci: di fatto, carrere riversa sulla pagina
[26/12/12 12:40:12] Levacci: ogni suo tentativo di assimilarlo in una qualche interpretazione
[26/12/12 12:40:35] Levacci: e come e perché sfugga di continuo.
[26/12/12 12:40:42] Levacci: ecco per me è sbagliato credere (come fa mazza galanti alla fine) che questo processo
[26/12/12 12:41:01] Levacci: si riduca alla dialettica illuminismo/fascismo, o ragione/azione
[26/12/12 12:41:08] Levacci: è molto più complesso
[26/12/12 12:41:25] Levacci: carrere ci rende partecipi di un suo mondo di preferenze
[26/12/12 12:41:35] Levacci: di cose nelle quali vorrebbe credere, e di cose che vorrebbe chiedere alla figura di limonov
[26/12/12 12:41:59] Levacci: e, guarda, la straordinarietà è tutta in questo equilibrio:
[26/12/12 12:42:23] Levacci: lui è disposto a lavorare quattro anni e per centinaia di pagine nell’incapacità programmatica
[26/12/12 12:42:30] Levacci: di non sapere dove sta andando a parare
[26/12/12 12:42:38] Levacci: se limonov è ridicolo lui è sconfitto
[26/12/12 12:42:46] Levacci: e l’opera è inutile
[26/12/12 12:42:59] Elianto: ok, qui ci siamo:
[26/12/12 12:43:08] Elianto: coraggio e problematicità degli intenti
[26/12/12 12:43:51] Elianto: però andando ai risultati: 1) il tono: a metà fra ingenuità posticcia e spirito sottile (altro che mitterand, sulla cui persona spara a zero come neanche su stalin, rivelando anche l’impianto ideologico della sua figura di “intellettuale”)
[26/12/12 12:45:05] Elianto: 2) la narrazione: non c’è amalgama, le voci non si ibridano mai e i suoi giudizi sulla russia e sul popolo (a volte affascinanti, ancorché sempliciotti) sono staccati dalla storia di limonov. non vengon fuori né per generalizzazione, né per causalità
[26/12/12 12:46:11] Elianto: le parti in cui l’autore si “confessa” indicando la sua vicinanza/lontananza da limonov, nella dialettica illuminismo/fascismo, ricchezza/povertà, occidente/altro etc, queste parti sono secondo me artificiali e artificiose
[26/12/12 12:46:36] Elianto: possono anche essere riuscite se le prendiamo da sole, ma nell’economia generale del libro sono troppo facili
[26/12/12 12:46:54] Elianto: insomma houellebecq è artificioso pure, però sta ad un altro livello proprio…
[26/12/12 12:47:15] Levacci: ok, con ordine
[26/12/12 12:48:43] Levacci: 1.1) a me il tono è piaciuto. è inevitabilmente borghese, questa disposizione all'”allegro”, eppure sotto questa iniziale levità può infilare di tutto. e lo fa: opportunamente decodificato c’è di tutto. la passione politica, la disperazione, la follia, le sensazioni di farsi inculare da un nero, ecc.
[26/12/12 12:49:08] Levacci: 2.2) i giudizi sulla russia sono facili e secondo me, localmente, la parte più debole del libro. ma
[26/12/12 12:49:12] Levacci: MA
[26/12/12 12:49:17] Levacci: ma funzionali al macrotema
[26/12/12 12:49:30] Levacci: – che è poi quello attorno a cui stiamo girando –
[26/12/12 12:50:02] Levacci: il fatto è che carrere riesce in pieno nell’intento di far diventare limonov credibile
[26/12/12 12:50:04] Levacci: possibile, perfino realistico se vuoi
[26/12/12 12:50:14] Levacci: fino all’eventuale anti-climax finale
[26/12/12 12:50:23] Levacci: ovvero, nel medesimo momento in cui mette in gioco queste opposizioni dialettiche le sta di fatto rendendo inservibili.
[26/12/12 12:50:49] Levacci: mi spiego.
[26/12/12 12:51:04] Levacci: il primo limonov, quello del prologo, è un personaggio che per il 90% dei lettori di carrere è incomprensibile
[26/12/12 12:51:47] Levacci: l’etichetta nazional-bolscevico per loro non vorrebbe dire nulla
[26/12/12 12:51:57] Levacci: non più di quanto vorrebbe dire cerchio-quadrato
[26/12/12 12:52:23] Levacci: esattamente perché hanno una certa dialettica impiantata come unica (o una delle poche, va) possibile lettura del reale
[26/12/12 12:52:32] Levacci: dopo l’intero libro
[26/12/12 12:52:37] Levacci: quando limonov torna in russia
[26/12/12 12:52:42] Levacci: le sue simpatie sono prevedibili
[26/12/12 12:52:50] Levacci: e i suoi schemi comprensibili
[26/12/12 12:53:24] Levacci: la sua sostanziale non applicabilità di quella dialettica lì è chiara
[26/12/12 12:53:37] Elianto: ho capito!
[26/12/12 12:53:46] Elianto: mi hai convinto su questo, hai ragione
[26/12/12 12:53:52] Elianto: mmm
[26/12/12 12:54:44] Levacci: e sono abbastanza convinto (ora!) sul fatto che tutto questo discorso ha senso su una premessa di pubblico
[26/12/12 12:54:57] Levacci: sui lettori di carrere
