Cose viste, lette e sentite nel 2012 (parte 4)

Come ogni anno, ogni redattore di 404 ha preparato un breve elenco con il libro, il film, l’album e il post che vuole segnalare, o suggerire, fra quelli usciti nel 2012. Qui c’è la prima parte,  qui la seconda e qui la terza.
Non sono classifiche. Buone letture, ascolti e visioni.

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Chiara Impellizzeri

Guy Delisle, Cronache di Gerusalemme, Rizzoli

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The Touré-Raichel Collective, The Tel Aviv Session, Cumbancha.

Diaz, regia di Daniele Vicari

Zero Calcare, Perché non possiamo dirci trentenni (Zero Calcare)

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Marco Mongelli

G. Montanaro, Tutti i colori del mondo, Feltrinelli

“Non ci sono solo i re e le regine, le prime ballerine e i proprietari dei giornali, i grandi ammiragli e i comandanti degli eserciti; per i mondo sono più importanti i seminatori, i tessitori, i minatori, quelli che bruciano le stoppie, quelli che macinano il grano, gli operai, le prostitute, le donne che passeggiano tra le siepi di pruno, i cipressi che si incendiano al tramonto. Sono quelli che fanno il mondo. Che lo rendono meraviglioso e un po’ triste”

Spiritualized, Sweet heart sweet light, Double Six Records

Reality, regia di M. Garrone

G. Allegri, R. Ciccarelli, Il Quinto Stato tra passato e futuro: autonomia, mutualismo, cooperazione (La furia dei cervelli)

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Luca San Mauro

E. Carrère, Limonov, Adelphi

“Io vivo in un paese tranquillo, in fase di declino, dalla mobilità sociale ridotta. Nato in una famiglia borghese di un quartiere elegante, abito ora in una zona di Parigi decisamente radical-chic. Figlio di un alto dirigente e di una storica famosa, scrivo libri e sceneggiatura, e mia moglie è giornalista. I miei genitori hanno una casa di vacanza sull’Ile de Ré, e a me piacerebbe comprarne una nel Gard. Non che questo sia un male o limiti le possibilità di arricchimento dell’esperienza umana, ma, insomma, dal punto di vista geografico e socioculturale non si può dire che la vita mi abbia condotto molto lontano dal mio punto di partenza, e lo stesso vale per la maggior parte dei miei amici.
Limonov, invece, è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio. Comunque, dopo aver trovato semplicemente divertente l’aneddoto dei lavabi di Saratov, ho pensato che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale.”

Godspeed You! Black Emperor, Allelujah! Don’t Bend! Ascend, Constellation Records

Holy Motors, regia di Leo Carrax

N. Lagioia, Uno scrittore per il ventunesimo secolo (minima&moralia)

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