Costruire storie: nuove pratiche di narrazione #2

Negli ultimi decenni, i cambiamenti tecnologici hanno impresso un’accelerazione non solo alla nostra vita, ma anche al modo di fare e di trasmettere cultura. Dinnanzi a questi mutamenti, che potremmo definire di progressione geometrica, la nostra esperienza è cambiata e sta cambiando con una progressione aritmetica. Le reazioni oscillano il più delle volte tra i poli della diffidenza e dell’entusiasmo acritico. Collocarsi in mezzo a questo campo di forze e cercare di analizzare il presente attraverso gli strumenti stessi che la tecnologia mette a disposizione può essere un modo per ripensare le forme tradizionali della cultura.

La progressiva digitalizzazione dell’esistenza impone di riflettere su quei settori della cultura che ne sono maggiormente coinvolti. Si pensi all’industria discografica, alla crisi e allo stravolgimento che le nuove tecnologie hanno introdotto nelle quote di mercato: diminuzione delle vendite, aumento degli utenti sul web. La possibilità di usufruire di un servizio come youtube o di altri mezzi che permettono in pochi secondi di far arrivare su un dispositivo portatile di piccole dimensioni una quantità enorme di musica gratuita, ha cambiato inevitabilmente il nostro modo di percepire la musica. Ma il mutamento non coinvolge esclusivamente gli utenti. In Italia il primo album su chiavetta usb è stato diffuso nel 2007, dal gruppo Blaugrana. Questi nuovi approcci vanno riconosciuti come nuove forme di comunicazione e di linguaggio: pensare delle tracce audio per un dispositivo usb significa fare delle scelte musicali diverse rispetto a quelle che si farebbero per una traccia pensata per essere incisa su un altro supporto.

Una evoluzione simile si è verificata nel campo dell’industria editoriale e della produzione del libro. Nell’ultimo anno, in Italia, il crescente aumento degli e-book e delle nuove piattaforme digitali e la necessità di ripensare una editoria di qualità che non fosse un mero settore dell’economia, ha suscitato un vivace dibattito. Per restringere  il campo, si possono delineare  due grandi linee guida che hanno dominato e dominano tuttora il dibattito attorno all’editoria: la riflessione sulle nuove pratiche editoriali in termini di qualità, trasparenza, indipendenza e la riflessione sullo sviluppo di un ecosistema editoriale digitale (secondo la felice espressione di Gino Roncaglia). A questo ultimo aspetto sono legate alcune forme di produzione del libro del tutto nuove, nate in concomitanza col diffondersi di pratiche e prerogative tipiche del web: massima libertà di espressione e diffusione innanzitutto che, applicate al libro, hanno trovato un nuovo senso nel termine self-publishing. In un certo senso il mezzo è stato performativo dei contenuti.

Ma l’emergere di queste nuove pratiche pone anche dei problemi: l’intero fenomeno del self-publishing è del resto passato sotto il nome di vanity press, ovvero un circuito che fa leva sul narcisismo e la disponibilità economica dei suoi interlocutori. Agenzie come ilmiolibro.it si pubblicizzano con la logica del “Se lo hai scritto va stampato”, promuovendo così una vera e propria finzione di democrazia; lo scrittore è promotore di se stesso, “hai il diritto di pubblicare la tua opera, noi diamo la possibilità di non fare rimanere nell’oscurità il tuo talento”. A questo proposito, si veda lo scandalo legato al Festival dell’inedito promosso dal comune di Firenze; un esempio questo, di possibile deriva negativa delle nuove pratiche di produzione del libro. A questo proposito, varie proposte sono state avanzate: dal manifesto programmatico della generazione TQ (che pubblicheremo nei prossimi giorni) a una delle sue frange, come il concetto di difesa della bibliodiversità legata a sistemi di garanzia partecipativa, sviluppato dall’editore di Transeuropa Giulio Milani.

Su questi temi ci concentreremo qui, nei prossimi giorni. Per il ciclo di incontri “Costruire storie: nuovi linguaggi e nuove pratiche di narrazione”, 404: file not found vi invita l’8 giugno nella sala Cinema della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena: parleremo di self-publishing e bioeditoria con Giulio Milani (Transeuropa) e Christian Raimo (minimum fax).

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