[26/12/12 12:55:02] Levacci: che alla fine direi che non siamo noi
[26/12/12 12:55:29] Levacci: ma non è nemmeno mazza galanti
[26/12/12 12:55:36] Elianto: verissimo
[26/12/12 12:56:04] Levacci: breve anedotto
[26/12/12 12:56:26] Levacci: (e prendilo per quello che è, perché il discorso conta nella sua complessità)
[26/12/12 12:56:46] Levacci: mio zio l’ha regalato ieri a mia madre
[26/12/12 12:56:57] Levacci: e io credo che per un personaggio come mia madre sia un libro spropositato
[26/12/12 12:57:02] Levacci: spiazzante
[26/12/12 12:57:13] Elianto: mmm
[26/12/12 12:57:40] Levacci: lei si troverà obbligata nelle prime pagine a dire: “beh, ma limonov è un fascista e basta” – e per sostanziale difetto di qualsiasi altro lessico
[26/12/12 12:58:28] Levacci: (poi limonov probabilmente è un fascista, ma il punto è che sono esattamente le categorie “democratiche” a non applicarsi decentemente al discorso della russia postsovietica)
[26/12/12 12:58:41] Levacci: o sovietica, se per questo
[26/12/12 12:58:52] Elianto: no no ma su questo ci siamo
[26/12/12 12:58:59] Elianto: cioè mi hai convinto
[26/12/12 12:59:36] Elianto: il punto è anche una nostra, nel senso di italiana, storica diffidenza nei confronti di questo atteggiamento francese alla narrazione
[26/12/12 12:59:47] Elianto: da accompagnatore, esemplificatore
[26/12/12 13:00:11] Elianto: cioè noi – io – siamo più per il “racconta e sconvolgimi”
[26/12/12 13:00:24] Elianto: e carrère non fa né l’una né l’altra cosa
[26/12/12 13:00:34] Elianto: ma è proprio di professione un cantastorie altrui
[26/12/12 13:00:54] Elianto: molto chic e poco perdente
[26/12/12 13:01:02] Elianto: comme il faut in Francia, insomma
[26/12/12 13:01:07] Levacci: verissimo
[26/12/12 13:01:19] Levacci: il fatto poi è che i nostri cantastorie
[26/12/12 13:01:25] Levacci: hanno una sorta di funzione civile
[26/12/12 13:02:21] Levacci: possono riuscirci benissimo (marco paolini), bene o male o vai a capire (benigni), malissimo (qualunque personaggio di tutte quelle orazioni civili sullo stato calpestato e fregnacce)
[26/12/12 13:02:39] Levacci: quando raccontiamo in questo modo più o meno affabulatorio altri italiani
[26/12/12 13:02:53] Levacci: siamo pienamente nel campo di una certa declamazione della virtù
[26/12/12 13:03:21] Levacci: quindi quello che carrere fa è doppiamente più potente
[26/12/12 13:05:00] Levacci: insomma lui mi pare si collochi in una certa regione mediana, che non è facilissimo cogliere
[26/12/12 13:05:13] Elianto: già
[26/12/12 13:05:17] Levacci: alla sua sinistra ci sono intellettuali francesi
[26/12/12 13:05:31] Levacci: dalla penna facile per firmare la petizione per ogni stronzo presentabile
[26/12/12 13:06:11] Levacci: alla sua destra sostenitori dell’assoluta spendibilità di certe categorie per descrivere ogni cosa
[26/12/12 13:06:19] Levacci: e, ultimo cortocircuito,
[26/12/12 13:06:24] Levacci: la cosa per me parecchio bella
[26/12/12 13:06:45] Levacci: è che carrere è uno stronzo di una pasta non lontanissima (seppure più raffinata)
[26/12/12 13:06:50] Levacci: da quella limonov
[26/12/12 13:07:07] Levacci: perché nella sua minestra (quella intellettuale) sputa a piacimento
[26/12/12 13:08:02] Levacci: – dal punto di vista italiano, il modo tranquillo in cui concede che se fai certi studi finisci “facilmente” per diventare un intellettuale è da brividi (e – deteriormente – un po’ da invidia, sia chiaro)
[26/12/12 13:12:02] Elianto: concordo anche su questo
[26/12/12 13:12:21] Elianto: ora… come usiamo e eventualmente ampliamo questa chiacchierata?
[26/12/12 13:12:31] Levacci: apriamo un google doc?
[26/12/12 13:12:43] Elianto: ok, e in che forma scriviamo?
[26/12/12 13:13:46] Levacci: beh intanto la metterei giù
[26/12/12 13:13:53] Levacci: per chi ha già letto limonov o quasi
[26/12/12 13:14:04] Levacci: perché l’hanno letto in tantissimi
[26/12/12 13:14:15] Levacci: e perché ci evita di buttare tre/quattro paragrafi di trama sull’enormità di figura di limovov
[26/12/12 13:14:57] Elianto: chiaro, ma dialogo fra di noi o pezzo unico?
[26/12/12 13:15:34] Levacci: dialogo come?
[26/12/12 13:16:01] Elianto: al limite mettiamo su proprio questo dialogo, con pochissime correzioni.
[26/12/12 13:16:56] Levacci: ok, bello. potremmo perfino chiamarlo: “perché limonov vi è piaciuto per le ragioni sbagliate”
[26/12/12 13:17:17] Elianto: dai, esagerato
[26/12/12 13:17:40] Levacci: sì, esagerato, eccessivo, polemico: a limonov piacerebbe (forse).

12 commenti Aggiungi il tuo

  1. fabrizio elefante (@fabelef) ha detto:

    La recensione “di riferimento” su Limonov l’ha scritta Marina Valensise (il foglio, 3 nov 2012), I think. I nostri, imbottiti di letteratura cheap americana, sono spiazzati a fronte dello spessore intellettuale delle lettere francesi.

    1. È disponibile online? Potresti linkarla?
      Grazie

      Marco

  2. srmzgts ha detto:

    grandi

  3. Chiara ha detto:

    Originale come forma per una recensione! Dovreste usarla più spesso :)

  4. Alberto ha detto:

    belle cose, ottima idea. Bravi.

  5. Bruno Pepe Russo ha detto:

    Cari,
    premesso che ho adorato questo pezzo, davvero. per la forma e per il contenuto, che sono, as usual, totalmente interdipendenti.
    provo ad aggiungere qualcosa. c’è una domanda che vi fate all’inizio, parlando di mazza galanti, ma che poi avete perso per strada. ed è: esiste un filone a cui questo libro rimanda, esiste un milieu di pratiche letterarie da cui questo testo sorge, dentro il quale è possibile pensarlo?
    io penso proprio di sì, e andrebbe cercato in tanta letteratura fatta da giovani firme americane e anglosassoni, firme di giornali che passano a questa letteratura in cui alla cultura del reportage si aggiunge questo tentativo colto di comprensione dell’alterità, comprensione che non è MAI compromissione, scambio, ma solo interrogazione nerd-ammiccante, anche se profondissima.
    ragazzi, il punto è che in UK e in parte anche in Francia i correlati dei Renzi nostrani hanno due palle quadrate, e sanno parlare della realtà con grande quallità. svolgono la potenza della cultura e dell’intelligenza senza un’interrogazione etica sull’esistente? senza contestazione dell’esistente? certo! ma svolgono quella potenza fino in fondo nella comprensione. tante rubriche del guardian rappresentano questa tendenza fino in fondo. reportage e ricerca nerdotica delle implicazioni, dei collegamenti, dei contesti! fascinazione seicentesca per le meraviglie del mondo. non accettano il riduzionismo liberale de Il Post o di quello che questa cultura è in Italia, ma anzi, fanno della loro liberalità la chance stessa, lo sfondo di questo peregrinare culturale. se volete i limite reale, per noi, di limonov è che è un libro che pure nella sua incredibile qualità di messa in scena, di cui parlava levacci, della specificità di limonov, resta un testo erudito, e non un testo colto.
    concatenamento è borghesia giovane liberal-ricchezza del reale-erudizione.
    ed è interessante il paragone con hoellebecq: non è lui, in fondo, immerso in una sorta di intermundum fra secolobreve-soggetto-romanzo storico, e questo secondo nuovo concatenamento? non è il suo in effetti il tentare di applicare a quel vecchio mondo le categorie del secondo, e viceversa. alla libertà la necessità della storia, e alla storia la libertà degli invididui? non è questa l’osmosi fra lui e i suoi personaggi?

    1. Quello che mi chiedevo all’inizio era precisamente se la pratica letteraria in cui inserire “Limonov” è quella bio-auto-finzionale, in cui l’autore-narratore si sporca problematicamente con la realtà che racconta, facendosi in qualche modo personaggio. E, in questi termini, la risposta è per me no. Il concatenamento che manca è quello tra Carrère e Limonov, dove per concatenamento intendo un dispositivo finzionale per il quale i due personaggi sono messi in dialogo nel racconto vero e proprio, e non nelle pause, negli interstizi che le varie tappe del racconto mettono in scena.
      Quello che dici tu, Bruno, è senz’altro vero e riguarda il secondo interrogativo che mi ponevo. Quanta cattiva fede, esprit subtil, ci vuole a Carrère per raccontare la storia della Russia attraverso un personaggio come Limonov e le persone che incontra? Tanta, a mio avviso.
      In ogni caso il panorama di pratiche di scrittura (in nulla però assimilabili a romanzi – e secondo la pag. wiki in francese di carrère tutti i suoi libri più importanti sono “récits” e non “romans”) che tu hai delineato insieme all’insieme delle posture degli autori mi convince molto e completa il discorso che faceva Luca sulla rottura dei nostri, nel senso di italiani, orizzonti di attesa.
      Il paragone con Houellebecq io lo ponevo negandolo. Nel senso che sì, possiamo addentrarci a ricercare concatenamenti e sguardi, ma il primo discrimine è secondo me la presenza/assenza di finzione. Houellebecq inventa, “spiega” e giudica, Carrère “spiega” e giudica.

      Marco

  6. Bruno Pepe Russo ha detto:

    siamo assolutamente d’accordo nell’analisi. diciamo che tu forse pecchi di iper-genettismo e io di iper-storicismo. nel senso che secondo me l’assenza di finzione è caratteristica di un genere (non romanzo, certo) e degli autori che lo abitano. e di una postura, ovviamente. finzione è compromettersi. qui c’è lo stupor mundi quando va bene, e il cinismo posticcio quando va male. non può esserci finzione.
    sul rapporto con hoellebecq, beh, lì invece secondo me è pregnante. perchè in hoellebecq la finzione bio-auto deriva, per lo meno in parte, da un’analisi “carrieriana” del sè. cioè il suo rapporto con i personaggi non è, in qualche modo, un riflesso di quello sguardo canaglioso e liberal, ma tuttavia rivolto verso se stessi? in questo senso carriere c’è e non c’è dentro hoellebecq, perchè hoellebecq è il risultato di questa frizione estetica, dell’essere lui stesso, e la storia noventesca di cui si sente figlio bastardo, oggetto di quella spiegazione eticamente neutra, di quel reportage distaccato (vedi gli spiegoni storici in le particelle elementari). è un cortocircuito, ma nella sua struttura c’è la postura carriere, solo che soggetto oggetto sono in sintesi-conflittuale, perchè sono la stessa persona, scissa.

    1. Bruno Pepe Russo ha detto:

      dopodiché, mentre hoellebecq non mi piace, perchè trovo poco interessante questo cortocircuito, mi sembra un feticcio, e mi sembra imbastardisca sia sè che i suoi personaggi, ho invece trovato l’erudizione e il peregrinare di carriere per la russia molto avvincente. e penso che ciò che racconta abbia un tale potenziale da risultare continuamente eccedente rispetto a qualunque raffreddamento della materia.

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